Si ringrazia per la collaborazione e le foto Emanuele Santori
DIOCESI – La comunità di San Benedetto del Tronto ha vissuto una giornata di festa per un traguardo speciale: il trentesimo anniversario della fondazione della “famiglia ecclesiale delle Clarisse” presso il Monastero Santa Speranza. Ieri, numerosi fedeli e sacerdoti si sono riuniti per rendere omaggio a questo luogo di preghiera, meditazione e accoglienza, diventato negli anni un punto di riferimento spirituale per l’intera comunità.
Fondato nel 1995 per volontà del Vescovo Mons. Giuseppe Chiaretti, il monastero ha accompagnato generazioni di fedeli con la sua presenza discreta ma costante, offrendo un’oasi di pace e riflessione nel cuore della città. In occasione dell’anniversario, abbiamo incontrato Suor Graziana, una delle consorelle, per comprendere meglio il ruolo del monastero e la sua missione sociale.
Suor Graziana qual è lo spirito di questa giornata di festa?
“È uno spirito di profonda gratitudine. Gratitudine verso Dio, innanzitutto, per averci donato una comunità che vive secondo le regole di Santa Chiara d’Assisi, e verso la comunità di San Benedetto e la Diocesi, per il sostegno costante in questi anni. Siamo grati anche per gli amici e i fedeli che incontriamo quotidianamente.”
Come si relaziona il monastero con la comunità esterna?
“Il monastero è un luogo di accoglienza. Arrivano persone in cerca di ascolto, consiglio o semplicemente di silenzio e preghiera autentica. Per noi è un dono poter offrire questo spazio e accompagnare chi desidera un cammino spirituale.”
Come vivete la vostra vocazione in un mondo in rapido cambiamento?
“Pur vivendo in clausura, non siamo isolate dal mondo. Siamo consapevoli delle sfide quotidiane delle persone e cerchiamo di sostenerle con la preghiera e l’accoglienza, rimanendo così vicine alla realtà esterna.”
Quali sono le sfide per il futuro del Monastero Santa Speranza?
“La nostra più grande preoccupazione è la mancanza di giovani vocazioni. Speriamo che nuove donne sentano la chiamata a vivere la vita contemplativa, permettendoci di continuare la nostra missione di preghiera, accoglienza e servizio.”
Oggi, il monastero ospita cinque consorelle: suor Patrizia Nocitra, suor Riccarda Settimo, suor Graziana Latella, suor Maria Massimiliana Michalowska, guidate dalla superiora Sara Giorgi. Insieme, continuano a custodire e valorizzare un luogo che è diventato un vero tesoro spirituale per la città.
Vescovo Palmieri: “Dio ama rendere visibile la sua presenza dove c’è povertà e semplicità”
La giornata è stata segnata da una solenne celebrazione eucaristica, presieduta dal Vescovo Gianpiero Palmieri e concelebrata da numerosi sacerdoti e religiosi, con canti corali di rara bellezza. Durante la funzione sono stati letti brani dal Vangelo di San Giovanni Apostolo e dagli Atti degli Apostoli, sottolineando l’universalità del messaggio di Gesù e l’accoglienza divina senza distinzione.
Nell’omelia, il Vescovo ha sottolineato come Dio scelga spesso i luoghi e le persone umili per manifestarsi, richiamando la figura di San Francesco che, dopo la conversione, scelse di servire i lebbrosi. “Anche noi dobbiamo ritrovare il cammino che conduce al Signore,” ha esortato, definendo il monastero “una dimora di Dio per la comunità” e lodando l’importanza di luoghi dedicati al servizio del prossimo.
Mons. Palmieri in particolare ha affermato: “Festeggiare oggi questi luoghi significa ricordare che Dio ama rendere visibile la sua presenza dove c’è povertà e semplicità. Luoghi di accoglienza, spazi dove si può entrare senza chiedere nulla, vivere la fraternità e ritrovare la strada per Dio. Qui scopriamo che Dio non ci ha mai abbandonati: questa casa è sempre stata abitata dalla Sua presenza.
Per questo, oggi, celebriamo trent’anni di vita di questi spazi preziosi per la Chiesa. Ma ricordiamoci: non siamo qui per sentirci grandi. Siamo qui per pregare per voi, per la vostra vocazione e fedeltà, e voi pregate per noi, affinché possiamo essere fedeli al luogo e alla missione che Dio ci ha affidato”.
La giornata si è conclusa con un rinfresco, un momento conviviale che ha permesso a tutti i presenti di rafforzare i legami comunitari e celebrare insieme tre decenni di fede, preghiera e accoglienza.