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Iraq: padre Benoka (caldeo), “cristiani della piana di Ninive si sentono in pericolo. A Mosul si sentono minacciati”

“Non solo i cristiani di Ankawa, ma soprattutto quelli che vivono nella Piana di Ninive si sentono molto in pericolo, soprattutto in questa situazione, in cui un esercito prende il posto di un altro esercito”. Così, ai microfoni di Radio Vaticana, il sacerdote iracheno, padre Benham Benoka, descrive la situazione nel Paese martoriato dalla guerra. In Iraq, infatti, la sconfitta delle milizie jihadiste del sedicente stato islamico non sembra ancora assicurare una stabile cornice di pace. Il futuro delle comunità cristiane, in particolare, è minacciato da varie incognite. La Piana di Ninive, dove molti cristiani sono tornati negli ultimi mesi, è al centro di forti tensioni tra l’esecutivo di Baghdad e il governo indipendentista del Kurdistan. Forte l’appello lanciato dal patriarca caldeo, Louis Raphael Sako, al presidente della Repubblica Fuad Masum per evitare nuovi conflitti. “ Il patriarca caldeo – afferma il sacerdote – cerca di proteggere tutti gli iracheni e l’unità del Paese, ma anche e soprattutto i cristiani che sono i più deboli fra gli indifesi in questo Paese. I cristiani non sopportano più un minimo conflitto tra Bagdad e il Kurdistan o altre parti sui loro territori. Ora i cristiani sono veramente in grave pericolo; ogni conflitto può definitivamente svuotare l’Iraq dei cristiani”. Nonostante la grave situazione, aggiunge padre Benoka, “i cristiani cercano di tornare nelle loro case, però hanno bisogno di aiuti che li sostengano a continuare la loro esistenza nella Piana di Ninive. Molti sono tornati nelle loro case, ma bisogna chiedersi in che condizione si trovano le loro case. Le case sono ancora bruciate, molte sono distrutte. All’interno delle città i cristiani della Piana di Ninive si trovano come i rifugiati”. “Gravissima” la situazione a Mosul dove “la questione non riguarda lo stato islamico. La gente non torna a Mosul a causa dell’ideologia che ha devastato la cultura della gente di Mosul. In alcuni casi, i cristiani si sono sentiti minacciati quando sono tornati nella città appena liberata”.

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