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Vescovo Bresciani: “I santi sono stati operatori pacifici di unità”

DIOCESI – Il vescovo della diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Mons. Carlo Bresciani ha presieduto la Santa Messa in occasione della Solennità di Tutti i Santi.

Mons. Bresciani durante l’omelia ha affermato: “Questa festa, così cara a noi cristiani, perché carica di ammirazione per le opere di Dio nella povertà umana che contraddistinguono anche ciascuno di noi, ci fa sentire orgogliosi di essere cristiani, non per i nostri meriti, perché quando va bene ne abbiamo sempre molto pochi, ma per l’amore di Dio capace di elevare la natura umana alla santità, cioè a una piena comunione con lui. Si tratta di un amore che Dio elargisce a piene mani su ogni battezzato e su ogni uomo e donna che vive in questo mondo.
Chi è il santo? È colui che è vissuto in maniera degna della propria vocazione in Cristo. San Paolo, infatti, scrivendo dalla prigione ai suoi fedeli di Efeso così li esorta: “Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti” (Ef. 4, 1-6) .
I santi hanno seguito questa indicazione dell’apostolo che è in piena sintonia con le beatitudini che il Vangelo ci ha presentato questa sera. Si tratta della via della santità che resta valida per sempre, quindi anche per ciascuno di noi.
Cogliamone sinteticamente alcune indicazioni.
Con ogni umiltà: è la virtù degli uomini veri, che non presumono di se stessi, non si sentono superiori agli altri e non si nascondono dietro false maschere di potenza e rifiutano ogni aggressività. Sono coloro che non ostentano se stessi, non impongono con forza la loro volontà, magari con una sottile svalutazione o addirittura con disprezzo degli altri. L’umile non è mai aggressivo nelle parole o nelle opere, pur non privandosi di una parola di verità.
L’umiltà è la virtù stessa di Gesù che ebbe a dire: “imparate da me che sono mite e umile di cuore” (cfr. Mt 11, 29). Umile è chi riconosce di aver bisogno degli altri e di Dio e con il suo aiuto sa vivere la coerenza nella vita cristiana. Forse a volte possiamo avere l’impressione che l’umiltà ci renda più deboli, al contrario invece, è la virtù di chi sa ripartire sempre di nuovo senza negare la realtà con le sue durezze e le sue resistenze anche alle migliori intenzioni.

Dolcezza: è il contrario dell’ira e dell’irruenza offensiva dell’altro. Non si tratta tanto di quella sdolcinatura che rende insapore la vita, quanto della capacità di essere attenti a non offendere mai gratuitamente l’altro, lasciandosi portare solo dai propri impulsi, dalla propria impazienza o dal desiderio di affermazione della propria presupposta superiorità. È la virtù di chi sa piegarsi con carità verso il bisognoso, guardandolo negli occhi con bontà anche quando avesse le mani vuote e non potesse donare altro che un sorriso. È la virtù di chi non scarica sugli altri i propri pesi, ma, se può, aiuta gli altri a portare i loro, come fa Gesù senza farcelo pesare.

Magnanimità: è la virtù di chi ha un cuore grande che sa dare ospitalità a chiunque la chiede; di colui che sa giudicare con comprensione e benevolenza, senza false indulgenze, anche gli errori, sia propri che degli altri. Il magnanimo è generoso nell’ascoltare e nel donare, nel comprendere e nel perdonare; mai si lascia andare alla critica cattiva e alla mormorazione distruttiva. Colui che è magnanimo non conserva astio, rancori o desideri di vendetta e non sobilla altri a sentimenti negativi verso qualcuno, anzi mette una parola di riconciliazione dove le vicende hanno creato fratture o risentimenti. Colui che è magnanimo è un vero operatore di pace in famiglia, nella comunità, nella Chiesa, ovunque, perché è in pace con se stesso: ha un cuore pacificato capace di donare amore.

Sopportandovi a vicenda nell’amore: viviamo dentro le relazioni nelle quali ognuno di noi porta i propri limiti e i propri difetti, oltre alle proprie qualità. Non c’è alcuna relazione, per quanto ci si voglia bene, che non richieda sopportazione reciproca come autentico atto di carità. Sopportare significa portare il peso dell’altro non come semplice rassegnazione, ma come libera scelta di volontà di bene nei suoi confronti. A ben guardare ognuno di noi ha bisogno della sopportazione dell’altro, perché almeno qualche volta siamo un peso per chi ci sta vicino: a causa del nostro carattere, della malattia che ci ha colpito, della nostra testardaggine o più semplicemente della nostra diversità.

Avendo a cuore di conservare l’unità: è una raccomandazione che san Paolo fa sempre alle sue comunità cristiane, perché è consapevole del danno personale e comunitario di ogni divisione con forti ricadute negative sulla fede e sulla carità. Siamo chiamati a camminare insieme nella fede, proprio perché siamo chiamati da Dio ad essere Chiesa. Sempre i santi sono stati operatori pacifici di unità, appassionati cercatori di ciò che unisce e lottatori spirituali contro ciò che divide, sapendo bene che la divisione è opera del maligno.
Quale è il fondamento dell’amore all’unità che ha sempre ispirato ogni santo? San Paolo lo ricorda con molta chiarezza: “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è “al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti”.
Se questo è il fondamento, la meta non può che essere: “un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siamo chiamati”.
Ecco il cammino di santità che san Paolo propone a tutti, un cammino che una schiera infinita di santi ha percorso in ogni periodo della Chiesa; santi che sono vissuti accanto a noi, nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre parrocchie e nella nostra Chiesa diocesana. Essi ci hanno consegnato un tesoro prezioso che spetta a noi custodire nella gratitudine; non solo custodire, ma vivere perché è la via di una autentica umanità che arricchisce noi e coloro che vivono con noi.
Mentre ringraziamo Dio perché ha donato a noi e al mondo questi santi nostri amici e fratelli, chiediamo per noi la grazia di seguire la loro stessa vita”.

Redazione: