DIOCESIUn cammino percorso con gioia alla ricerca della speranza. Possiamo riassumere così la Giornata Mondiale della Gioventù della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto che si è svolta venerdì 1 dicembre alle ore 20:30 a Centobuchi. Del resto il tema scelto da Papa Francesco per la GMG Diocesana, tratto dalla Lettera di San Paolo ai Romani, è proprio l’espressione “Lieti nella speranza” (Rm 12, 12) che mette al centro dell’attenzione i due sentimenti che hanno caratterizzato la serata: la gioia e la speranza. Obiettivo centrato dunque, anche a giudicare dalla riuscita dell’evento che ha registrato la partecipazione di più di 350 tra adolescenti e giovani, oltre che del vescovo, Mons. Carlo Bresciani, del responsabile diocesano della Pastorale Giovanile e Vocazionale, don Matteo Calvaresi, e di numerosi altri sacerdoti della Diocesi che hanno accompagnato i giovani all’incontro.

Un cammino iniziato in Portogallo la scorsa estate, durante la GMG di Lisbona, dall’1 al 6 agosto 2023, a cui hanno partecipato oltre 100 giovani della nostra Diocesi. Ed è proprio da lì che si è ripartiti venerdì sera, quando ci si è ritrovati presso il piazzale retrostante la chiesa Regina Pacis e la giovane Giulia Iozzi ha raccontato l’esperienza portoghese che l’ha vista protagonista. Numerosi gli spunti di riflessione offerti dalla ragazza: la volontà e al tempo stesso il timore di mettersi alla prova; il viaggio come momento edificante che ha permesso un confronto tra pari e con gli adulti; la gioia ritrovata dello stare insieme ai fratelli con lo sguardo di quando si era bambini; la riscoperta dell’importanza della catechesi; l’accoglienza e l’ospitalità di una novantenne portoghese che le ha fatto ricordare la cura e l’affetto che erano stati di sua nonna; il pianto liberatorio al termine della Via Crucis vissuta con Papa Francesco e quel dolore condiviso con degli sconosciuti con cui all’improvviso ci si è sentiti fratelli. “La GMG – ha affermato Giulia Iozziè la testimonianza di una Chiesa che non lascia solo nessuno. Mai. Una Chiesa che finalmente crea un luogo in cui un giovane trova uno spazio in cui sentirsi bene”.

Un cammino che proseguirà a Roma, dal 28 luglio al 3 agosto 2025, in occasione del Giubileo dei Giovani voluto da Papa Francesco. Queste le parole di don Matteo Calvaresi: “Sperare, nel significato cristiano, significa attendere, ma non nel dubbio, bensì nella certezza. Noi ora siamo in Avvento e quindi in attesa del Natale, ma siamo anche in attesa del Giubileo dei Giovani che si terrà a Roma nell’estate del 2025. Mettiamoci dunque spiritualmente in cammino verso Roma”. Tutti i presenti sono stati divisi in quattro gruppi, ciascuno recante il nome di una strada consolare: Aurelia, Flaminia, Tiburtina e Cassia. Partendo dalla parrocchia Regina Pacis, gli oltre 350 giovani, così divisi, hanno percorso strade diverse del quartiere monteprandonese alla scoperta del significato cristiano di speranza.

Un lungo e gioioso cammino lungo il quale i giovani hanno incontrato altri giovani, testimoni di speranza.
Ester Cozzolino e Mattia D’Erasmo, entrambi di 27 anni, appena sposati, hanno raccontato la loro storia: prima la speranza di Ester, appena trasferita nelle Marche, di trovare un luogo in cui sentirsi accolta e a suo agio; poi la speranza di entrambi di trovare una persona che li corrispondesse che si è realizzata nel loro incontro; ora la speranza di creare una famiglia numerosa e ricca d’amore.
Rita Esposito, giovane infermiera di 27 anni, ha affrontato il tema della cura, dell’approccio nei confronti del malato e di quanto, nella sua professione, la speranza sia un requisito quasi essenziale: a volte posseduta in grande quantità, altre volte solo desiderata, ma sempre in ogni caso cercata e foriera di serenità e gioia.
Veronica Fanesi, 27 anni, docente alla Scuola Primaria, ha testimoniato la sua esperienza di speranza come studentessa prima e come insegnante poi: la sua speranza di non farsi prendere dall’ansia di non trovare lavoro, ma anche la speranza negli occhi degli alunni che già da piccoli sognano il loro futuro.
Giacomo Paolini, giovane ingegnere di 28 anni, infine, ha raccontato la sua difficoltà nel trovare la strada giusta da intraprendere, prima negli studi e poi nel lavoro. Queste le sue parole: “A volte capita di perdere la speranza, di sentirsi inutili, di voler mollare, di pensare di sentirsi un fallimento, come è successo a me. Ma questo non è vero. In quei momenti dobbiamo ricordarci che Dio ci vuole felici. Magari noi non capiamo quello che ci sta succedendo, perché non abbiamo un quadro completo di tutta la storia, ma il Signore sì. Perciò in quei momenti non fermatevi a questi pensieri negativi, bensì andate oltre, perché per ognuno di voi Dio ha pensato ad un progetto speciale”.
Ultimo testimone di speranza un ospite molto speciale, il sindaco Sergio Loggi, il quale ha testimoniato come la speranza sia necessaria anche nella Pubblica Amministrazione. Il primo cittadino di Monteprandone ha raccontato la storia del centro urbano della frazione di Centobuchi ed in particolare del Parco della Conoscenza, luogo simbolo di speranza: “Nato nei progetti come punto di ritrovo e di socializzazione per tutti i cittadini, purtroppo appena costruito era poco e mal frequentato. Ad un certo punto, quindi, abbiamo pensato di riqualificarlo in uno spazio urbano, nuovo e bello, che la comunità ha saputo abitare e vivere”.

Un cammino gioioso, dunque, ma anche colmo di riflessioni. Non solo quelle fatte al microfono, ma anche quelle sussurrate lungo il percorso, come quella di un giovane adolescente che è rimasto particolarmente colpito da una delle testimonianze ascoltate e che ha colto l’occasione per parlare con la sua educatrice della difficoltà a trovare fiducia e speranza in questo periodo particolare della sua vita, segnato da problemi familiari e di salute. Un dialogo lungo, che a tratti è diventato preghiera, a tratti è diventato anche speranza.

Un cammino che si è concluso presso il salone Giovanni Paolo II della chiesa Sacro Cuore dove ad attendere i giovani pellegrini c’era il vescovo Carlo Bresciani, il quale, visibilmente felice di vedere la folla di giovani invadere l’ampio locale, ha detto: “Eravate aspettati tutti dal Signore!”.
“Papa Francesco – ha proseguito Bresciani – ha dato uno slogan per questa giornata: ‘Lieti nella Speranza’. La prima parola, ‘lieti’, ci rimanda alla gioia, un sentimento a cui aspiriamo tutti e che è un desiderio profondo per ciascuno di noi. La seconda parola, ‘speranza’, ci viene ben spiegata nella pagina di Vangelo appena proclamata in cui viene detto che il Signore non vuole trovarvi addormentati ma svegli e vivaci, non ripiegati nel presente bensì proiettati nel futuro. Voi siete giovani e avete tanti desideri che sono sicuro siano belli. Coltivate dunque la speranza! Un giovane che non spera, infatti, è spento, non ha coraggio, non ha iniziativa. Al contrario, un giovane che spera è vivo, ha un cuore forte, osa. Siate perciò attenti, acuti, intelligenti nel custodire la speranza“.
Bresciani ha poi concluso: “Dobbiamo sostenerci reciprocamente nella speranza, incoraggiarci. Al Campo da Graça, a Lisbona, i due milioni di giovani presenti durante la GMG hanno dato tanta speranza, perché erano insieme per costruire qualcosa di buono. Questa esperienza ci insegna che dobbiamo essere gli uni la speranza degli altri. A volte ci può essere l’impressione che il Signore non risponda, che sia lontano, ma non è così. Cosa fare dunque quando pensate che non ci siano più prospettive, quando avete l’impressione che la speranza si sia spenta o addirittura persa? Papa Francesco ci dice di fermarci e pregare, perché la nostra speranza ha sì bisogno di noi, ma ha anche bisogno di un Altro, che è Dio. Il Natale è la luce di Dio che si riaccende. Fatela perciò riaccendere dentro di voi, cosi ritroverete la speranza e la gioia”.

Al termine dell’incontro, che si è concluso con un momento conviviale, don Matteo Calvaresi ha dato appuntamento ai giovani alla Via Crucis durante la Quaresima ed ha invitato i maggiorenni a vivere l’esperienza singolare ed esaltante di Casa Giovani, la struttura diocesana situata a San Benedetto del Tronto in Via Forte, in cui poter sperimentare una convivenza comunitaria di tre settimane, vivendo la dimensione della comunione, della preghiera e del discernimento.

 

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