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Monache Clarisse: “La Trinità è l’esperienza di un amore vissuto e donato, di una relazione vissuta e testimoniata”

DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 11 giugno.

La liturgia di questa domenica ci svela il vero volto di Dio. San Paolo, nella seconda lettera ai Corinzi, ci parla di un «Dio dell’amore e della pace». Addirittura, è Dio stesso che, come leggiamo nella prima lettura tratta dal libro dell’Esodo, si rivela a Mosè come «il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e fedeltà».

L’amore, la misericordia, la fedeltà di un Dio che è Padre e che, come dice Gesù a Nicodemo, «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».

L’amore, la misericordia, la fedeltà di un Dio che è Figlio e che non è venuto «nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

L’amore, la misericordia, la fedeltà di un Dio che è Spirito Santo, e che manda il suo Spirito come risposta all’invocazione di Mosè per il suo popolo, «…che il Signore cammini in mezzo a noi…», una invocazione che facciamo nostra, perché proprio questo Dio sia con noi, ogni giorno…ci accompagni, ogni giorno…ci custodisca, ogni giorno.

La Trinità, che oggi noi festeggiamo, è questa esperienza, l’esperienza di un amore vissuto e donato, di una relazione vissuta e testimoniata.

Un amore che non è teoria, non è solo un concetto di teologia…un mistero, quello della Trinità che non è una definizione più o meno giusta o più o meno balbettata a memoria che cambia poco o nulla nella e alla nostra vita.

La Trinità è questa esperienza di relazione: un Dio Padre, profondamente Amore e profondamente relazione, un Dio Figlio che ci ha manifestato questo Amore e questo desiderio di relazione, un Dio Spirito che ci permette di viverlo, sperimentarlo e attuarlo, che ci permette, attraverso quella voce interiore che sempre ci accompagna e ci parla, di aderire all’invito di Paolo, «siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace…».

L’augurio che sempre Paolo, alla fine della sua lettera, rivolge al popolo di Corinto, sia realtà tangibile e concreta nel nostro quotidiano, affinché possiamo diventare, anche noi, dispensatori di quell’Amore che Dio non ha mai fatto mancare e continua a non far mancare a ciascuno: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi».

 

Redazione: