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VIDEO Intervista al nuovo Vescovo Gianpiero Palmieri: Sacerdoti, spostamenti, cammini, movimenti, celebrazioni, giovani, anziani e tanto altro!

DIOCESI – Ieri, 6 Maggio 2024, alle ore 8:45, Simone Incicco, direttore del Giornale L’Ancora della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto,  e Stefania Mistichelli, giornalista di Radio Ascoli e de La Vita Picena della Diocesi di Ascoli Piceno, hanno intervistato Mons. Gianpiero Palmieri, vescovo di entrambe le Diocesi, che, per scelta di Papa Francesco, saranno quindi unite in persona Episcopi.

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Dopo il saluto affettuoso rivolto a tutti gli ascoltatori e, in particolare, ai fedeli della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto,  Mons. Palmieri ha subito risposto alla domanda che tutti si sono posti in questi giorni, ovvero cosa cambierà per le due Diocesi: “Non cambia nulla – ha affermato l’arcivescovo -, perché le due Diocesi resteranno distinte, ma avranno lo stesso vescovo. Man mano che si andrà avanti, negli anni immediatamente successivi, comincerà una collaborazione graduale, ma sempre più forte ed intensa. Questa collaborazione potrà riguardare alcune iniziative oppure alcuni ministeri esercitati nella Diocesi o nelle responsabilità all’interno degli Uffici Pastorali, in modo tale che gradualmente le due Comunità si conoscano, imparino a collaborare ed inizino, pur nella differenza delle varie identità, a sentirsi sempre più unite nella comunione dell’unica Chiesa. Quindi in realtà è soltanto l’inizio di un processo. Non si fa un’unità a tavolino, non si fa dall’alto, bensì è un processo che inevitabilmente cerca di coinvolgere dal basso tutti i fedeli, in modo tale che possa avvenire nella maniera più armonica possibile”.

Il nuovo vescovo della Diocesi Truentina ha risposto in maniera chiara e diretta a tutte le domande, senza sottrarsi neanche alle domande più scomode, come ad esempio a quella di un lettore che gli ha chiesto come mai, visto che si parla tanto di relazioni di avvicinamento, ai Vescovi si chieda invece di essere uno per tante Diocesi, con il rischio di diventare dei burocrati. Mons. Palmieri ha risposto che “il rischio effettivamente c’è. Però la prossimità di cui parla Papa Francesco giustamente è la cifra fondamentale: la parte burocratica deve sempre più ridimensionarsi per far spazio alla parte pastorale, che ha nella prossimità la sua manifestazione. La sfida è fare in modo che il vescovo abbia sempre meno un ruolo amministrativo/burocratico, delegando a persone competenti,  e metta al primo posto il ruolo pastorale. Quando si procede ad una unificazione di due Diocesi in persona Episcopi,  è perché si intuisce che in questa maniera la Diocesi non si ridimensiona, ma si moltiplica“.

Alla domanda di un prete che gli ha chiesto il desiderio che vuole condividere con entrambe le due Chiese Diocesane, Mons. Palmieri ha risposto: “Sogno che, anche grazie a questa decisione di Papa Francesco, tutte e due le Chiese diventino sempre più sinodali e missionarie, che sono le due grandi direttrici. Missionarie significa che una Chiesa non esiste soltanto per se stessa, per autopreservarsi. La Chiesa non è il club dei Cristiani, La Chiesa serve per la missione. La missione di annunciare il Vangelo e di costruire il Regno di Dio. Il Regno di Dio – lo sappiamo -, nel linguaggio di Gesù, è quello in cui Dio regna, dove gli uomini si amano, dove vivono nella giustizia e nella fraternità, dove vivono nella pace. E la Chiesa è chiamata a collaborare con tutti gli uomini di buona volontà – credenti e non credenti – che condividono questo sogno di mondo, di umanità. Al primo posto, dunque, la missione: la Chiesa esiste per questo. Al secondo posto, e come conseguenza del primo, c’è la sinodalità, ovvero imparare a camminare insieme. Dopo il Concilio Vaticano II, in un primo momento, l’enfasi è andata alla collegialità episcopale, cioè al fatto che i vescovi, insieme, guidano la vita della Chiesa, ovviamente sotto il primato del vescovo di Roma (ndr il Papa). Ora, in questa seconda fase del dopo Concilio, si recupera un elemento tutto contenuto nel Documento, ovvero il fatto che, tutto intero, il Popolo di Dio è chiamato, in maniera sinodale, a vivere la vita e la missione della Chiesa, anche attraverso organismi di partecipazione che permettano a tutti di poter esprimere  la loro percezione delle cose, frutto del senso della fede, cioè di quella particolare unzione interiore, donata dallo Spirito, che permette ad un cristiano di scegliere di vivere secondo il Vangelo. Era inevitabile, anzi mi verrebbe da dire provvidenziale, che, dopo la collegialità, emergesse la sinodalità. Tutto il Popolo di Dio è protagonista della vita della Chiesa“.

Tante le curiosità dei lettori e degli ascoltatori su alcuni aspetti pratici della futura vita diocesana, sulla quale Palmieri ha già dato alcune indicazioni: “Alcuni riti sarà bene farli insieme, come, ad esempio, la Messa Crismale, che è molto importante per i sacerdoti.  Però, specie all’inizio, tutte le celebrazioni saranno doppie, come la Pasqua ed il Natale. Certamente sarà un po’ complesso all’inizio, ma sono convinto che ci riusciremo. I ritiri del clero saranno inizialmente alternati, poi in maniera sempre più decisa e frequente verranno organizzati tutti insieme. Per quanto riguarda le Cresime, mi permetto di dire che sono abbastanza allenato dalla mia esperienza romana, nel senso che da ausiliare del settore Est di Roma ho avuto a che fare con un milione di persone e 90 Parrocchie. Certamente la liturgia delle Cresime era un servizio faticoso, ma per me non è mai stata veramente una fatica, perché credo molto al segno della presenza del vescovo il giorno della Cresima, così come all’incontro con i ragazzi qualche giorno prima. Ci credo tanto. Credo anche ad una bella liturgia di Cresima. Bella nel senso di piena di fede. Se fatta con fede, non in maniera formalistica o spettacolare, diventa un momento bello anche per la comunità“. Palmieri ha anche assicurato che farà le visite pastorali, anche se non ha precisato quando, e che incontrerà i sacerdoti della Diocesi di San Benedetto del Tronto durante l’estate.

Mons. Palmieri, stimolato dalle domande pervenute nelle due redazioni, si è rivolto a diverse fasce di fedeli. Ai giovani ha assicurato che le occasioni di incontro condivise fra le due Diocesi saranno molteplici: “Quando dei giovani si ritrovano insieme, la situazione esplode, nel senso positivo del termine. Quando si ritrovano insieme per pregare, per confrontarsi, per condividere, si vive un’esperienza di incredibile ricchezza e bellezza”.  Degli anziani ha detto che “hanno un ruolo fondamentale nella Chiesa: in molte comunità, se non ci fossero gli anziani, ci sarebbero dei grossi vuoti”. E in merito alla loro difficoltà ad abituarsi ai cambiamenti, ha aggiunto che “molti anziani di oggi hanno vissuto il Concilio e sono talmente pronti al cambiamento da far impallidire certi giovani!”.  Infine ha manifestato il suo desiderio “di mettere insieme anziani e giovani”, un desiderio che è di Papa Francesco, il quale, “riprendendo un versetto del profeta Gioele, dice: Se gli anziani racconteranno i loro sogni (quelli che si sono realizzati e quelli che non si sono realizzati) i giovani dell’oggi avranno visioni’. Questo sogno comunicato, anche se anacronistico, anche se non realizzato, diventa lo stimolo per avere visioni nell’oggi”.

Numerosi gli argomenti affrontati nelle lunga intervista durata circa 40 minuti.  Mons. Palmieri ha infatti parlato anche di come sia avvenuta la sua vocazione, della condivisione della vita fraterna tra sacerdoti come antidoto alla solitudine dei preti, della destinazione dei preti alle varie comunità, di clericalismo e di apertura all’ascolto e al dialogo con tutti ed infine anche della molteplicità di movimenti, gruppi, cammini, che sono “un’enorme ricchezza”, a patto che “non pensino di avere l’esclusiva: nessuno infatti può avere il primato dell’esperienza ecclesiale”.

In risposta poi ad alcune domande provenienti dalle comunità dell’entroterra, Mons. Palmieri ha affermato: “Il dovere di una comunità cristiana è quello di mettere al centro le situazioni di fragilità. Quello che io potrò fare è rendermi presente il più possibile in queste zone“. E agli abitanti rimasti nei territori delle comunità montane, che ha definito “coraggiose“, ha promesso la sua vicinanza, anche fisica, con l’auspicio di riuscire insieme a “tirar fuori l’inventiva, per poter rivitalizzare questi territori“.

Inoltre, in merito a come assicurare ai giovani momenti di catechesi o di incontro anche nelle parrocchie in cui attualmente queste opportunità non ci sono, il vescovo Palmieri ha detto: “Questa domanda introduce un altro argomento, quello della collaborazione tra parrocchie delle stesse zone pastorali, che rappresenta un elemento di crescita importante, cioè sentire che tra parrocchie è possibile aiutarsi. Cosa vuol dire questo? Se qualche parrocchia, per motivi discutibili di identità velleitarie, rimane ferma su se stessa, non cresce. Se invece intuisce una possibilità di crescita nella collaborazione con altre realtà parrocchiali, ecco allora che la situazione esplode in maniera positiva. Riflettere per zone pastorali è importantissimo, per poter dare respiro e vita a queste realtà. Ripeto quello che ho detto prima e che riguarda anche le nostre due Diocesi: se si collabora, se ci si crede, se si lavora insieme con entusiasmo, non è che la Diocesi si raddoppia, ma si moltiplica, si triplica, si quadruplica, perché è la vita di fede, la vita nello Spirito, che fa crescere tutto“.

Scherzando infine sulla preoccupazione di molti fedeli in merito alla fatica derivante dal servizio affidatogli e sulla possibilità di qualche delega, il vescovo Gianpiero ha concluso: “Appena arrivato ad Ascoli mi ci sono tuffato a capofitto, perché grande era il desiderio di conoscere. E la stessa cosa farò a San Benedetto. Però non è sana una comunità diocesana in cui tutto dipende dal vescovo. È sana una comunità diocesana dove il vescovo, con il suo ministero, aiuta la realtà ecclesiale (i preti, i laici, i movimenti , i gruppi) a vivere il suo protagonismo. L’immagine del vescovo è quella del direttore d’orchestra, non di chi suona tutti gli strumenti. Perciò non ho la minima intenzione di affaticarmi, se non per la fatica buona!”.

La redazione del giornale L’Ancora ringrazia il Polo della Comunicazione di Ascoli Piceno per la collaborazione che, come ha ricordato la collega Stefania Mestichelli all’inizio dell’intervista, è iniziata oltre dieci anni fa per l’organizzazione del Meeting Nazionale dei Giornalisti.

Carletta Di Blasio: