(Foto ANSA/SIR)

Giovanna Pasqualin Traversa

“Grazie di avermi chiamato. Parlatene, parlatene di Ilaria, perché bisogna tenere alta l’attenzione sul suo caso, sulle condizioni disumane alle quali è sottoposta. È stata trattata come un animale. Aiutateci”. A parlare in modo accorato e con la voce rotta dall’emozione è Carla Rovelli, zia e madrina di Ilaria Salis, che abbiamo raggiunto telefonicamente ieri sera a Cagliari. Ilaria, insegnante 39enne di origini sarde, detenuta da quasi un anno a Budapest in un carcere di massima sicurezza con l’accusa di avere aggredito due militanti neonazisti durante una manifestazione, è comparsa ieri davanti ai giudici in catene, con le manette ai polsi e alle caviglie, legata con una sorta di guinzaglio. “Io sono la zia ed anche la madrina di Battesimo di Ilaria – precisa Carla -: la conosco da quando era bambina. E’ una bravissima persona, un’idealista che si dedica alle persone più fragili, ha partecipato a quella manifestazione ma non credo affatto che abbia compiuto ciò di cui viene accusata. Ora si trova in condizioni disumane. Siamo tutti molto preoccupati. Avete visto come l’hanno portata in aula, ammanettata mani e piedi e portata al guinzaglio da due guardie carcerarie incappucciate…

E’ stata trattata come un animale…

Mio fratello – che era presente in aula – e mia cognata sono distrutti…non si può accettare una cosa del genere”.

La magistratura ha chiesto una pena di 11 anni di carcere e il processo è stato aggiornato al 24 maggio. “Siamo davvero preoccupati – prosegue la zia -, anche perché l’avvocato che la assiste non è stato messo in grado di fare bene il suo lavoro perché non ha potuto accedere agli atti che non sono ancora stati tradotti in italiano”.

La famiglia, che da tempo denuncia le condizioni degradanti cui è sottoposta Ilaria, ha lanciato una petizione online per la sua liberazione. Che cosa chiedete e auspicate? “Che vengano rispettati i suoi diritti. Si tratta di una cittadina italiana detenuta in attesa di giudizio in un Paese dell’Unione europea.

Noi vorremmo che venisse riportata in Italia, chiediamo il suo rimpatrio affinché possa affrontare nel suo Paese il processo per i reati che le vengono contestati.

Ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Stiamo aspettando che si muovano dalla Farnesina. Intanto il 17 gennaio mio fratello Roberto ha inviato un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Io ho scritto una lettera al Papa e sono andata anche dal nostro arcivescovo, mons. Giuseppe Baturi, che mi ha assicurato che avrebbe condiviso con la Chiesa locale le gravi violazioni perché è inaccettabile che una persona venga trattata in questo modo. Anche questa mattina (ieri per chi legge), qui a Cagliari si è svolta una manifestazione per Ilaria. Io appartengo alla comunità carismatica Magnificat Dominum dove tutti i fratelli e le sorelle pregano per lei”. Da Carla una richiesta anche al Sir: “Anche voi, come agenzia di informazione, parlatene, aiutateci tenendo alta l’attenzione”, conclude.

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