Solo tre giorni fa, in occasione del Primo maggio nel quale si è celebrato il Giubileo del lavoro, il vescovo aveva parlato “della drammatica realtà del lavoro nero o del lavoro senza sicurezza che si evidenzia in misura drammatica con le morti nell’ambiente di lavoro: tragica cronaca dei nostri territori anche in tempi molto vicini”. E aveva ammonito: “Sciagura davvero grande sarebbe che questa ripresa fosse giocata a vantaggio di pochi e non invece per realizzare tanti nuovi posti di lavoro dignitoso e buono”.
Sulla tragica vicenda di ieri è intervenuto anche Michele Del Campo, direttore della Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Prato, secondo cui “l’emergenza dell’inaudita morte di Luana ci mette violentemente in rapporto con una realtà che pretendiamo di rimuovere e che può precipitarci in uno stato di ‘eccezioni permanenti’ (è capitato, potrà sempre capitare…), ma non può essere così”. “La sua morte non è un’eccezione, è la conseguenza del nostro modo di concepire il lavoro solo come un ‘fare’ eliminando il ‘pensare’”, aggiunge Del Campo, convinto che “la morte di Luana deve impegnarci a rimettere al centro la lotta per il buon lavoro. Il lavoro è vita, è relazione con l’altro, è costruzione, è generazione, è creatività, è comunità”.