DIOCESI – E’ iniziata nella giornata di mercoledì 2 marzo, con il rito delle Ceneri, il tempo quaresimale anche nella diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.
Al mattino il Vescovo Bresciani ha vissuto il ritiro con i sacerdoti della diocesi presso la Parrocchia di San Filippo Neri.
Durante l’omelia il Vescovo Bresciani ha affermato: “Seguendo l’invito del profeta Gioele, anche noi siamo chiamati a confessare le nostre colpe, come singoli sacerdoti, ma in questo momento anche come presbiterio che si presenta davanti a Dio con il capo chino, affinché la cenere che riceveremo sulla testa da segno di distruzione diventi concime di fecondità.
O Signore, confessiamo prima di tutto le tue grandi opere che continui ad operare tra di noi e in ciascuno di noi, nonostante le nostre povertà e le nostre renitenze. Constatiamo ogni giorno che la Chiesa è opera tua e non nostra, che sei tu che tocchi i cuori degli uomini e sai trarre anche dal peccato la conversione e impensabili opere di bene. Questo ci rende ancora più umili davanti a te e, mentre riconosciamola nostra povertà e piccolezza, proprio per la tua bontà osiamo confessarci peccatori e lo facciamo tanto più quanto più constatiamo la grandezza della tua bontà.
Signore tu sai che proveniamo da un periodo tutt’altro che facile a causa della pandemia che ancora non ci ha lasciato del tutto. Sentiamo forte la stanchezza di questo periodo che ci ha provato duramente e ha provato anche le nostre comunità. Dobbiamo combattere la sfiducia e la tentazione di cedere al fatalismo e al disimpegno: scorciatoie semplicistiche per una maggiore chiusura su noi stessi.
Sentiamo la preoccupazione per il futuro, poiché la pandemia ha messo a nudo alcune fragilità nostre e dei nostri fedeli. Ci pensavamo forti e ci siamo scoperti improvvisamente deboli; ci pensavamo coperti e sicuri e ci siamo scoperti in balia di un virus invisibile e insidioso. Avvertiamo la fatica della ripartenza e dobbiamo combattere contro lo scoraggiamento nostro per poter poi incoraggiare i fedeli che ci hai affidato.
Siamo il presbiterio che tu hai donato alla nostra chiesa diocesana, te ne siamo profondamente grati, ma siamo un presbiterio segnato anche da dolorose ferite a causa del nostro peccato, delle nostre incomprensioni, delle nostre rigidezze, della nostra incapacità di perdono reciproco, proprio mentre chiediamo il tuo perdono. Ci ripieghiamo sulle nostre ferite e non ci preoccupiamo delle ferite che infliggiamo, proprio per queste nostre chiusure e insensibilità, ai confratelli e ai fedeli che ci hai affidato.
Siamo lontani da tuo Figlio Gesù che, ferito dal rinnegamento di Pietro, inchiodato alla croce, invece che chiudersi sul suo dolore, si preoccupa di perdonare con uno sguardo d’amore.
Siamo simili a quei bambini di cui parla tuo figlio Gesù nel vangelo: simili “a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!” (Lc 7, 32).
A volte preferiamo andare per vie di solitudine e rifuggire dagli incontri del presbiterio: ci è facile trovare facili giustificazioni da dare a noi stessi, ma sappiamo che non possiamo farle valere davanti a te.
Siamo più propensi alla lamentazione che alla lode riconoscendo il bene che pure c’è nel fratello e nella nostra Chiesa. Più pronti alla critica e a percorrere vie di solitudine che non alla paziente ricerca della convergenza che richiede l’abbandono di alcune nostre rigidezze, chiusure o presupposte superiorità. Talora più a rincorrere i social, invece che mettersi in preghiera per il fratello davanti a te con il cuore pieno di benevolenza, abbandonando la chiacchiera inutile, quando non dannosa.
Ma sappiamo, o Signore che tu ci ami e, proprio perché ci ami, ci inviti alla conversione e alla fiducia. Incominciamo questa quaresima accettando tutti la cenere sul nostro capo, perché tutti ci riconosciamo bisognosi di conversione. Fa’, o Signore, che non sia solo un gesto esteriore di umiltà, ma sia invece espressione di un cuore che riconosce il proprio peccato e chiede il tuo aiuto per combatterlo con la forza della tuo amore per ciascuno di noi. Il tuo amore ferisca il nostro cuore indurito dalle inutili corazze difensive con il quale l’abbiamo ricoperto rendendolo sclerotico, così da restituircelo cuore capace di autentica presbiterale empatia fraterna e di rinnovata passione per quella missione che ci hai affidato nella tua Chiesa. Allora, la nostra lode a te sarà piena. Amen”




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