RIPATRANSONE – Si sono svolte sabato 2 e domenica 3 dicembre, presso il Convento delle Suore Teresiane in Ripatransone, due giornate di spiritualità rivolte alle famiglie dal titolo “… E camminava con loro“. L’evento, organizzato dall’Ufficio di Pastorale Familiare della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, ha registrato la partecipazione di dieci coppie, di cui due rappresentate solo dalle mogli, che hanno anche pernottato nella struttura. Ad accompagnare le coppie di coniugi nei momenti di riflessione, preghiera e discernimento è stato il vescovo diocesano, Mons. Carlo Bresciani.

Per la riflessione il vescovo Bresciani ha scelto di approfondire il testo del Vangelo di Luca conosciuto come ‘I due discepoli di Emmaus’ (Lc 24, 13-35), un brano che, oltre ad essere da sempre un punto di riferimento per noi cristiani, è anche stato scelto come icona biblica dalla Chiesa Italiana per la seconda fase del Sinodo che stiamo vivendo, quella sapienziale.
Ci siamo soffermati in particolare su tre momenti dell’incontro dei due discepoli con Gesù – afferma Bresciani – Sabato mattina abbiamo scoperto che il cammino della coppia è per molti versi simile a quello dei discepoli: Gesù cammina con loro come cammina con i coniugi; la Sua presenza dentro il cammino della coppia è la stessa presenza che ha con i due discepoli. Abbiamo letto e commentato il dialogo con Gesù che è fatto prima di tutto di ascolto e poi di parola. Tutto infatti parte dall’iniziativa di Gesù che si fa prossimo, si avvicina e si mette ad ascoltare; poi entra anche in dialogo, ma non impone. Così è l’amore: non è mai imposizione, l’amore vuole liberare ma senza imporre.
Sabato pomeriggio, invece, abbiamo scoperto che, come i discepoli di Emmaus, a volte anche noi non riconosciamo il Signore. L’attesa, infatti, escludeva la sofferenza, il patire, quindi i due non lo hanno riconosciuto. Ma Gesù, spiegando le sconfitte, le cadute, i torti, le sofferenze del Popolo Ebraico contenute nelle Scritture, spiega anche il significato della Croce. La Croce indica che non si possono separare amore e sofferenza. Se non si è pronti a soffrire, nel senso di affrontare delle difficoltà, non si è pronti ad amare. Questo è il punto debole dei discepoli e forse anche di molte coppie oggi. Tutti vorremmo una vita senza difficoltà. Ma è possibile? Gesù poteva evitare la Croce? No: poiché doveva essere fedele all’Amore, Gesù doveva soffrire e morire. Così è per noi: se voglio bene, devo accettare di stare in relazione con l’altro, anche se l’altro non è come voglio io.

La croce è il segno dell’amore di Gesù, ma anche il segno di fedeltà di quell’amore. Come riesco dunque a vedere la mia sofferenza, le mie difficoltà relazionali, alla luce di un amore come quello di Gesù? Qui c’è lo spazio per recuperare un senso profondo dell’amore.

Domenica mattina, infine, ci siamo chiesti come sia possibile restare nell’amore. La Croce di Gesù è un segno di speranza, è un passaggio necessario. Come capire Dio nei momenti difficili della mia vita? Spesso di vivono le relazioni in maniera idealizzata e questa è la fonte di molti disastri relazionali ed affettivi. La croce invece è restare nell’amore nonostante tutto, nella consapevolezza che il Signore è con noi, sempre. Le coppie sono state invitate a riflettere su come e quando abbiano sperimentato che Gesù camminava con loro durante il matrimonio, facendo momenti di discernimento sia come singoli sia come coppie e hanno scoperto che quel ‘Resta con noi’ dei due di Emmaus è anche il desiderio dei coniugi che, attraverso l’Eucarestia, la preghiera e la sequela, sentono ardere il petto, proprio come i due discepoli, e possono sentire il Signore vicino a loro”.

L’evento, che si è concluso con la Santa Messa presieduta dal vescovo Bresciani presso la cappella del convento e con un pranzo in comunione fraterna presso il refettorio, è stato coordinato, per l’Ufficio di Pastorale Familiare, dai coniugi Marco e Anelide Mori, i quali dichiarano: “Si è trattato di due giornate motivanti e rigeneranti. Nell’omelia della Messa di Domenica, partendo dal testo del Vangelo della Prima di Avvento che invitava per ben tre volte a ‘vegliare’, il vescovo Carlo ha esortato le coppie presenti a vegliare sul proprio matrimonio. Così come si porta periodicamente l’auto a fare il tagliando, così anche gli sposi devono vegliare sul proprio matrimonio, controllandone spesso lo stato di salute. Così come ci si prende cura di una pianta, anche l’amore sponsale ha bisogno di cura, di luce, di acqua e di concime, affinché il matrimonio possa essere sempre più un segno dell’amore del Signore. Quando noi, infatti, riusciamo a vivere l’ascolto, il morire per amore, il farci dono, siamo segno dell’amore grande che Cristo ha per l’uomo. Sono stati due giorni intensi, di condivisione tra le varie famiglie, ma anche un momento per ogni coppia per fermarsi, ricaricarsi e trovare nuovo slancio per la vita. Proprio come fanno i discepoli di Emmaus che dopo l’incontro con il Risorto tornano a Gerusalemme, anche noi siamo chiamati a tornare alle nostre attività quotidiane, alla nostra routine, alle nostre relazioni, con rinnovato ardore”.

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