DIOCESI – Si è concluso ieri, 29 settembre 2023, con la celebrazione eucaristica di chiusura, l’atto di affidamento a Maria e l’annuncio della Peregrinatio Mariae, il consueto pellegrinaggio annuale dei fedeli italiani dell’Unitalsi a Lourdes, quest’anno particolarmente sentito per la speciale ricorrenza dei 120 anni dalla fondazione dell’associazione.
4500 sono stati gli Italiani che hanno partecipato al pellegrinaggio, di cui 500 i fedeli delle Marche e 100 i pellegrini della Diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, partiti alla volta della patria di Santa Bernardette, accompagnati dal vescovo diocesano, Mons. Carlo Bresciani, e dall’assistente spirituale diocesano per l’Unitalsi, don Vincenzo Catani.

“Abbiamo vissuto giornate molto intense e molto belle – racconta il vescovo Bresciani -. Potrei definire il pellegrinaggio a Lourdes un’esperienza di grande spiritualità e preghiera, pensando a quando davanti alla grotta di Maria abbiamo meditato le sue parole e le sue esortazioni. Ma è stata anche un’esperienza molto bella di Chiesa, perché a Lourdes si ha la percezione  esatta di Maria che riunisce la sua famiglia attorno al Signore. Quando dico ‘famiglia’, intendo la famiglia internazionale con tutte le caratteristiche che questo comprende: è stato bello vedere gli scout che danno da bere ai malati dopo la Comunione, i tanti giovani che guidano le carrozzine, le dame e i barellieri che assistono i malati, la fede e la preghiera dei malati, le tante nazioni rappresentate, le tante lingue che si trovano tutte unite. È un’esperienza di universalità della Chiesa, di una famiglia dai molti volti, dalle molte etnie, dalle molte nazioni e dalle molte lingue, ma che parlano una sola lingua: la fede nel Signore Gesù, attraverso lo stimolo e l’invito di Maria. Credo che questa sia la vera Chiesa, la Chiesa verso la quale dobbiamo andare, che sia quella cappella  di cui Maria ha parlato a Santa Bernardette in una  delle sue apparizioni, quando le ha chiesto che lì si costruisse una cappella, non una cappella di pietre soltanto, bensì fatta di volti, sia le persone che stanno bene e aiutano gli altri sia gli ultimi che vengono da essi accolti nelle loro realtà. È un’esperienza che ravviva il cuore e che dà tanta forza ed entusiasmo per andare avanti. È bello che la si faccia e la si viva insieme. Mi auguro che tanti la possano vivere e sperimentare così”.

Dello stesso avviso anche don Vincenzo Catani, il quale afferma: “Siamo giunti al termine della nostra esperienza a Lourdes e torniamo a casa portandoci dietro un bagaglio incredibile di sensazioni, parole, atteggiamenti, meditazioni, sguardi e attenzioni. Ci portiamo dietro la bianca figura di Maria e la dolcissima figura della piccola Bernadette, piccola di età, ma grande nello spirito. E portiamo con noi anche una esperienza personale irripetibile: ognuno di noi, infatti, qui a Lourdes ha rivoltato se stesso all’interno, come quando giriamo una camicia per lavarla bene, al dritto e al rovescio, sopra e sotto. Ecco, ognuno di noi ha fatto un’esperienza incredibile che è difficile da raccontare e anche da comprendere, se non la si è vissuta”.

“Personalmente – prosegue don Vincenzo – ho percepito ancora una volta i segni di Lourdes, rivissuti e riaguzzati.
Il segno della roccia. La roccia dura della grotta di Massabielle, ma anche levigata dalle mani dei pellegrini nel corso degli anni, quella roccia che anticamente, prima dell’apparizione a Bernardette, era un rifugio per i maiali che andavano a mangiare i rifiuti del paese e che invece, attraverso Maria, è diventata oggi un pezzo di Paradiso. Quella roccia dura che indica anche la durezza della nostra esistenza, del nostro dolore, della nostra vita grama che invece attraverso la Fede, la Speranza e l’Amore, diventa leggera, permeabile, sopportabile, dolcissima.
Il segno della luce. La luce in genere che avvolge Lourdes anche nel fango della notte, la luce dei flambeaux, delle candele, dei ceri che sono sempre lì accesi: anche se il vento li disturba, rimangono tenacemente accesi. Simbolo della nostra fede che a volte viene tormentata dal dubbio e dall’incertezza, ma che rimane lì forte. Abbiamo bisogno di certi momenti in cui riprendiamo la fede in mano e la rivalorizziamo, ricollocandola su solide basi.
Il segno dell’acqua. L’acqua è il simbolo del lavaggio, della purificazione, del Battesimo e più in generale della vita: dove c’è acqua, c’è vita, non c’è deserto; dove c’è acqua, c’è anche pulizia; dove c’è acqua, c’è anche gioia.
I segni della comunità, infine, sono anche molto importanti. Il segno della comunità che insieme prega, insieme cammina, insieme fa le processioni. Tutto a Lourdes è comunità. Poi ci sono i malati e i sofferenti, che non sono soltanto quelli in carrozzina o sui letti, ma anche quelli che hanno ferite interiori, spirituali, psicologiche, nei rapporti con gli altri, nella loro vita grama e dura, ferite che sanguinano e fanno molto male allo stesso modo delle ferite del corpo.
Tutto questo è Lourdes”.

Numerosi ed intensi gli appuntamenti vissuti durante la settimana appena trascorsa: dalla Via Crucis sulla collina del Calvario alle varie celebrazioni eucaristiche, dalla processione notturna aux flambeaux alla Santa Messa Internazionale, dalla festa di buon compleanno all’Unitalsi in occasione del 120° anniversario dalla sua fondazione nel 1903 alla celebrazione eucaristica di chiusura, con l’atto di affidamento a Maria e l’annuncio della Peregrinatio Mariae.

Martina Pignotti, una giovane volontaria di 24 anni, appartenente alla Parrocchia San Gabriele dell’Addolorata di Villa Rosa di Martinsicuro, racconta: “Il momento che più mi è rimasto nel cuore è stata la processione aux flambeaux: vedere tutti i pellegrini camminare, cantare e pregare insieme è stato come osservare dall’esterno un coro di persone che cantano in una stessa lingua, nonostante vengano tutti da posti diversi. È stato molto bello anche potersi avvicinare e sostare davanti alla grotta sia da soli sia con qualche altro compagno di viaggio per vivere un momento di intimità in cui potersi affidare e riflettere. Ora che ne parlo, mi rendo conto di quanto sia difficile descrivere il pellegrinaggio di Lourdes, perché ho provato emozioni così forti che ritengo perdano la loro forza ed intensità nel raccontarle. Posso solo dire che per me è stato un partire con un gruppo di cui all’inizio non conoscevo tutti i componenti e ritrovarmi alla fine della settimana a sentirmi parte di una famiglia dalle solide basi, in cui la collaborazione, l’aiuto, la preghiera, la condivisione e la grande gioia sperimentati mi hanno consentito di creare legami speciali. Questo viaggio è stato anche molto speciale per me, perché tanto atteso e desiderato, visto che, dopo una prima esperienza nel 2019, a causa della pandemia non ero più tornata a Lourdes. In particolare è stato anche un’opportunità per prestare servizio e aiutare chi ne ha bisogno. Eravamo tanti giovani tra scout, dame, barellieri e volontari e siamo stati presenti negli alberghi, nelle piscine e in tutti gli altri luoghi in cui è stato necessario dare una mano. Mi auguro che tutti possano vivere prima o poi esperienze di umanità come questa, che riempiono il cuore di gioia e che sono in grado di cambiare il modo di vedere le cose che viviamo quotidianamente“.

I fedeli che hanno viaggiato in aereo sono rientrati ieri, mentre coloro che hanno scelto il treno o il pullman sono ancora in viaggio e rientreranno nelle prossime ore. Tutti con la convinzione di aver vissuto momenti di spiritualità speciali ed indimenticabili. “Abbiamo vissuto ancora una volta, per la grazia di Dio, un’esperienza bellissima – conclude don Vincenzo Catani –. Ringraziamo il Signore il quale, per l’intercessione di Maria, ci ha dato questo pezzo di Paradiso da vivere. Ora stiamo tornando a casa, chi con il treno, chi con l’aereo, chi con il pullman, per riprendere il ritmo quotidiano filiale della nostra esistenza, ma più rafforzati, più speranzosi, più sorridenti, con una lena e un vigore dentro che ci hanno riempito i cuori e che sapranno riempire anche i giorni che verranno: quando saranno a volte duri, a volte vuoti, a volte secchi, potremo tornare con la memoria a questi giorni di Cielo, a questi pezzi di Paradiso che abbiamo vissuto”.

 

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