La Pantafa, scopriamo la storia del “fantasma” che paralizza nel dormiveglia

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RUBRICA CULTURA  E TERRITORIO – Spesso nei racconti intorno al focolare, c’era come protagonista la cosiddetta “Pantafa” e allora i bimbi sgranavano gli occhi nel terrore.. I vostri nonni ne hanno mai parlato? Un personaggio di fantasia? Un fantasma ? Chi è la pantafa

Una strana creatura che gira di notte tra Marche e Abruzzo e si avvicina al letto mentre dormiamo paralizzandoci nel sonno deriverebbe dal termine che sembrerebbe di origini greche : “pandafecha” o pantafa.

I racconti sono questi : Sentirsi bloccati nel dormiveglia, non riuscire ne’ a parlare, ne’ a muoversi , vedere un personaggio velato con mantello bianco, provare terrore ma non potersi muovere.. Si pensava fosse lei, la pantafa, la responsabile degli stati di paralisi nel sonno, c’era sempre una figura vestita di chiaro con gli occhi spaventosi e la faccia aguzza, veniva vista sdraiata, sopra o accanto al testimone senza che egli riuscisse a muoversi e se ci provava, si sentiva investito da una sensazione di soffocamento.
A  San Benedetto del Tronto veniva chiamata  “pantafrica” o “pantafica”, ma solo se “appariva” con  l’aspetto di una donna anziana, in grado di provocare stati di apnea nel sonno e di soffocamento. Sempre a San Benedetto del Tronto è diffusa la leggenda circa una presunta “entità” col nome di “pantàfana”, una donna morta di freddo al porto agli inizi del Novecento, il cui spirito sarebbe rimasto sulla riva, attorno alla statua del pescatore..
Chiamata in una decina di nomi simili , ossia: “pantafica”, “pantafrica”, “pandafecha”, il più diffuso “pantafa”, ma anche “pantàfana”.. viene citata da una bibliografia che  culmina con i libri scritti a fine 1800 da Gennaro Finamore , un esperto di tradizioni  e superstizioni di confine, in questo caso riguardanti Marche e Abruzzo .  Basti citare  ” Curiosità popolari tradizionali “e “Tradizioni popolari abruzzesi” dove anche descrive  in dettaglio i ” mazzamurelli”  detti a Grottammare : “Mazzamerijie”, cioè gli spiritelli o folletti che nascondevano gli oggetti facendo i dispetti ai “cristiani”, che andavano tenuti buoni, se si voleva vivere serenamente e non far si che la vita quotidiana diventasse, a causa loro – dispettosissimi- impossibile.
Tornanda alla “pantafeca “ o “pantafa”, secondo La tradizione popolare si suggeriva di non mangiare pesante la sera, di non arrabbiarsi prima di coricarsi e di dire sempre le preghiere.

Come rimedio all’apparizione, una soluzione poteva essere quella  di dormire in posizione supina oppure di tenere a bada l’entità posizionando nei pressi del letto scope con molte setole, sacchetti di fagioli o ceci o lenticchie oppure a san Benedetto del Tronto, secchietti di sabbia, ritenendo che la “pantafica”, come le streghe e i vampiri in genere, sia irresistibilmente tentata dal contare gli oggetti e resti così distratta dal suo scopo di disturbare il malcapitato che dorme. Esistono per contro ricerche scientifiche che suggeriscono possibili strategie di trattamento dei disturbi “ipnagogici”. Che cosa sono questi disturbi?

Come ci spiega Stefania Ippati, Ricercatrice (Link https://www.uwell.it/articoli-stile-di-vita/allucinazioni-ipnagogiche-cause-rimedi): “Le allucinazioni ipnagogiche sono vivide percezioni visive, uditive, tattili o persino di movimento che si verificano durante l’addormentamento (quando invece si manifestano durante il risveglio si parla di allucinazioni ipnopompiche)  .. Tipici esempi di allucinazioni ipnagogiche sono le sensazioni di minaccia incombente, di soffocamento, di galleggiamento, rotazione o caduta..le persone con ansia, depressione, disturbi affettivi o sindrome bipolare hanno ben il doppio delle possibilità di andare incontro a fenomeni di allucinazioni ipnagogiche.. Il fenomeno alla base delle allucinazioni ipnagogiche è ancora poco conosciuto. È stato ipotizzato che nel sonno molte funzioni cerebrali rimangano attive e, in particolare durante le allucinazioni, siano connesse a processi che coinvolgono la percezione sensoriale, generando appunto un fenomeno non reale, ma che viene vissuto come tale. A scatenare questo tipo di allucinazioni può essere per esempio l’uso di droghe illegali, il consumo eccessivo di alcolici prima di andare a dormire e stati di ansia e stress, mentre ad aumentarne il rischio sono alcuni disturbi del sonno o dell’umore..”

Che fare dunque per non vedere più la “pantafa”?

Consigliamo di non bere alcool prima di andare a dormire, ma una ottima camomilla o valeriana, di mangiare leggero a cena e di stare sereni. Dunque è chiaro che questa visione è solo una alterazione del sonno e che non esista nessuna entità! Quanto all’etimologia del nome, sembrerebbe derivare dal latino di origine greca “phantasma”, che corrisponde semplicemente al nostro “fantasma”. Purtroppo conosciamo ancora troppo poco il nostro cervello e i meccanismi chimici che lo fanno funzionare, anche durante il sonno..nonostante gli immensi progressi della scienza, quindi molte sensazioni sono dettate semplicemente da comuni fenomeni cerebrali, spesso innescati dalla chimica comune.
Tuttavia la poesia horror della “pantafa” tra marche e Abruzzo non ne deve risultare sminuita o ridicolizzata, ma mantenere il suo aspetto tradizionale e folkloristico, storico, magari senza più paura, ma con un sorriso in più!

rbt

In foto: una immagine di statua greca a cui è ispirato il nome “Pantafa”

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