Sorelle Clarisse: “Devo fermarmi a casa tua”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza di San Benedetto del Tronto

La Liturgia, questa domenica, ci fa conoscere Zaccheo. Leggiamo nel Vangelo che è un «…capo dei pubblicani e ricco…piccolo di statura…». E’, cioè, un esattore delle tasse, mestiere di peccato, un uomo che si è arricchito rubando agli altri, un uomo venduto all’autorità dei romani contro il suo popolo, e la bassa statura non è solo una caratteristica fisica ma un’immagine per dire quanto il suo essere scorretto gli abbia impedito di crescere e gli abbia inimicato gli abitanti della città, quella folla, ci dice ancora il Vangelo, che non gli permette di vedere Gesù di cui aveva sentito parlare, un Gesù che, ora, sta attraversando la sua città, Gerico.
Zaccheo non vuole incontrare Gesù, vuole solo vederlo, individuarlo tra tutta quella gente. Ma vede solo schiene, una barriera di schiene. E cosa si inventa? Un luogo di avvistamento, un albero di sicomoro su cui salire e poter così avere una visuale migliore.
Gesù passa sotto quell’albero e alza lo sguardo. A sorpresa rivolge la parola a Zaccheo, lo chiama per nome, si autoinvita a casa sua. E annulla ogni distanza: colui che Zaccheo cercava di vedere si rivela come colui che alza gli occhi cercando Zaccheo. E lo fa dal basso verso l’alto, quasi fosse più piccolo del piccolo Zaccheo.
«Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Non “posso fermarmi?”, Non “vorrei fermarmi”, non “riterrei opportuno fermarmi”, ma “devo fermarmi, non posso fare a meno di fermarmi, desidero fermarmi” … a casa tua, nella tua vita, nella tua intimità.
E Zaccheo, che conosce e vive solo relazioni di sfruttamento, capisce dal comportamento di Gesù che la legge della vita è altro.
Il Signore ci cerca, questa è la grazia. Ci cerca e ci ama non perché siamo bravi e abbiamo una buona condotta o per opportunità ma ci ama quando siamo ancora “peccatori”, cioè immersi e sprofondati nel nostro limite e nelle nostre povertà. Ci ama senza chiedere nulla in cambio…e questo è scandaloso per l’anima moralista che c’è in ciascuno di noi.
Infatti, continua il Vangelo, «vedendo ciò – cioè vedendo Gesù chiedere di essere accolto ed entrare in casa di Zaccheo – tutti mormoravano: “E’ entrato in casa di un peccatore”». Gesù non si giustifica con la gente, neanche Zaccheo parla con la folla per giustificarsi ma dialoga intimamente con Gesù. E la parola diventa carità: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Zaccheo non smette semplicemente di rubare ma passa al dono: smontato dalle sue false sicurezze, è libero di moltiplicare la relazione con gli altri.
Non sappiamo quali siano stati i pensieri di Zaccheo una volta che Gesù fosse andato via. Ma vogliamo immaginare che avrebbe potuto, quella notte, rivolgersi a Dio con la bellissima preghiera tratta dal Libro della Sapienza e che ci propone oggi la prima lettura: «Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia, come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra. Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato».
Gerico è su ogni strada del mondo: per ognuno di noi che è piccolo c’è un albero, per ognuno di noi uno sguardo. Il Signore deve fermarsi, oggi, proprio a casa nostra!

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