
Servizio di Patrizia Neroni
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Anche quest’anno l’arcivescovo Gianpiero Palmieri, vescovo delle Diocesi del Piceno, ha incontrato, per un momento di preghiera prima di Natale, tutte le Forze dello Stato: la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Polizia Locale, l’Esercito, i Vigili del Fuoco, la Marineria, la Guardia di Finanza.
L’appuntamento è avvenuto ieri sera, Giovedì 11 Dicembre 2025, alle ore 18:00, presso i locali della Capitaneria di Porto in San Benedetto del Tronto, dove, oltre al vescovo diocesano, era presente anche don Nicola Spinozzi, cappellano militare della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.
L’appuntamento ha registrato la partecipazione di numerose autorità civili e militari, tra le quali ricordiamo il Capitano di Fregata Giuseppe Quattrocchi, comandante della Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto; il primo dirigente della Polizia di Stato Andrea Crucianelli, attuale dirigente del Commissariato di San Benedetto del Tronto; il maggiore Francesco Tessitore, comandante della Compagnia dei Carabinieri di San Benedetto del Tronto.
Durante l’incontro c’è stato lo spazio per ascoltare una pericope del Vangelo e una breve catechesi del vescovo Gianpiero, il quale ha detto: “Che significa che Gesù dica che Giovanni Battista è il più grande tra i nati di donna, ma che il più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di lui? Giovanni Battista è nel deserto e annuncia un battesimo di conversione. Israele attende il Messia e Giovanni Battista va nel deserto, invitando tutto il popolo a convertirsi per accogliere l’arrivo del Re Messia. Questa conversione deve essere accompagnata dalle opere di giustizia, dalle opere degne di conversione. Quindi Giovanni Battista insiste sulla conversione, accompagnata da fatti concreti, da gesti di giustizia: ad esempio, ai soldati dice di accontentarsi delle loro paghe, senza raggirare nessuno, agli esattori delle tasse dice di prendere soltanto quello che devono prendere per conto dei Romani, senza prendere nient’altro di più, e così via. Questo atteggiamento è già tanto: è l’opera della giustizia. Eppure – dice Gesù – se tra i nati di donna non c’è nessuno tanto grande quanto Giovanni Battista, il più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di lui. Il più piccolo nel Regno dei Cieli, nel linguaggio di Gesù, è Gesù stesso. C’è soltanto uno più grande di Giovanni Battista – dice Gesù – ed è Lui stesso. Ma lo dice nella maniera più enigmatica possibile. È Dio che si è fatto piccolo, piccolissimo, il più piccolo degli uomini. E questo cammino di piccolezza di Dio non è soltanto perché Dio si fa uomo, ma perché finisce in croce. Giovanni Battista morirà per aver predicato ciò che è giusto contro un re, Erode Antipa, che fa ciò che è ingiusto secondo la Torah, la legge di Israele. Gesù non continua questa battaglia. Non si mette a sentenziare contro le ingiustizie fatte dai re. Parlerà di un Regno di Dio fatto di amore, di compassione, soprattutto verso i più fragili. Parlerà un altro linguaggio Gesù. Parlerà di un Dio che si fa piccolissimo, fino appunto da salire sulla croce per farsi vicino a ogni essere umano, che scende negli inferi dell’umano per farsi vicino a tutti gli uomini che sono negli inferi. Il più piccolo di tutti nel Regno di Dio, è più grande di lui. È come se Gesù dicesse: che cosa vince tra amore e giustizia? È difficile dare una risposta, perché ci vogliono tutte e due. Ma un’opera di giustizia, che non nasca da un grande amore, non funziona. Così come un amore, che non sia anche un’opera di giustizia, non funziona. Ed ecco che Gesù commenta che dall’inizio del mondo, dal tempo di tutti i profeti, il Regno di Dio ha sempre subito la violenza. Gesù dice sempre che, chi vive l’amore e la giustizia, subirà sempre la violenza da parte degli altri. Eppure non bisogna dimenticare che qui c’è una grande grandezza. Nessuno tra i nati di donna è tanto grande quanto quelli che vivono come Giovanni Battista”.
Ha quindi concluso mons. palmieri: “Così questo Vangelo ci prepara al Natale, ci aiuta a comprenderne il mistero, la piccolezza di Dio e ci invita a fare il nostro cammino di conversione, che non è solo all’insegna della giustizia, ma nel farsi vicino gli uni agli altri. Vi dico, allora, buon Natale e ve lo dico veramente col cuore, perché voi fate un mestiere bellissimo e complicato, un mestiere che non è nemmeno un mestiere, è farsi vicino agli altri per proteggerli, per accompagnarli. Avete la fiducia di tante persone che si sentono protette e aiutate da voi a tutti i livelli. Sembra che, nella scala della fiducia ricevuta dalle persone, voi venite anche prima di noi preti. La gente si fida prima di voi e poi di noi preti, quindi ve la siete guadagnata sul campo questa fiducia. Questo è molto bello per certi versi. Significa che tanta gente ha sperimentato di essere aiutata, accompagnata, sostenuta da voi. Chiediamo allora al Signore che vi aiuti in questa missione, affinché le persone possano sentire che avete un cuore grande. E vorrei che sentiste anche l’affetto mio, di don Nicola e di tutta la Chiesa“.
L’incontro si è concluso con un momento di convivialità ed il consueto scambio di auguri.





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