SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “La vita non è un oggetto di consumo, ma un dono prezioso di Dio da impiegare con generosità per il bene degli altri, mettendo in gioco le nostre capacità, il nostro tempo, il nostro affetto, la nostra presenza, la nostra empatia“.
Diceva così papa Leone XIV nell’Angelus del 10 Agosto 2025, quando commentava l’invito di Gesù a riflettere “su come investire” al meglio “il tesoro della nostra vita”.
Ne sanno qualcosa gli amici del Movimento “Bellacoggg”, i quali, seppur con risorse molto limitate, sono riusciti a creare un gruppo di persone, generose e molto determinate, che spendono la loro vita per aiutare gli altri. Come? Attraverso una semplice maglietta, che però è diventata nei mesi un messaggio di apprezzamento, sostegno, incoraggiamento e solidarietà.
Abbiamo incontrato Pasquale Ferrari, fondatore e leader del Movimento, che è di San Benedetto del Tronto, ha 50 anni, è sposato con Wanda Soria e ha tre figli: Stefano, Alessandro ed Enrico, rispettivamente di 27, 24 ed 11 anni. A Pasquale abbiamo chiesto di raccontarci la storia, i progetti realizzati e le aspettative per il futuro del Movimento.
Come è nato il Movimento “Bellacoggg”?
“In un modo del tutto inaspettato! Un giorno ho incontrato un mio amico che indossava una maglietta con la scritta ‘Bellacoggg’, che nel nostro dialetto sambenedettese è un’esclamazione di apprezzamento, a volte anche di stima, che può tradursi, a seconda delle circostanze, in espressioni come: ‘Bravo!’ o ‘Brava!’, ‘Complimenti!’, ‘Mi piace quello che hai detto o fatto!’, … In quel periodo un mio amico era appena uscito da una situazione difficile, una separazione che lo aveva fatto soffrire veramente tanto, quindi ho pensato di regalarne una uguale a lui per dirgli che era stato bravo, che aveva reagito bene e che avevo apprezzato la sua forza e il modo in cui ne era uscito. Quando glie l’ho consegnata, in presenza di altri amici, gli ho detto: ‘Tu te la meriti proprio!’.
Per me la cosa era finita lì. Invece, qualche giorno dopo, alcuni degli altri amici presenti mi hanno contattato per chiedermi dove avessi preso la maglietta e perché non l’avessi regalata anche a loro. Scherzando e ridendo, uno in particolare mi ha chiesto: ‘Ma perché a me non l’hai data? Io non me la merito?!‘.
In quel periodo io non avevo particolari problemi; al contrario ero felice. Tuttavia uscivamo dalla pandemia, che ci aveva segnato particolarmente e ci aveva reso tutti un po’ più vulnerabili. Quelle parole, quindi, non mi hanno lasciato indifferente e, rileggendo i messaggi dei miei amici, mi sono messo a riflettere sulla mia vita, ripercorrendone le tappe più importanti. E ho pensato a quante volte ho incontrato conoscenti o anche amici stretti e magari siamo andati a farci una birra insieme, abbiamo parlato di stupidaggini e tutto è finito lì. Magari avevo anche in mente sentimenti di stima, di gratitudine e di apprezzamento, ma sono rimasti nella mia testa, non li ho manifestati. Allo stesso modo, quando qualcosa è andato storto, non ce lo siamo detti, non abbiamo neanche chiarito. Oggi purtroppo le relazioni vanno così: non ci si confronta, non si discute neanche più, si chiude e basta, perché non possiamo perdere tempo. Insomma, mi sono reso conto di quanto poco avessi trasmesso i miei sentimenti e, con quella maglietta, potevo in qualche modo rimediare: potevo manifestare il mio apprezzamento, la mia gratitudine, il mio incoraggiamento a chi stava vivendo un momento di difficoltà o di cambiamento. E così ho ordinato una decina di t-shirt con la scritta ‘Bellacoggg’ e le ho donate ai miei amici più stretti.
La cosa assolutamente inaspettata è che, ad un certo punto, anche altre persone hanno iniziato a chiedermele! Persone sconosciute o conosciute appena di vista, che incontravo per strada, al lavoro, al bar, ovunque, e che mi dicevano di procurargliene una. A quel punto, non potendo regalarle a tutti quelli che me le chiedevano, ho iniziato a rivenderle al prezzo di costo, ovvero a 8 euro”.
Quando è arrivata l’idea di utilizzare la maglietta per fare del bene concreto, provando a ricavarci del denaro da dare in beneficenza?
“È stato grazie a Gianni Schiuma che la cosa ci è sfuggita di mano! Scherzi a parte, tutti voi sapete che Gianni è un artista iconico per noi Marchigiani e anche per gli Abruzzesi. Una sera, mentre eravamo in un locale in cui lui era ospite, gli ho regalato la nostra maglietta, spiegandogli che per noi quella non era solo un capo di abbigliamento, bensì molto di più, e manifestandogli la mia stima e quella dei miei amici più stretti. Così Gianni ha pensato che con quella maglietta, che già aveva un significato simbolico per noi molto forte, si potesse fare del bene ancora più grande. Ci ha proposto di organizzare serate per vendere la nostra maglietta, donando una parte del ricavato a persone o associazioni che ne hanno bisogno. A noi è sembrata una bellissima idea, quindi abbiamo accettato volentieri”.
Dunque oggi quanti siete? E cosa fate?
“Il gruppo di coordinamento è costituito da me, Marco Cornacchia e Beniamino D’Ercoli. Noi ci siamo fin dall’inizio dell’avventura e condividiamo da sempre la preparazione e la gestione degli eventi. Ma, oltre a noi, ci sono tantissime persone che ci sono vicine e che fanno rete con noi. Questo è molto importante, perché è lo scopo del nostro agire. Funziona in questo modo: i gestori di una qualsiasi attività, ad esempio un bar, un ristorante, una discoteca, uno chalet, ci chiamano e ci ospitano una sera; noi portiamo le nostre magliette ed invitiamo i presenti ad acquistarle. Vendiamo le magliette a 15 euro l’una: la metà della quota la tratteniamo per coprire i costi di spesa, mentre l’altra metà la diamo in beneficenza.
Specifico che, durante la serata, noi non facciamo alcuna esibizione, perché nella vita non siamo artisti, ma svolgiamo tutti altre attività: io, ad esempio, sono dipendente presso un centro di raccolta di rottami, un lavoro che non ha nulla a che fare con il mondo dello spettacolo! Nei vari locali in cui andiamo, quindi, non facciamo nulla se non qualche gioco, come ad esempio la tombolata, per rendere più piacevole e divertente la serata! Spesso le serate sono accompagnate anche da un intrattenimento musicale da parte di qualche band che viene chiamata direttamente dagli organizzatori, come ad esempio alle sagre, alle quali partecipiamo da due anni.
In merito a queste serate, voglio precisare una cosa molto importante: la trasparenza con cui avvengono le donazioni. Noi non abbiamo un conto corrente, quindi non prendiamo il denaro per poi donarlo all’attività che ci ha ospitato, la quale a sua volta lo donerà all’associazione che beneficerà della donazione. Al contrario, a fine serata, facciamo i conti davanti ai clienti e al titolare dell’azienda che ci ha ospitato e consegniamo la metà del ricavato direttamente all’associazione scelta come destinataria della donazione. Questo è un fatto di cui andiamo orgogliosi e preciso anche che non siamo noi a scegliere a quale associazione destinare la metà dell’incasso della serata, bensì è l’attività che ci ospita a decidere. Insomma, noi ci mettiamo soltanto a disposizione come trascinatori della serata, poi il resto lo fanno i clienti e i proprietari dell’attività!”
Finora a quali associazioni avete effettuato delle donazioni?
“Moltissime! La maggior delle persone sceglie di aiutare soprattutto le associazioni del territorio. Ne cito alcune: ‘Omphalos ODV-Autismo & Famiglie’di Grottammare, che da anni si impegna per stare al fianco di bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico e delle loro famiglie; ‘XMano ODV’ di San Benedetto del Tronto, che si occupa di sostegno, integrazione e miglioramento della qualità della vita di persone con disabilità e delle loro famiglie; ‘Le Ali della Vita APS’ di San Benedetto del Tronto, che si occupa di assistenza sociale, inclusione e sostegno, con un forte focus sulla sensibilizzazione e sul supporto ai malati di Parkinson; ‘Il Sole di Giorgia’ di Folignano, che porta la terapia del sorriso (clownterapia) nei reparti pediatrici degli ospedali, come il ‘Madonna del Soccorso’ di San Benedetto del Tronto, il ‘Mazzoni’ di Ascoli Piceno o il ‘Salesi’ di Ancona; ‘I Colori delle Fate ODV’ di San Benedetto del Tronto, che porta gioia e supporto ai pazienti ricoverati negli ospedali, soprattutto ai bambini dei reparti pediatrici, utilizzando spesso il tema del colore per alleggerire la quotidianità dei piccoli pazienti e delle loro famiglie; ‘Michelepertutti‘ di Stella di Monsampolo, che è un’organizzazione no-profit che sostiene bambine, bambini, ragazze, ragazzi e le loro famiglie attraverso attività educative e inclusive. Oltre a queste associazioni locali, alcuni hanno scelto di effettuare delle donazioni anche finalizzate alla ricerca, come quelle per l’‘AIRC’ (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) o l’‘AIL’ (Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma). Tra tutte le raccolte fatte, ci tengo a menzionarne due: una è quella a favore del piccolo Dylan, da tutti conosciuto come ‘Super D’, un bambino di San Benedetto del Tronto che rientra nello spettro autistico, che ama molto disegnare e che necessita di aiuto per sostenere le spese delle sue terapie; l’altra è quella a favore dei figli di Emanuela Massicci, una giovane madre di Ripaberarda, nel Comune di Castignano, che è stata vittima di femminicidio”.
Quali sono i progetti per il futuro?
“Attualmente stiamo cercando di incrementare ancora di più le somme donate, sensibilizzando aziende ed associazioni alla donazione della magliette, così da poter donare l’intero ricavato della vendita in beneficenza. Abbiamo già ricevuto la disponibilità e generosità di alcune aziende locali: ‘Dimensione Scavi s.r.l’, un’azienda di movimento terra che ha sede a Porto d’Ascoli; ‘Global Producing s.r.l.’ di Monteprandone, che produce serramenti ed infissi; ‘G7 Forniture’ di San Benedetto del Tronto, che vene ricambi per auto, moto e veicoli industriali; ‘Teng Arredamenti’ di Acquaviva Picena, che espone e vende cucine, camere da letto e complementi di arredo; l’associazione ‘Parco Annunziata’ di San Benedetto del Tronto, che si prende cura del quartiere Agraria, a partire dalla cura dagli spazi verdi, di tutto ciò che è comune e condivisibile e del prossimo.
Non so a cosa ci porterà il futuro, però abbiamo ben chiari i nostri due obiettivi: uno più astratto, ma molto importante perché costituisce il presupposto per il secondo, che invece è più concreto.
Prima di tutto vorremmo informare e sensibilizzare le persone sull’importanza di tornare a comunicarsi i pensieri e gli stati d’animo, soprattutto le fragilità e allo stesso tempo risvegliare le coscienze sull’importanza di farsi dono per gli altri, sia chi ci è accanto sia chi non conosciamo ma ha bisogno di noi. Quando una persona è giù, è fondamentale aiutarla a rialzarsi, cercare di parlarle, di mostrarle apprezzamento e di valorizzarla. Molti non immaginano quanto una bella azione possa trasmettere vicinanza, gioia e pace ad una persona o quanto un bel gesto di apprezzamento possa aumentare la stima di una persona e farla rialzare dal baratro in cui è caduta!
In secondo luogo ci piacerebbe che questo modo di vivere le relazioni si manifestasse con un gesto concreto: noi invitiamo tutti ad essere portatori sani di dono. Tutti, infatti, possiamo donarci agli altri in qualche modo! Sarebbe bello se ognuno di noi mettesse da parte 5 euro al mese: so che si tratta di una cifra piccola, ma, sommata a tante altre, potrebbe fare la differenza. Non importa a quale associazione del territorio la doniamo, l’importante è che ci rendiamo conto di doverci prendere cura anche di chi, nella nostra comunità, ha bisogno di un aiuto in più. Non a caso noi incoraggiamo anche a diventare donatori di sangue, proprio per sottolineare che davvero tutti abbiamo qualcosa da donare!
Il futuro bello che noi ci immaginiamo è un mondo semplice, in cui tutti umilmente gareggiamo nel donare senza vantarcene e, se proprio dobbiamo vantarci di qualcosa, ci vantiamo di questo, di chi ha convinto più persone a donare!”.
Un bell’esempio di cittadinanza attiva a servizio della comunità, che mi ha ricordato una pericope della Lettera di San Paolo ai Romani: “La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore” (Rm 12, 9-11).
Auguriamo al Movimento “Bellacoggg” e alla nostra comunità interdiocesana di crescere sempre più nella carità, nel fare il bene, nel farsi dono di sé.