“Il nostro ambulatorio è un servizio a bassa soglia di accesso e ad alto impatto relazionale, una porta aperta sulla strada, attraversata da varia umanità, con diverse esigenze, storie, percorsi”.

Lo ha detto Giulia Civitelli, missionaria secolare scalabriniana, responsabile del Poliambulatorio della Caritas diocesana di Roma, presentando ieri, in sala stampa vaticana, il messaggio del Papa per la Giornata mondiale del malato.

Il Poliambulatorio, che si trova all’interno del complesso della stazione Termini, opera grazie al supporto di circa 150 volontari (medici, infermieri, farmacisti, volontari dell’accoglienza, del magazzino farmaceutico e della banca dati) e nel 2025 ha incontrato 2.486 persone provenienti da oltre 100 Paesi diversi. “È nato quando l’Italia stava iniziando a diventare un Paese di immigrazione e i migranti non avevano possibilità di accedere al Servizio sanitario nazionale”, ha ricordato la relatrice. “La sua presenza, ancora oggi, ci dice che il diritto alla salute, per diversi motivi, non è ancora pienamente accessibile in Italia”. “In questo luogo speciale, insieme alle altre operatrici e agli operatori Caritas e alle volontarie e ai volontari, incontriamo persone nelle quali la presenza di malattia, semplice o complessa, si intreccia con storie spesso drammatiche, marginalità sociale, discriminazioni, sfruttamento, violenze, fughe dai loro Paesi, traumatizzazioni e ritraumatizzazioni, come anche la vita di strada e passate detenzioni. Spesso il peso che si portano sulle spalle è grande: un carico di dolore, sofferenza, mortificazione e umiliazione, aggravato dall’indifferenza di chi incontrano”. “Accogliere è già curare”, come recita la scritta nella sala di accoglienza del Poliambulatorio.

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