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Rito delle Ceneri, Vescovo Bresciani: “Preghiera, digiuno e carità per prepararci alla Santa Pasqua”

DIOCESI – E’ iniziata nella giornata di mercoledì 2 marzo, con il rito delle Ceneri, il tempo quaresimale anche nella diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto.
Al mattino il Vescovo Bresciani ha vissuto il ritiro con i sacerdoti della diocesi presso la Parrocchia di San Filippo Neri.

Nel pomeriggio il Mons. Bresciani ha presieduto il rito dell’imposizione delle ceneri durante la messa delle 18.00 presso la Chiesa Cattedrale Madonna della Marina. Un gesto simbolico, espressione di un desiderio di cambiamento e perdono. La cenere depositata sul capo, infatti, ricorda ai fedeli la precarietà della vita, il bisogno di purificazione e di redenzione.
Queste le parole del Vescovo Bresciani durante l’omelia: “Entriamo con questa celebrazione nella quaresima, uno dei tempi forti della liturgia che ha lo scopo di prepararci alla santa Pasqua attraverso tre vie principali che la spiritualità cristiana suggerisce: la preghiera, il digiuno e l’elemosina (cioè la carità). Le modalità di vivere queste tre vie ci sono state indicate nel Vangelo che abbiamo poco fa proclamato.

La preghiera quest’anno ha un ulteriore motivo molto immediato: la richiesta della pace in Europa secondo la richiesta specifica del papa. Purtroppo venti di guerra corrono per l’Europa: pensavamo che non potesse più capitare, invece eccoci con cannoni che sparano gli uni contro gli altri.

Preghiamo, facendoci noi stessi operatori di pace all’interno delle tensioni che connotano la vita e le relazioni nelle quali siamo immersi. Sappiamo che pregare non è solo affidare a Dio, scaricare addosso a lui quello che non vogliamo fare noi, ma, sapendo che senza di lui non possiamo fare nulla, pregare è anche farci carico con Dio di quanto è nelle nostre possibilità. Possiamo fare molto, sia pure nel nostro piccolo, coltivando una cultura di comprensione, di rispetto dei diritti altrui, di accoglienza delle persone e di perdono.

Preghiamo, perché Dio ci doni la forza di conversione da una vita che tiene conto solo dei propri interessi a una vita sempre più evangelica che sa vedere, come ha fatto Gesù, anche i bisogni degli altri. Non ci può essere pace là dove ci sono soprusi e incapacità di comprensione. Non è pensabile la possibilità di camminare insieme se non coltiviamo quell’attenzione agli altri che imita quella di Gesù.

Sappiamo che la preghiera è innanzitutto ascolto di Dio e di quanto la sua Parola suggerisce per la nostra vita buona. Siamo chiamati, quindi, a convertirci all’ascolto, ad essere non soltanto ascoltatori, ma anche operatori della parola ascoltata, come ci ricorda san Giacomo nella sua lettera.

Il digiuno è la seconda opera richiesta per la conversione quaresimale. Di che digiuno parliamo? Di quel digiuno che ci porta alla carità. Digiuno per condividere prima di tutto cosa significa mancare di qualcosa e poi per donare ad altri: digiunare liberamente per donare a chi è costretto a digiunare. Non si può staccare il digiuno dall’elemosina, dalla carità, altrimenti diventa un digiunare per ammassare ancor di più. In questo senso il digiuno ha a che fare con la nostra salute spirituale. Ci sono molte diete che oggi vengono consigliate alla nostra opulenta società, diete estremamente più severe del digiuno che suggerisce la Chiesa, diete che pensano  giustamente alla salute fisica.

Per la conversione che la quaresima ci suggerisce è necessario un digiuno per la nostra salute spirituale. In questa luce dovremmo chiederci che cosa devo eliminare dalla mia vita per la mia salute spirituale? Non si può pretendere di avere una buona salute spirituale se la si nutre di cibi sbagliati, pericolosi e tossici. Ammiro chi al supermercato controlla accuratamente il cibo che compera e la sua genuinità, ma mi domando come mai non siamo così accurati verso ciò che rovina la nostra salute spirituale.

C’è un digiuno di cui certamente abbiamo molto bisogno: digiuno dalle parole inutili e dannose. Quanto male fanno a noi e agli altri quelle parole senza controllo, spesso insulse e non di rado assolutamente negative e aggressive, che corrono come fiume in piena sui social! Mi piace collegare il digiuno con il silenzio delle parole inutili e rotto solo da parole pesate e pensate prima di essere dette o scritte.

L’elemosina è la terza opera di conversione suggerita per la quaresima. Ovviamente non riguarda quelle cose superflue che invece di buttarle pensiamo di donarle. Riguarda, invece, quella attenzione ai bisogni altrui che porta a privarci di qualcosa per soccorrere chi è nel bisogno più di noi.

Mi piace collegare l’elemosina con l’offertorio della santa messa. Purtroppo l’abbiamo ridotto a un gesto talmente simbolico che non dice quasi più niente a nessuno, al punto tale che, talora, quando si cerca di renderlo più significativo, si offre quello che poi ci si riporta a casa. Che offerta è se te la tieni, non ti privi di nulla e ti riporti a casa quello che hai detto di aver donato? Oppure offriamo gli spiccioli di cui non sappiamo cosa farne: e non sono gli spiccioli della vedova del vangelo.

Entriamo in questa quaresima mentre come Chiesa italiana siamo impegnati nel cammino sinodale che è sicuramente un cammino che chiede conversione a tutti noi. Una conversione che parte dal riscoprire che insieme siamo Chiesa, che la fede in Gesù ci chiama ad essere Chiesa-comunione. Il cammino sinodale non è quindi una specie di tecnica pastorale più o meno complicata per rendere più efficace quello che siamo chiamati a fare verso gli altri (cioè annunciare loro il Vangelo), ma innanzitutto per farci riscoprire il nostro essere Chiesa, cioè la nostra identità di cristiani, in quanto possiamo esserlo solo insieme, uniti dalla carità di Cristo.

Il cammino sinodale ci chiede di non attardarci in una vana nostalgia del passato, per di più idealizzato come se nel passato tutto fosse stato roseo dal punto di vista della fede. Si cammina guardando avanti, senza rimpianti e senza illusioni, cercando, con l’aiuto della Parola di Dio, di discernere nel nuovo che avanza quali sono i passi che Dio ci chiede di compiere insieme per non deragliare dalla giusta strada.

Siamo chiamati a convertirci nel nuovo in cui siamo immersi, non dal nuovo. Convertirci nel nuovo, perché la novità cristiana non sia vanificata e non giunga più al nostro cuore e al cuore degli uomini..

Si ricorda che il Mercoledì delle Ceneri è, così come il Venerdì Santo, giorno di astinenza dalle carni e da tutti i cibi particolarmente ricercati. Digiuno cristiano che consiste nel fare un unico pasto durante il giorno, devolvendo possibilmente in beneficenza il corrispettivo di quanto non si è consumato.

Luigina Pezzoli: