DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.
Gesù esce dalla sinagoga dove ha appena insegnato e va a casa di Simone e Andrea. Guarisce la suocera di Simone affetta dalla febbre e da quel momento, fino a notte, tanta gente, malati e indemoniati, si ritrova davanti la sua porta per essere sanata e liberata. Al mattino presto, quando è ancora buio, si alza per andare a ritirarsi in preghiera in un luogo deserto. Ma è cercato dai suoi discepoli e dalla folla stessa. Trovato, si mette subito in cammino per altri villaggi. Scrive l’evangelista Marco: «E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni».
Sembra quasi rincuorarci questa pagina di Vangelo: eh sì, anche le giornate di Gesù sono piene, cariche di impegni, di incontri, sempre in movimento. Giornate caratterizzate dalla fretta: due volte, in pochi versetti, Marco utilizza l’avverbio “subito”.
Ma la fretta di Gesù non ha nulla a che fare con la fretta dispersiva, distratta che troppe volte rovina le nostre giornate. Gesù è incalzato dall’urgenza del regno: il suo progetto di vita ha il suo centro nel curare gli ammalati, nel condividere il cibo con gli affamati e nel medicare e consolare pene e sofferenze della gente. Una agenda, diremmo noi oggi, frenetica che però si tiene insieme grazie alla preghiera notturna di Gesù, grazie al suo prolungato e notturno colloquio con il Padre che gli dona la forza di farsi carico di tutta la sofferenza che lo circonda, di affrontare le incomprensioni e le fatiche della sua vita apostolica.
Come Gesù anche Paolo si dedica totalmente all’annuncio, rifiutando ogni vantaggio, riposo, pronto a farsi tutto a tutti pur di annunciare il Vangelo e così non si preoccupa più dei risultati raggiunti o di quanto bene si può misurare o vedere, ma non si ferma nel portare una Parola che chiede di arrivare ovunque.
Allora, perché all’affermazione degli apostoli «Tutti ti cercano!», Gesù risponde «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!»?
Risposta sorprendente e sconcertante: Gesù è venuto per andare altrove, non è venuto per una sola folla ma per tutte le folle. Appena qualcuno vorrebbe tenerlo per sé, Egli sfugge: deve andare altrove, dovunque, portare la Buona Notizia a tutti.
L’amore di Dio, il senso della vita, la certezza di un destino eterno, una parola di speranza sul dolore…tutto questo inconsciamente cerca anche l’uomo di oggi, e guarda al cristiano e alla Chiesa col pretendere non risposte umane, ma il genuino deposito di verità e di grazia che Cristo ci ha affidato. È l’esperienza di Giobbe, lo leggiamo nella prima lettura: il suo dolore non si placa neanche di notte. Anzi in essa trova quasi un incentivo popolandogli la mente di incubi ed impedendogli ogni riposo. E cerca risposte!
Quanti di noi, oggi, possiamo unirci alle parole di San Paolo che, nella prima delle sue lettere alla comunità di Corinto, scrive: «…annunciare il Vangelo [per me] è una necessità che mi si impone […]. Tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io?».