Perù: non si fermano le proteste

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Nonostante l’invito ai manifestanti “alla tregua” della presidente Dina Boluarte, che ha anche chiesto al Congresso di votare un ulteriore anticipo delle prossime elezioni generali, le proteste in Perù non accennano a fermarsi. Blocchi stradali stanno parzialmente isolando Lima. Il più imponente di questi riguarda la Panamericana Sud, l’arteria che congiunge la capitale con il sud del Paese. Dieci agenti sono stati feriti a Ica, nel Sud del Paese e il Governo ha prorogato di dieci giorni il coprifuoco a Puno, una delle roccaforti della protesta, nel sudest. Oggi la presidente relazionerà sulla situazione davanti all’Organizzazione degli Stati americani.
Un effetto collaterale della protesta riguarda le zone più isolate del Paese, come quelle amazzoniche. In particolare, si presenta molto preoccupante la situazione nella regione di Madre de Dios e nel capoluogo Puerto Maldonado, la località visitata da Papa Francesco cinque anni fa. I blocchi stradali e la chiusura degli aeroporti di riferimento per la regione, a cominciare da Cuzco, stanno provocando carenze di cibo, carburante, gas domestico, medicinali e di forniture per la depurazione dell’acqua. Prezzi di gas e benzina sono saliti alle stelle. Il governatore regionale Luis Otsuka Salazar ha chiesto all’Esecutivo di fornire il supporto necessario agli abitanti della regione attraverso un ponte aereo.

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