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Sorelle Clarisse: “Pescatori di uomini!”

DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto.

«Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”».

Non è a caso ciò che accade: l’inizio dell’attività di Gesù coincide con l’arresto di Giovanni. La morte del maestro Giovanni Battista è la nascita del discepolo Gesù come nuovo Maestro.

Un passaggio di testimone necessario: da Giovanni e dal suo annunciare un messia vittorioso e giudice sui nemici, un messia che avrebbe affermato con forza il Regno di Dio e il suo potere, a Gesù, che sembra quasi un Messia al contrario, cioè fragile, povero, umile…un Messia che propone un perdono incondizionato, rimette le colpe, non minaccia né attua vendetta.

E Gesù allarga ancora di più l’orizzonte: «…andò nella Galilea…». La Galilea è la terra delle genti, la regione dei pagani: Gesù comincia la sua missione da una terra straniera, pagana appunto.

E cosa proclama? «…il vangelo di Dio…», la buona notizia, l’irruzione della Parola di Dio nella storia reale.

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino…». Gesù ci dice “io sono qui, sono il Dio presente, il Regno è qui, è già qui”. Ed è un regno che non viene dato sotto condizione! Noi crediamo che se facciamo i bravi, se crediamo in Dio, se obbediamo alle sue leggi, allora Dio ci dona la sua presenza e la sua benevolenza, come se il suo amore fosse condizionato dalla nostra morale. Gesù ci chiede di credere alla sua Parola e di farne esperienza, di attingere a questo pozzo di vita gratuitamente dato. «Convertitevi…», prosegue, infatti, Gesù, cioè abbandoniamo la convinzione che Dio è da raggiungere e lo si può fare solo diventando più buoni, facendo tante cose, moltiplicando i nostri atti di culto…no, il banchetto è già qui, la vita si è fatta presenza, si è fatta dono da accogliere e non premio da conquistare.

Il Vangelo di oggi ci dice anche che questo annuncio, questa esperienza di bene di un Dio che si fa accanto, ci coglie là dove viviamo. Lo tocchiamo con mano proprio nel racconto della chiamata dei primi discepoli.

Gesù entra nella umanità di questi uomini e nella nostra, per esaltarla e non per sconvolgerla. Non può Gesù entrare in una vita e cambiarla radicalmente a suo piacimento, non è questa la conversione, perché tutto ciò equivarrebbe a dire “sei stato creato male, non vai bene così come sei, devi cambiare”. E in questo modo il Signore andrebbe a rinnegare quel “vide che era cosa molto buona” pronunciato da Lui stesso all’atto della creazione dell’uomo.

Infatti, cosa dice Gesù a Simone ed Andrea? «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini»: quegli uomini non sono chiamati a cambiare mestiere, rimangono pescatori; ciò che cambia è la tipologia della loro pesca: Simone e Andrea sono chiamati a pescare uomini, cioè a scovare umanità, a trovare la profonda umanità e la bellezza che abita tutti e ciascuno e farla emergere!

Un mestiere, questo, che non richiede più alcuna rete: «E subito lasciarono le reti e lo seguirono», perché non c’è più nessun pesce da catturare ma solo umanità da accogliere!

Comprendiamo allora cosa voglia dire San Paolo, nella sua lettera ai Corinzi, quando scrive «…d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero…». E’ una richiesta di conversione questa, certamente, ma non come azzeramento completo della nostra vita, dei nostri affetti, di quanto abbiamo costruito, dei nostri sogni, desideri…è la necessità di fare del Signore e della nostra relazione con Lui ciò che tiene in piedi, che dà sostanza ed energia quotidiana ad ogni nostro pensare, agire, desiderare, amare.

E’ un cammino che dura tutta una vita, ce lo testimonia il profeta Giona: per quest’uomo la misericordia di Dio è uno scandalo, una realtà troppo grande per lui, così abituato a misurare tutto. La città di Ninive, lo leggiamo nella prima lettura, si converte a seguito della sua predicazione e Dio passa dalla volontà di punirla al perdono totale. Ma questo amore eccedente di Dio lo confonde e gli provocherà risentimento. Ma, alla fine cosa farà? La Scrittura non ci dice nulla a riguardo: accetterà di cambiare mentalità e di rendersi vulnerabile alle vicende di quegli uomini che, seppur un tempo violenti e sanguinari, ora hanno scelto la vita in Dio? Accetterà, come Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni di riscrivere la storia insieme a Dio? E noi?

Redazione: