Roberto Salis a Strasburgo (foto SIR/Marco Calvarese)

Gianni Borsa e Marco Calvarese

(Strasburgo) “La mia speranza è di riabbracciarla il prima possibile”. È commosso, provato ma determinato: Roberto Salis è il padre di Ilaria, il cui caso di detenzione in Ungheria ha fatto scalpore nel mondo da quando, lo scorso 29 gennaio, è apparsa in un’aula di tribunale con catene alle mani e ai piedi. Accusata di un reato da nessuno denunciato (lesioni a due militanti di estrema destra), la Salis sta subendo una durissima detenzione da 13 mesi. Il padre ha spiegato la sua situazione nel corso di un incontro con la stampa a Strasburgo, promosso da diversi gruppi politici, a margine della plenaria dell’Europarlamento.

Carcere durissimo. “La detenzione di Ilaria è stata all’inizio davvero dura, per 35 giorni in condizioni al limite della tortura”, ha raccontato il padre. “È proseguita poi con l’indagine che ha portato a un atto di accusa che va oltre ciò che ha stabilito la stessa polizia” ungherese. “Condurre un imputato in catene non è umano”, ha ribadito Roberto Salis. Aggiungendo che il sistema della giustizia in Ungheria attacca e discredita l’avvocato difensore di Ilaria, “diffama in vari modi mia figlia raccontando bugie”.Sostengono che “i contatti con la famiglia sono stati concessi a Ilaria sin dal primo giorno, invece noi non abbiamo avuto la possibilità di parlare con nostra figlia dal’11 febbraio 2023 fino al 6 di settembre” scorso.Roberto Salis afferma che “l’ambasciatore ungherese in Italia dice che nostra figlia è già stata condannata per gli stessi reati anche in Italia e questo è totalmente falso. È solo un modo per screditare un imputato”. Salis punta il dito verso la magistratura ma anche verso il governo di Budapest: in Ungheria si afferma che Ilaria sia colpevole senza che il processo sia terminato: “questo in uno Stato di diritto è inaccettabile”, a “maggior ragione se si tratta di uno Stato dell’Unione europea. Nell’Ue, dove vigono i principi della democrazia, chi è imputato di un reato è innocente fino a che non se ne provi la colpa”.

In cella 23 ore al giorno. “Finché il caso non è diventato mediatico, devo dire che c’è stata probabilmente un’azione del governo” italiano “molto meno efficace”, afferma Salis rispondendo alle domande dei giornalisti.“Qualcosa è cambiato quando quelle immagini” di Ilaria con i ceppi e il guinzaglio sono diventate di dominio pubblico.“Ci sono stati poi piccoli miglioramenti nella detenzione. Permane comunque un sistema carcerario con deficienze colossali. Mia figlia deve stare in cella per 23 ore al giorno. Sono condizioni di detenzione che in Italia non sono sicuramente possibili e sono intollerabili”.

Come sta ora Ilaria?
Ilaria è abbastanza agitata. È molto provata. Le interferenze del governo ungherese sul potere giudiziario la preoccupano molto.

Perché è qui a Strasburgo?
Stiamo cercando di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica, provando tutte le strade per riportarla a casa. Ilaria è in carcere per un delitto che in Italia non sarebbe neppure passibile di un processo [Roberto Salis invoca l’applicazione di una norma-quadro europea (2009/829) sull’applicazione del principio del reciproco riconoscimento sulle misure alternative alla detenzione cautelare].

Cosa chiedete precisamente?
Siamo qui nel luogo dove si fanno le leggi europee. E questa norma è stata fatta per equiparare le condizioni carcerarie in tutti i Paesi dell’Unione europea. Durante l’udienza del 28 marzo – specifica – presenteremo la richiesta per i domiciliari, e speriamo sia accolta.

Cosa domandate al governo italiano?
Noi ci aspettiamo che i cittadini italiani e i loro diritti siano tutelati.

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