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Sorelle Clarisse: “Gesù è il primo dei piccoli, il primo dei miti e umili di cuore”

Nel Vangelo di oggi ascoltiamo Gesù che pronuncia queste parole: «Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore…».

Quando pensiamo ad un giogo immaginiamo subito un peso, qualcosa che costringe, opprime…ma qui Gesù parla del suo giogo…possibile sia un peso da portare, da accollarsi?

Prendere su di sé il giogo di Gesù significa fare nostre la mitezza e l’umiltà della sua persona.

Mitezza e umiltà che non consistono principalmente nell’essere piccoli e poveri, perché si può essere insignificanti ma arroganti allo stesso tempo. Non consistono neanche nel sentirsi piccoli, perché questo può nascere da una cattiva immagine di sé, da un complesso di inferiorità che si vive.

Non consistono neppure nel dichiararsi piccoli, perché lo si può dichiarare e proclamare ma non crederlo veramente.

Non “essere piccoli”, non “sentirsi piccoli”, non “dichiararsi piccoli” o tantomeno “rimanere piccoli”. Mitezza e umiltà consistono nel “farsi piccoli”, e nel farsi piccoli per amore.

Chi sono allora i piccoli? I piccoli sono tutti coloro che non si sentono degli arrivati, ma che hanno sempre il bisogno di capire, di mettersi ancora e sempre in cammino per cercare la verità. I piccoli sono coloro che non si ritengono autosufficienti ma che hanno il desiderio dell’altro nella propria vita. I piccoli sono coloro che, pur non possedendo tutta la scienza e la sapienza di questo mondo, riescono a cogliere con semplicità la verità e la profondità di ogni esperienza e situazione.

Gesù stesso è il primo dei piccoli, il primo dei miti e umili di cuore!

Scrive il profeta Zaccaria: «Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina». Viene come figlio di povera gente, nasce in una stalla, non ha in mano alcun potere e la sua rivoluzione si compie su una croce. Gesù si è fatto piccolo per amore, ed è quello che ha fatto per tutto il tempo, dalla creazione passando per l’incarnazione.

Vogliamo davvero farci piccoli? Cosa può portarci l’essere miti e umili di cuore? Ce lo dice sempre Gesù nel Vangelo: «…e troverete ristoro per la vostra vita».

Sì…la nostra vita troverà ristoro, troverà forza, troverà vigore solo nel momento in cui non tenteremo di farne strumento per abbassare la vita degli altri ma strumento di grazia per elevare l’altro, servendolo e aiutandolo a crescere. Una via ed una vita in cui non ci sarà un vincitore e tanti perdenti ma che eleva tutti. Umiltà, mitezza, piccolezza non significano, dunque, sottomissione, umiliazione sterile, mancanza di reazione, stoltezza ingenuità, rinuncia ad ogni desiderio personale…ma il dare concretezza all’invito che Gesù ci fa: quello di prendere su di noi il suo amore e farne annuncio di vita per tutti.

Redazione: