Il disastro umanitario di Gaza, in cui oltre un milione di bambine e bambini rischiano di essere uccisi, è aggravato anche dalle conseguenze della crisi climatica. Questo l’allarme lanciato da Save the Children, mentre la crisi di Gaza è sotto i riflettori del vertice Cop28 di Dubai. In particolare, la carenza di acqua potabile a Gaza – si legge in un comunicato – è un problema critico per l’intera popolazione di 2,3 milioni di persone ed era già una delle principali preoccupazioni, a causa della quantità estremamente limitata di acqua potabile a disposizione delle famiglie, costrette in alcuni casi a bere da pozzi non trattati. L’organizzazione torna a chiedere “un cessate il fuoco immediato e duraturo e la fine del blocco come unico mezzo per mettere in sicurezza bambine e bambini e preservare il loro futuro”. Mohamad Al Asmar, direttore di Advocacy e Mobilitazione delle risorse di Save the Children in Medio Oriente, è attualmente a Dubai per partecipare alla Cop28: “L’attuale crisi a Gaza è sia un conflitto violento che un lento sradicamento dei diritti dei bambini, alimentato dalla negligenza internazionale, dal fallimento della leadership e dalla crisi climatica”, afferma. “Un minorenne di Gaza, ha memoria di una vita segnata dalla carenza d’acqua, scaturita da un lato da decisioni politiche, come il blocco, dall’altro dall’inerzia nel contrastare i cambiamenti climatici”. La Banca mondiale ha riferito infatti che le falde acquifere, principale fonte d’acqua della Striscia, hanno risentito dell’innalzamento del mare e dell’acqua salata. L’acqua è un problema anche in Cisgiordania, dove la metà dei pozzi di proprietà dei palestinesi si è prosciugata negli ultimi 25 anni.

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