Parrocchia San Filippo Neri, Benedetta Capriotti ci racconta l’esperienza dell’oratorio estivo

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Concludiamo questa settimana il racconto di come ragazzi ed animatori hanno vissuto nella loro parrocchia l’estate appena trascorsa. Oggi, in particolare, incontriamo Benedetta Capriotti, una catechista della parrocchia di San Filippo Neri, guidata da don Gianni Croci.

Queste le parole di Benedetta: “Il parroco don Gianni, sulla scia di quanto avvenuto lo scorso anno, ha nuovamente coinvolto alcuni catechisti nell’organizzazione dell’oratorio. Anche quest’anno mi sono messa a servizio, come faccio da anni, in qualità di mamma e catechista. In tutto hanno aderito circa 80 bambini e ragazzi, tutti compresi tra i 6 ed i 12 anni, che sono stati accompagnati durante il cammino da 10 educatori e da 15 animatori. La novità di quest’anno è stata che tra questi giovani animatori abbiamo potuto contare su alcune nuove leve delle scuole medie, che hanno espresso il desiderio di mettersi a servizio dei più piccoli. Si tratta di un fatto per noi molto importante, soprattutto se consideriamo che la proposta è partita direttamente da loro: mentre negli anni precedenti hanno vissuto l’esperienza da partecipanti, quest’anno si sono sentiti di mettersi a disposizione della comunità.”

Per il nostro oratorio – prosegue Benedetta – abbiamo utilizzato, come molte altre parrocchie della Diocesi, il sussidio ‘L’Armadio del Cuore’, che aveva come obiettivo quello di aiutare i ragazzi a riordinare la propria casa interiore, senza perdere di vista i propri sogni che, come in un armadio, sono stati sistemati in appositi cassetti. L’oratorio si è svolto nel mese di luglio ed è stato suddiviso in quattro settimane, ognuna dedicata ad una stagione dell’anno. Gli incontri sono avvenuti il martedì e il venerdì dalle ore 15:00 alle ore 19:00. Il pomeriggio iniziava con un’ora dedicata all’esecuzione dei compiti per le vacanze. Chi non voleva svolgere tale attività, poteva dedicarsi al canto, grazie alla preparazione di una giovane animatrice che accompagnava i ragazzi con la chitarra. La mezz’ora successiva consisteva in un laboratorio di riflessione durante il quale alcuni giovani animatori mettevano in scena una storia che serviva ad introdurre il tema del giorno. Il parroco poi leggeva e commentava un passo del Vangelo legato al tema trattato e poi veniva intavolata una piccola riflessione con il metodo Writing-Reading Workshop: pertanto i ragazzi appuntavano su un taccuino le loro considerazioni che, successivamente, venivano condivise all’interno di gruppi di lavoro precostituiti che erano dei veri e propri laboratori di manualità, cucina, teatro e sport. I bambini poi si spostavano al campetto per svolgere alcune attività ludiche, come balli e giochi a tema. Dopo la merenda, ognuno si spostava nel proprio laboratorio ed avviava le relative attività. Nonostante lo schema di lavoro giornaliero fosse sempre lo stesso, in realtà il tema trattato e le relative attività cambiavano ogni giorno, quindi i ragazzi non si sono mai annoiati, anzi aspettavano con curiosità ed interesse la drammatizzazione della storia per saperne l’epilogo. Nella prima settimana il nostro obiettivo era quello di insegnare ai ragazzi come riconoscere le proprie difficoltà per gestirle e continuare a sognare; la seconda settimana era dedicata invece a riconoscere l’importanza dell’altro per camminare insieme: le attività della terza settimana avevano lo scopo di educare i bambini a riconoscere la saggezza dell’anziano come ampliamento e ricchezza della propria esperienza; infine nell’ultima settimana la finalità per i ragazzi era quella di imparare a diventare amici.”

Per quanto concerne i momenti più belli vissuti durante l’oratorio, Benedetta racconta: “Tanti sono stati i momenti per me significativi. Il primo giorno, ad esempio, abbiamo presentato la tematica dell’oratorio mettendo in scena la parte iniziale della fiaba che ci ha accompagnato per tutta la durata dell’oratorio. In quell’occasione sono rimasta veramente colpita dall’attenzione che i bambini e i ragazzi hanno riservato alla vicenda: sono stati in religioso silenzio a guardare ed ascoltare i giovani animatori che, accompagnati anche dagli educatori adulti, si sono improvvisati attori provetti. Un altro momento da ricordare è stato, senza dubbio, quello vissuto durante la terza settimana, quando abbiamo coinvolto alcuni adulti ed alcuni anziani per fare una testimonianza di vita collegata a ciascun laboratorio. Per quanto concerne il laboratorio di manualità, abbiamo invitato un pescatore che ha raccontato alcuni aneddoti delle sua vita lavorativa e ha mostrato ai bambini come fare i nodi da marinaio. Per quanto riguarda il laboratorio di cucina, è intervenuta una nonna che ha realizzato una ricetta coinvolgendo tutti i partecipanti. Invece, per il laboratorio di teatro, un’altra nonna ha raccontato la sua passione per la recitazione e come è riuscita a portarla avanti insieme ad alcuni giovani. Per il laboratorio di sport, infine, sono intervenuti un giovane papà e un nonno che hanno raccontato la loro esperienza da professionisti nel mondo del calcio. È stato bello constatare la generosità con cui i relatori si sono messi a disposizione della comunità, raccontando le loro storie personali di vita e anche la soddisfazione nel poter forse essere utili a far realizzare ai ragazzi i loro sogni: attraverso i loro racconti, infatti, i bambini hanno ascoltato e capito l”impegno che occorre per portare avanti i propri obiettivi, la fatica, il duro lavoro, il sacrificio, ma anche l’entusiasmo, la gioia e la soddisfazione nel vederli realizzati. Insomma tante emozioni, a volte anche difficili da gestire, ma sempre belle da vivere.”

“Per quanto mi riguarda – conclude Benedetta – l’esperienza a contatto con i bambini è sempre stimolante ed è motivo di crescita interiore personale. Quest’anno, in particolar modo, la collaborazione con i giovani animatori, dei quali in parte sono anche catechista, mi ha emozionato tanto perché, nell’osservare questi ragazzi all’opera a servizio dei più piccoli, ho visto concretizzarsi i frutti di tante esperienze vissute insieme.”

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