“Le differenze non sono a livello di Chiese ma a livello di Stati. I muri non sono delle Chiese ma sono degli Stati”. Lo ha detto ieri mattina il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e del Ccee, rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva quanto fosse profondo il fossato tra le Chiese europee dell’Est e dell’Ovest rispetto alla questione migratoria. “I vescovi di tutti i Paesi europei – ha detto Bagnasco – sono vescovi della Chiesa cattolica, pertanto fanno riferimento al Vangelo, ai principi della tradizione della dottrina cattolica e al continuo magistero del Santo Padre che è chiaro per tutti. Questi sono i criteri ispiratori e non possono essere che questi”. Ieri mattina, la presidenza del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) si è incontrata con papa Francesco e il cardinale ha raccontato ai giornalisti che con lui “si è parlato di accoglienza e d’integrazione”, ribadendo: “Accoglienza e integrazione. È questa la via, il criterio di comportamento della comunità cristiana e dell’episcopato della Chiesa cattolica. Queste due parole devono essere tradotte, fatte carne nelle situazioni concrete che sono evidentemente differenziate nei diversi Paesi del continente”. In Italia, per esempio, “queste due parole sono valide per tutti i cattolici, i cristiani e spero anche per le persone di buona volontà e si cercano di tradurre in un certo modo, a seconda della configurazione del nostro Paese, della sua storia. E così fanno gli altri Paesi in condizioni diversificate”. E a proposito della questione migratoria in Europa, mons. Duarte da Cunha, segretario generale del Ccee, ha dato l’annuncio ai giornalisti che il 22 settembre Papa Francesco incontrerà a Roma i direttori delle pastorali dei migranti delle Conferenze episcopali d’Europa.
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Le parole del cardinale suonano liberatorie dei fantasmi neri e repulsivi che si muovono nelle città e contrade della penisola, forniscono un indirizzo e una certezza di comportamento nel clima di avventura e disordine di cui ci si compiacel talchè la Chiesa tutta non sempre è in grado di essere coerente con il proprio "mestiere"
Annunciare Gesù Cristo e riconoscerlo nel volto di ogni immigrato . E' facile infatti lasciarsi trascinare dimenticando che si può e si deve fare senza aspettare la controprova che aiuta al riconoscimento di potersi spendere in quegli atti di amore che consentono di afferrare "la verità sull'uomo" .