X

Editoriale. Tensioni quotidiane e relazioni difficili, la domanda che un cristiano non può evitare: Come disinnescarle?

Di Simone Incicco

La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince. La pace ha il respiro dell’eterno: mentre al male si grida “basta”, alla pace si sussurra “per sempre”. In questo orizzonte ci ha introdotti il Risorto. In questo presentimento vivono le operatrici e gli operatori di pace che, nel dramma di quella che Papa Francesco ha definito “terza guerra mondiale a pezzi”, ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte. Papa Leone XIV

Come cristiani siamo chiamati a disinnescare le tensioni quotidiane. Come?

La domanda è giusta, necessaria, perfino urgente. Ma forse rischia di essere prematura. Prima ancora di chiederci come disinnescare le tensioni, dovremmo avere il coraggio di chiederci se davvero lo vogliamo. Perché una parte consistente del problema sta proprio qui: nella mancanza di volontà.

Viviamo immersi in un clima di tensione permanente. Nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità cristiane, nei social. Il conflitto sembra essere diventato il linguaggio normale delle relazioni. Non sempre perché le situazioni siano più difficili di un tempo, ma perché siamo meno disposti a fare il primo passo verso la pace. A volte, diciamolo con onestà, la tensione ci fa sentire vivi, ci dà l’illusione di avere ragione, di essere dalla parte giusta, di poter puntare il dito.

Il Vangelo, però, ci propone una logica radicalmente diversa. Gesù ci dice “beati gli operatori di pace”. Non gli spettatori della pace, non i commentatori della pace, ma gli operatori. La pace cristiana non è passiva, non è fuga, non è silenzio complice. È una scelta attiva, spesso scomoda, che richiede conversione del cuore.
E qui emerge il nodo della volontà. Disinnescare una tensione significa rinunciare a qualcosa: al bisogno di avere l’ultima parola, alla soddisfazione di vincere una discussione, al conforto di sentirsi vittime. Significa accettare che la relazione venga prima della ragione, che la comunione valga più della coerenza perfetta del proprio argomento. Non sempre siamo disposti a farlo.
Solo quando nasce questa disponibilità interiore diventa sensato parlare del come. E allora il come è sorprendentemente semplice, anche se tutt’altro che facile.
Disinnescare le tensioni comincia dall’ascolto vero, quello che non prepara la risposta mentre l’altro parla. Continua con la capacità di rallentare, di non reagire immediatamente, di lasciare spazio allo Spirito invece che all’impulso. Passa attraverso parole scelte con cura, capaci di non ferire, e attraverso silenzi che non sono indifferenza ma rispetto.

C’è poi un gesto profondamente evangelico e potentissimo: fare il primo passo. Chiedere scusa, anche quando si pensa di avere ragione. Cercare l’altro, anche quando sarebbe più comodo aspettare. È il contrario della logica del mondo, ma è esattamente la logica del Regno.

Nelle nostre comunità cristiane questo è particolarmente decisivo. Possiamo avere programmi pastorali impeccabili e liturgie curate, ma se non siamo uomini e donne che disinnescano le tensioni quotidiane, il Vangelo rischia di diventare un “cimbalo: che risuona vuoto. La credibilità della Chiesa passa anche da una riunione vissuta senza veleno, da un dissenso espresso senza aggressività, da una ferita sanata invece che coltivata.

Alla fine, la domanda resta aperta e personale: io voglio davvero disinnescare le tensioni che incontro ogni giorno?
Se la risposta è sì, allora il Vangelo ha già iniziato a fare il suo lavoro. Se la risposta è incerta, forse è proprio lì che siamo chiamati a cominciare: chiedendo al Signore, pregando, un cuore nuovo, capace di volere la pace prima ancora di saperla costruire.

“L’avvenire appartiene a quelli che amano, non a quelli che odiano… Il demonio ha invaso la terra con l’odio: fate rivivere, prepotente, l’amore. Tanti sono ancora cattivi perché non sono stati finora abbastanza amati” Papa Pio XII.

Redazione:

View Comments (1)

  • La pace nei cuori ,va accolta ,vissuta e donata, se i cuori non vivono la pace ,c'è sempre guerra . La gente dice tante cose grandiose, fa, cose meravigliose, a volte ,spesso, al prezzo di una vittoria guadagnata facendo soffrire. Nessuno desidera la Santità che passa attraverso la semplice umiltà di dare spazio al prossimo e di farsi dono .