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Europa: 50 anni senza dogane interne

Gianni Borsa

Le cronache non hanno dato grande risalto al fatto che in questo mese di luglio l’Unione doganale europea compie 50 anni. L’abolizione delle barriere commerciali interne era già prevista nei trattati istitutivi della Comunità europea (1957): il grande mercato unico, immaginato dai padri dell’integrazione, avrebbe avvicinato dapprima le economie dei Paesi membri, poi, progressivamente, avrebbe contribuito – sul piano politico – alla costruzione della “casa comune” dopo le divisioni e gli orrori della guerra mondiale.
Pierre Moscovici, commissario per gli affari economici e le dogane, a questo proposito ha dichiarato: “L’unione doganale è una realizzazione unica ed eccezionale, che consente agli europei di cogliere appieno i benefici del mercato interno, con scambi commerciali fluidi e consumatori sicuri”. Le dogane aperte tra gli Stati aderenti all’Ue hanno proprio il compito di facilitare i movimenti dei lavoratori, delle merci, dei capitali e dei servizi,proteggendo al contempo gli stessi cittadini-consumatori e le imprese europee da una “invasione sregolata” dei prodotti esteri,salvo quelli ritenuti utili o necessari o semplicemente appetibili dai mercati europei.
A dirla così, sembrerebbe una cosa scontata. Ma in epoca di euroscetticismo “a priori” e di costruzione di muri “a prescindere”, il valore dell’abolizione dei dazi interni può essere banalizzata nella forma e sottovalutata nella sostanza. Invece, come stato recentemente spiegato a Bruxelles, il varo dell’Unione doganale, nel 1968, “ha segnato il primo passo decisivo verso la trasformazione dell’Ue nel principale blocco commerciale del mondo, in cui le 28 amministrazioni doganali comunitarie agiscono come un’unica entità”. In questo mezzo secolo l’Unione doganale “si è trasformata in un pilastro del nostro mercato unico, tutelando le frontiere dell’Ue e proteggendo i nostri cittadini da merci vietate e pericolose, come armi e stupefacenti, e favorendo inoltre una costante crescita della quota del commercio mondiale”:nel 2017 le dogane Ue hanno trattato il 16% del commercio planetario.

Grazie all’abolizione dei dazi interni le merci possono circolare liberamente, siano esse prodotte nell’Ue o al di fuori delle sue frontiere, mentre i dazi sui beni provenienti dall’esterno dell’Unione europea sono di norma pagati all’entrata dei confini dei 28. Al contempo le dogane esterne “impediscono l’ingresso nell’Unione di prodotti che rappresentano un rischio per la sicurezza o la salute dei cittadini europei, bloccano merci oggetto di traffico e di contrabbando o che presentano un pericolo per l’ambiente e il patrimonio culturale europeo oppure merci che pregiudicano gli interessi finanziari dell’Ue e dei suoi Stati membri”.
Per far questo gli Stati Ue si avvalgono di un insieme comune di norme, fondato sul Codice doganale dell’Unione, aggiornato nel 2013 e applicato dal 2016.Al giorno d’oggi, mentre spirano venti neoprotezionisti, con il presidente degli Stati Uniti (maggior partner commerciale dell’Ue) che inizia ad applicare dazi sui prodotti comunitari, l’Unione doganale – che ha ovviamente i suoi limiti e punti deboli – potrebbe mostrare, in Europa e non solo, i suoi molteplici vantaggi. E al contempo avvertire gli Stati membri dell’Unione circa l’importanza e il valore aggiunto del mercato unico per la crescita economica e per la tutela degli interessi dei lavoratori e dei cittadini europei.
Togliendo gli occhiali euroscettici, anche questo aspetto potrebbe risultare più chiaro.

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