Martinsicuro da scoprire, tra scavi archeologici e antiche diocesi

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Rubrica Storia e Territorio

MARTINSICURO – La cittadina di Martinsicuro nel vicinissimo Abruzzo andrebbe senz’altro rivalutata non solo per la bellezza evidente, ma in quanto pregna di storia. Nel 1996 in modo casuale poi sistematico, si iniziò una campagna di scavo che suscitò grande meraviglia e riportò nei “giusti binari” l’appartenenza martinsicurese alla città romana  di Truentum, che negli ultimi anni alcuni studiosi avrebbero voluto “spostare” a San Benedetto del Tronto.

In località “Case Feriozzi” fu riscoperta la città tanto citata dagli storici antichi,  di Castrum Truentinum, ossia Truentum.

Già nel 1984 Don Vincenzo Galiè, un sacerdote di Montefiore dell’Aso appassionato di storia e archeologia, pubblicò un libro dal titolo :  “Castrum Truentum e Turris ad Truntum” Macerata ( 1984).  

Nel volumetto Don Galiè avvalendosi dei suoi studi di archeologia ma soprattutto di topografia antichistica, in base ai documenti e alla geografia del territorio, individuò sulla carta la città di Truentum presso Martinsicuro.

Si attirò- all’epoca – il ludibrio di molti studiosi locali, sempre più convinti che invece  -Truentum fosse insistita nei pressi di San Benedetto del Tronto. Nel 1996 durante uno scavo urbano, vennero alla luce delle fondamenta e la soprintendenza archeologica dell’Abruzzo, con l’archeologo Andrea Staffa iniziò una campagna di scavo in loco, effettivamente ritrovando inequivocabilmente – anche in base al rinvenimento di una iscrizione topografica – la città di Truentum.

In effetti l’archeologo Andrea Staffa nominò nel suo volume : ABRUZZO: STRUTTURE PORTUALI E ASSETTO DEL LITORALE FRA ANTICHITA’ ED ALTO MEDIOEVO “ nelle note di pag. 350 Galiè, dimostrando di aver letto molto attentamente il suo libro durante gli scavi, eppure Don Galiè non venne neanche invitato al mega convegno post-scavi. Perché? Non si voleva forse ammettere che tale studioso “faidatè” avesse individuato per primo sulla carta l’esatto sito di Truentum già nel 1984? Che l’effettivo scopritore fosse dunque lui e non il rappresentante ufficiale della Soprintendenza ?

Una Storia seria con la “S” maiuscola, non dovrebbe agire in questo modo, ma riconoscere a Cesare quel che è di Cesare, senza nulla togliere ai professionisti che scavarono, materialmente, ritrovando la città di Truentum e le sue antiche vestigia.  Ma la storia purtroppo andò così con immensa amarezza da parte di Vincenzo Galiè.

Martinsicuro era importante anche perché faceva parte della diocesi di Truentum già  in tempi antichissimi, in epoca addirittura paleocristiana o altomedievale.

Uno studioso di Cupra Marittima, Giovanni Ciarrocchi, geometra scrupolosissimo , appassionato da sempre di archeologia ha voluto perfino ricostruire il territorio dell’antica diocesi scomparsa : “L’ Ager truentinum – ci spiega – confina a Nord sull’Albula con l’agro cuprense, confina a Sud con la Val Vibrata con l’agro di “Castrum Novum”, confina ad Ovest più o meno a Nereto. La chiesetta di Santa Scolastica è un elemento centuriale importante della centuriazione truentina”. Lo studioso ha affermato inoltre che : “..il limite-confine tra l’ager tridentino e quello cuprense  è in corrispondenza dell’Albula; Infatti la Pieve di San Benedetto segna il secondo cardine quintario sinistro  coerente con la centuriazione cuprense, questo conferma la tradizione del martire Benedetto proveniente da Cupra Marittima”. Martinsicuro-Truentum era esattamente a 20 miglia da Ascoli e a 26 miglia da Fermo, in ottima e strategica posizione viaria, ricordiamo la vicinanza con la Via Salaria. Della scomparsa diocesi di Truentum ha parlato anche un altro sacerdote e profondo studioso : Don Vincenzo Catani,

Dunque Martinsicuro ha un passato importante da riscoprire e valorizzare.  Si consideri che per motivi di lunghezza del testo, in questa sede si è parlato solo della parte romana, eludendo quella liburnica e quella dal medioevo in poi.

In foto : Lo scomparso Don Vincenzo Galiè durante una delle sue scoperte alla ricerca delle antiche vestigia all’interno del cunicolo della cinquecentesca chiesa di Santa Lucia a Grottammare ( foto di Carlo Gentili).

 

 

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