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VIDEO “Ripartiamo insieme” Proseguono gli incontri per i catechisti della diocesi

DIOCESI – Proseguono ogni Lunedì, alle ore 21:00, gli incontri di formazione che l’Ufficio diocesano di Evangelizzazione e Catechesi ha attivato, in modalità online, per gli educatori ed i catechisti. Dopo aver affrontato i temi della Comunicazione nella scrittura e nella catechesi, della Comunicazione efficace e della Catechesi esperienziale, lunedì 23 Novembre si è parlato di Empatia e strategie pedagogiche. Numerose le proposte giunte dai rappresentanti delle varie parrocchie della diocesi sui percorsi da seguire durante il periodo dell’Avvento sia con i bambini ed i ragazzi della scuola dell’obbligo sia con i giovani delle Superiori.

L’incontro si è aperto con il saluto del Vicario generale, don Patrizio Spina, il quale ha citato un frammento del Vangelo secondo Luca (2, 25-33) in cui si parla di Simeone, uomo giusto e pio, che aspetta la consolazione d’Israele: “Simeone è l’uomo dell’attesa: un’attesa che è prima di tutto personale, ma che fa anche insieme al popolo ebraico che era – e continua ad essere – in attesa anche ai giorni d’oggi. Noi, la Chiesa, siamo proprio come Simeone e il suo popolo: in queste domeniche di Avvento, infatti, anche noi, come gli Ebrei, siamo il popolo dell’attesa.”

E proprio su questo tema sono state tante le proposte pervenute, durante l’incontro, da parte degli educatori della nostra diocesi. Qualcuno ha collegato l’attesa di Gesù a quella di ogni madre: a tal proposito si potrebbe chiedere ai ragazzi di portare una foto delle loro madri in dolce attesa. Qualche altro ha pensato di creare un puzzle della corona dell’Avvento, consegnando ai ragazzi, ad ogni incontro da qui a Natale, un paio di pezzi, così da far comprendere meglio il senso dell’attesa. Qualche educatore ha pensato di coinvolgere i bambini in un laboratorio per realizzare una corona d’Avvento con i materiali più disparati, usando la loro fantasia: durante questo laboratorio dovranno essere scattate delle foto che poi verranno utilizzate per la realizzare un video; i ragazzi più grandi potrebbero cimentarsi con dei disegni sulla natività da utilizzare per realizzare un cartone. Al via, in un’altra parrocchia, anche un concorso di fotografia sui presepe realizzati in famiglia. Diversi, invece, i suggerimenti di attività per gli adolescenti: per questi ultimi l’attesa viene vista come un tempo che non passa mai e quindi si è pensato di parlare del linguaggio delle emozioni, magari anche coinvolgendo i genitori che, però, sarebbe bello venissero chiamati in causa direttamente dai ragazzi. Alcuni educatori poi hanno pensato di dare un piccolo sussidiario ai genitori dei bambini affinché siano loro stessi ad educare alla fede i propri figli. Qualche altro ha ideato e realizzato alcuni libretti di preghiere da dare ai ragazzi, per far si che non trascurino la preghiera, anzi si è pensato anche di far creare uno spazio in casa proprio per pregare con tutta la famiglia.

La Dott.ssa Maria Chiara Verdecchia ha poi ammonito: “Ricordate che sia con i ragazzi sia con i genitori i messaggi devono essere brevi e chiari: sono concessi massimo 10 minuti, perché poi non c’è più attenzione. Inoltre con le piattaforme digitali non si può improvvisare, bisogna sempre preparare per bene gli incontri.”

A seguire don Gianni Croci ha invitato tutti ad uscire dagli schemi tradizionali: “Il periodo che stiamo vivendo è singolare, quindi dobbiamo rivedere completamente il nostro modo di fare catechismo, dobbiamo inventarci qualcosa, dobbiamo cercare nuovi linguaggi e nuovi strumenti: attraverso segni o gesti, dobbiamo aiutare i genitori ad accompagnare i loro figli lungo il cammino della vita e della fede.”

Infine, con grande sorpresa di tutti i partecipanti alla riunione, sullo schermo è comparso il vescovo Carlo Bresciani il quale ha salutato i presenti e ha affermato: “Il grembo porta ad un incontro, proprio come l’attesa dell’Avvento porterà a Gesù. Formare significa facilitare questo incontro. Ma attenzione: questo non significa che saremo noi a fare l’incontro o che saremo noi a concedere la fede ai ragazzi; al contrario, la fede è un dono: noi possiamo agevolare alcune dinamiche, possiamo solo seminare e attendere di vedere il frutto. In altre parole, nell’attesa noi non facciamo altro che introdurre un incontro che, però, poi continuerà direttamente con la persona.”

La serata si è conclusa con un momento di preghiera, ma soprattutto con un carico di entusiasmo, energia e voglia di fare che ciascuno è chiamato a riportare nella propria parrocchia, agli altri catechisti e ai ragazzi.

Carletta Di Blasio: