di Roberta Barbi – Città del Vaticano  

Era stato un momento toccante, con Sting che intona “Fragile”, suonando quella chitarra, la prima prodotta nella nuova liuteria del carcere di Secondigliano, accompagnato dai musicisti del Quartetto del Mare, che imbracciavano gli altri strumenti realizzati con il legno dei barconi di migranti arrivati a Lampedusa. Quel momento toccante era stato filmato, grazie al sostegno della Fondazione Con il Sud e delle altre maestranze che vi avevano lavorato gratuitamente; il video, poi, era stato inserito nel film “Posso entrare? An ode to Naples”, firmato dalla moglie di Sting, Trudie Styler. Ora quella clip è stata estrapolata nuovamente e donata alla Casa dello Spirito e delle Arti, che assieme alla Fondazione Comunità di San Gennaro gestisce la liuteria di Secondigliano, e sarà utilizzato per una raccolta fondi di finanziamento del progetto “Metamorfosi”. “È bello vedere artisti sensibili al dramma contemporaneo che vivono le persone migranti – ha commentato con Vatican News Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Casa dello Spirito e delle Arti – a questo si aggiunge la questione della dignità e del lavoro da restituire alle persone detenute, come vuole l’articolo 27 della nostra Costituzione”.

Sting e il “Quartetto del mare”

A giugno, nella casa circondariale di Secondigliano, Sting, con il Quartetto del mare, esibendosi con i primi strumenti realizzati dalla liuteria in carcere commentò: “Questi strumenti hanno un’anima”. “Suonano in un modo tutto loro – conferma Mondadori – hanno una dolcezza che uno Stradivari non ha, perché sono realizzati con legno intriso di umanità, di dolore e resurrezione insieme”. Un concerto indimenticabile, dunque, una performance che resterà nella storia e di cui esiste anche un documento video, che ora sarà utilizzato proprio a vantaggio del progetto che questa storia l’ha resa possibile. “È stato un momento forte, dedicato solo ai ristretti, un momento lontano dalla mondanità che solitamente circonda questi eventi, in cui l’artista si è fatto vicino a persone che più di chiunque altro hanno bisogno di bellezza, persone solitamente dimenticate, che per una volta, invece, sono state messe al centro della scena”.

Una “Metamorfosi” non solo del legno 

Il progetto Metamorfosi ha consentito la realizzazione di una falegnameria-liuteria nella casa di reclusione di Milano Opera dove con il legno recuperato dai barconi vengono realizzati violini, violoncelli, contrabbassi e l’oud della tradizione mediterranea; di recente è stata aperta anche una seconda liuteria proprio a Secondigliano dove si realizzano chitarre e mandolini: l’obiettivo è arrivare a costituire una vera e propria orchestra del mare. “Nel progetto ci sono anche altre due carceri coinvolte – prosegue Mondadori – cioè Monza e Rebibbia a Roma, in cui, con il legno delle chiglie delle barche si producono rosari e altri oggetti sacri”. In tutti questi laboratori ci sono detenuti assunti con regolare contratto: “Chi lavora cambia, in carcere si vede benissimo un giorno dopo l’altro il verificarsi di quelle metamorfosi che danno il nome al progetto – aggiunge il presidente – soltanto smontando le barche e trovando gli oggetti personali che sono appartenuti ai migranti si prende atto di questa tragedia contemporanea che è la migrazione. Ma la metamorfosi coinvolge anche i giovani delle scuole che vengono in visita nei laboratori e incontrano rifugiati e detenuti ed è una metamorfosi che deve cambiare anche noi portando a chiederci, come ci ricorda Papa Francesco: perché su quella barca ci sono loro e non noi? Perché in carcere ci sono loro e non noi?”.

 

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