MONTEPRANDONE – “Il gioco d’azzardo non è un gioco, bensì una dipendenza che in Italia, nel giro di pochi anni, si è trasformato in una vera e propria emergenza sociale, sanitaria ed economica, spesso alimentata dagli interessi della criminalità organizzata”.
È quanto affermato dal giornalista Toni Mira, caporedattore di Avvenire e componente del Comitato Scientifico di “Lavialibera”, durante l’incontro pubblico “Azzardomafie: numeri, storie, affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale”, che si è tenuto ieri, 27 Gennaio 2026, alle ore 18:00, presso il Centro Pacetti in Monteprandone.
L’iniziativa, promossa dal Coordinamento di Ascoli Piceno di Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie A.P.S., con il patrocinio del Comune di Monteprandone, ha registrato la partecipazione anche di Stefano Felice della Caritas diocesana di Ascoli Piceno, il quale ha dipinto un quadro della situazione nel Piceno, fornendo dati dettagliati e raccontando alcune storie di vita con cui è entrato in contatto da volontario Caritas.
L’incontro, moderato dal giornalista Lanfranco Norcini Pala, che è anche direttore di Radio Ascoli e della rivista “La Vita Picena“, ha coinvolto numerose realtà del territorio: Caritas diocesane di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto, Acli, Anpi, Azione Cattolica di San Benedetto del Tronto ed Ascoli Piceno, Cngei, Agesci, Kairos ODV Stella, La Casa di Asterione, ISC Ripatransone e Cupra Marittima, Cgil, Cisl e Uil. Presenti molti dei referenti delle varie associazioni coinvolti, tra i quali Tonino Sofia e Cinzia Latini, referenti del Coordinamento Provinciale di Libera per la provincia di Ascoli Piceno.
Presenti all’incontro le maggiori autorità civili e militari del Piceno: Sante Copponi, prefetto di Ascoli Piceno; Aldo Fusco, questore di Ascoli Piceno; Sergio Loggi, presidente della Provincia di Ascoli Piceno, nonché sindaco del Comune di Monteprandone; Massimo Narcisi, primo cittadino del Comune di Monsampolo del Tronto; Gabriele Luciani, comandante della Stazione dei Carabinieri di Monteprandone.
I numeri allarmanti che emergono dal Report di Libera “Azzardomafie”
Durante l’incontro sono stati forniti alcuni dati emergenti del Report di Libera “Azzardomafie: numeri, storie, affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale”, già presentato lo scorso Novembre 2025 a livello nazionale. Quello che ne esce è un quadro impietoso del fenomeno del gioco d’azzardo in Italia e le Marche non fanno eccezione, con una spesa di 2.574 euro all’anno per abitante, una cifra a dir poco impressionante.
Il giornalista Toni Mira, ai nostri microfoni, ha evidenziato come la ludopatia sia una dipendenza comportamentale a tutti gli effetti, inquadrata come malattia nei manuali medici, che porta a conseguenze devastanti sul piano economico, relazionale, psicologico e lavorativo: “La tendenza dell’attuale governo, come di quelli passati, è di utilizzare il gioco d’azzardo come leva fiscale molto comoda, un modo semplice per fare soldi in fretta. Ma nessuno ancora si chiede quanto ci costi. Pensiamo ai costi connessi alla cura delle persone che si ammalano di gioco d’azzardo patologico. Pensiamo ai costi che vanno spesi per le Forze dell’Ordine e per la Magistratura per indagare sugli affari delle mafie del gioco d’azzardo. Pensiamo poi all’impoverimento delle famiglie a cui il gioco d’azzardo conduce e ai costi di cui si dovrà ovviamente far carico lo Stato per sostenerle. Nessuno ancora ha mai fatto esattamente i conti di quanto in più ci costi il gioco d’azzardo”.
Pensando poi alle possibili strategie per contrastare la diffusione del gioco d’azzardo, Mira ha affermato:
“Il primo e più importante strumento è fare informazione. Ma attenzione: deve trattarsi di corretta informazione, adatta agli studenti, fatta quindi con modalità efficaci per spiegare bene che cosa sia il gioco d’azzardo, per far capire bene anche da un punto di vista matematico la differenza tra possibilità e probabilità.
Il passo successivo è spiegare bene che, come tutti i fenomeni che comportano un giro di molti soldi, c’è purtroppo una presenza criminale, mafiosa molto forte, per cui bisogna far passare il messaggio che certi comportamenti che a noi possono sembrare veniali, in realtà servono ad arricchire le mafie.
La terza ed ultima strategia che mi sento di suggerire è l’educazione finanziaria, un’educazione mirata a come gestire il denaro, perché spesso si arriva all’azzardo con l’illusione che possa risolvere tutti i propri problemi economici, come se il gioco d’azzardo fosse un’ancora di salvezza, una speranza per il futuro. Invece purtroppo andrà sempre peggio”.
La situazione nel Piceno rilevata da Caritas Ascoli e San Benedetto
Stefano Felici, della Caritas di Ascoli Piceno, ha illustrato i dati della situazione nel Piceno: “Da tempo le Caritas diocesane di Ascoli Piceno e di San Benedetto del Tronto sono un osservatorio privilegiato delle fragilità e delle povertà presenti sul territorio.
Nel caso del gioco d’azzardo, che come abbiamo ripetuto più volte non è affatto un gioco, il problema vero è l’individuazione iniziale della patologia. Spesso chi si rivolge a noi, lo fa per una questione economica, come ad esempio il pagamento di una bolletta. Molti provano vergogna nell’ammettere la loro dipendenza, perciò da una iniziale esigenza di natura economica, passa del tempo prima di arrivare a conoscere le ragioni che si celano dietro quel bisogno. Ringraziando Dio, abbiamo dei Centri di Ascolto che fanno un ottimo servizio e negli anni siamo diventati anche più veloci a fiutare le situazioni critiche.
Il problema purtroppo può riguardare chiunque: giovani, anziani, adulti, che restano incastrati in un meccanismo che inizialmente non sembra pericoloso, ma che con il tempo diventa devastante. Uno acquista un biglietto da 5 euro in cui c’è scritto che ha vinto 5 euro. Si sente fortunato e continua a giocare. In realtà non ha vinto 5 euro, ha solo recuperato i 5 euro che aveva appena speso e si ritrova a spenderne altri 10 o 15, senza poi recuperarli più. Va via pensando di essere stato fortunato una volta su 3 o 4 tentativi e invece ha perso 15 euro. Penso ad una coppia di pensionati in cui il marito ha iniziato a spendere quasi l’intera pensione mensile. Penso ad un giovane che in un giorno ha speso 150 euro d’azzardo a fronte di uno stipendio mensile di circa 400 euro. Insomma nessuno può dirsi al riparo dal pericolo del gioco d’azzardo”.
Superare la vergogna e chiedere aiuto
Al termine dell’incontro, il giornalista Toni Mira ha fatto un appello a ciascuno dei nostri lettori: “Se ti rendi conto di essere dipendente dal gioco d’azzardo, supera la vergogna e chiedi aiuto. Se hai sentore che una persona della tua famiglia o un tuo amico sia finito in questo giro dell’azzardo, trova il coraggio di provare a portare quella persona da qualcuno che possa aiutarla. Uscirne fuori è più difficile addirittura delle sostanze stupefacenti, ma c’è la possibilità. Meglio la vergogna, che finire in situazioni drammatiche. E se non lo fa chi è più vicino in famiglia, chi altro potrebbe farlo?! Informare ed aiutare nell’educazione finanziaria sono importantissimi, ma più ancora lo è riconoscere l’errore in cui si è finiti e chiedere un aiuto“.
La sfida per il futuro, dunque, è costruire una rete di supporto efficace e promuovere una maggiore consapevolezza per proteggere la salute dei cittadini.