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In Valtellina una casa protetta per donne vittime di violenza

Elisabetta Gramolini

Circondata dalle montagne, lontana dall’odio. Aprirà nel piccolo comune di Cino, nella provincia di Sondrio, una Casa protetta dedicata alle donne che subiscono minacce o maltrattamenti. A volerlo è l’Associazione italiana vittime della violenza (aivvtuteladonna.it), con sede a Milano, da venti anni al fianco delle persone perseguitate o in pericolo. Proprio l’8 marzo, Giornata internazionale della donna, l’associazione e il comune della Valtellina hanno firmato una convenzione, alla presenza del prefetto di Sondrio, per l’affitto gratuito dei locali, una ex scuola. “La Casa ospiterà quindici persone”, afferma il presidente della associazione, Paolo Di Gregorio.“L’obiettivo è quello di offrire un luogo sicuro a chi si sente in pericolo e proviene da tutta Italia”.Il progetto era stato presentato dai rappresentanti della onlus a papa Francesco in occasione di un incontro a gennaio 2020. L’iniziativa prevede che all’interno della struttura le ospiti possano ritrovare la serenità attraverso un supporto specializzato offerto dalla cooperativa sociale “Si può fare”, nata a sua volta dall’esperienza dell’Associazione di volontariato La Centralina onlus, fondata da don Diego Fognini a Civo.

“La Casa – spiega ancora Di Gregorio – vuole essere un punto di riferimento e una base di partenza da cui ripartire per una nuova vita.La donna si deve sentire al sicuro per denunciare e anche dopo. Ci è capitato in passato che anche dopo la denuncia la vittima non sapesse dove andare.Inoltre con l’aiuto della cooperativa vorremmo che per le ospiti più fragili fosse possibile immaginare anche progetti lavorativi”.

Per realizzare l’iniziativa, i volontari partiranno a breve con una campagna di raccolta fondi fra i privati.
La spinta a dare aiuto in particolare alle donne, l’associazione la ritrova nel vissuto dei suoi volontari, parenti di vittime di violenza.

“Al Santo Padre – ricorda Di Gregorio -, così come al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che abbiamo incontrato in due occasioni, abbiamo esposto la nostra volontà affinché a nessuna donna possa capitare quello che le nostre figlie, madri, sorelle è successo”.“Mia figlia Sonia nel 2000 è stata uccisa poco più che ventenne dal padre di sua figlia– racconta –, una bimba che oggi ha 23 anni e mi ha reso bisnonno. Sonia aveva chiesto protezione ma non l’ha ricevuta. Aveva fatto tre denunce ma è stato inutile. La sua uccisione ha devastato la vita della mia famiglia.La mia risposta a questa tragedia è stato l’impegno per l’Associazione e la realizzazione della Casa protetta”.Uno dei primi casi di cui la onlus si è occupata nel 2007 è quello di una donna con due figli che viveva in Sardegna, vessata e ricattata dal marito: “Noi volontari abbiamo raccolto i fondi necessari per aiutarli e farli arrivare a Milano dove ci siamo attivati per trovare un lavoro alla donna e farle ricominciare una vita lontana dalle minacce e dalle violenze insieme ai bambini. Una volta al sicuro, la donna ha denunciato il marito”.

Con la pandemia le richieste di aiuto sono aumentatee oggi, dopo anni di impegno, Di Gregorio si sente di suggerire che contro la violenza di genere “Bisogna far crescere la pianta sana da bambini. Serve educarli nel rispetto della dignità delle persone, sia dell’uomo sia della donna”.

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