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Emergenza freddo: agricoltura e allevamento in ginocchio

Di Giovanna Pasqualin Traversa

Dopo una breve tregua torna l’ondata di freddo e maltempo che per diversi giorni ha imperversato sull’Italia stringendo in una morsa di gelo soprattutto il centro sud, falcidiando i raccolti e ostacolando i trasporti dei prodotti sopravvissuti a neve e grandinate. Mentre si contano i danni per l’agricoltura e il comparto zootecnico, in particolare in aree non attrezzate né preparate all’emergenza gelo ma che producono il 61% degli ortaggi e il 97% degli agrumi nazionali, si tenta di correre ai ripari. Situazione drammatica nelle zone colpite dal terremoto dove è emergenza nell’emergenza. La Confederazione italiana agricoltori (Cia) parla già di

oltre 700 milioni di euro – tra danni alle produzioni e alle strutture, e mancata commercializzazione – ma si tratta di stime provvisorie.

Almeno 10mila aziende. Per Coldiretti, in Puglia, Basilicata, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna sono almeno diecimila le aziende in difficoltà, sia per l’allevamento sia nella produzione di ortaggi invernali prossimi alla raccolta (carciofi, rape, cavolfiori, cicorie, finocchi). Solo in Puglia, l’area più colpita, una prima stima del danno supera al momento i 110 milioni di euro tra verdure, arance e mandarini distrutti dal gelo; crollo della produzione di latte del 30%; tendoni di uva da tavola, capannoni e serre che hanno ceduto sotto il peso della neve con conseguenze anche nel lungo periodo. Nella regione è corsa contro il tempo per raccogliere gli agrumi salvati e metterli al riparo da neve e grandine. Danni intorno ai 100 milioni di euro anche in Campania, dove, spiega il presidente regionale di Confagricoltura Rosario Rago, “Avellino e Benevento sono le province più colpite”, ma in tutte le regioni c’è il rischio concreto di “un’onda lunga” che inciderà pesantemente sulle produzioni primaverili.

Intanto, con la nuova allerta meteo, gli agricoltori Coldiretti hanno mobilitato i trattori attrezzati come spalaneve e spandiconcime per pulire le strade e distribuire il sale antigelo. “È necessario – spiega il presidente nazionale Roberto Moncalvo – evitare l’isolamento delle strade di campagna, sia per consentire le forniture quotidiane del latte che deve essere munto tutti i giorni, sia per rifornire i mercati di ortaggi”.

Urgenti i ripari per gli animali. Ma il gelo ha colpito anche gli animali: solo in provincia di Taranto si contano 270 capi di bestiame morti tra pecore, bovini, vitelli e agnelli. Nelle aree terremotate la produzione di latte è crollata fino al 50% e si registra un forte aumento degli aborti per lo stress termico cui sono sottoposti gli animali. Ad oggi, stima Coldiretti, è stato realizzato appena il 15% delle strutture di protezione previste, anche se è in corso un’accelerazione “grazie all’ordinanza ‘azzeraburocrazia’” che autorizza gli allevatori “a comprare direttamente tutto ciò che serve” a fronte del previsto rimborso pubblico totale. Per Moncalvo, il settore deve essere sostenuto concretamente “per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento”. Tra Marche, Umbria e Lazio, aggiunge Dino Scanavino, presidente di Cia,

“servono urgentemente 500 ripari provvisori per gli animali”.

No alle speculazioni. Insieme agli agricoltori rischiano di pagare il conto dell’emergenza freddo anche i consumatori con prezzi più che triplicati per effetto delle speculazioni anche se, avvertono il presidente provinciale e il direttore di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola e Roberto Palù, prodotti come mele, pere e kiwi, “sono stati raccolti da tempo e non sono giustificabili rincari, mentre rialzi alla produzione dovuti all’aumento dei costi di riscaldamento delle serre non possono essere un alibi per speculazioni”.

Stato di calamità e misure di sostegno. Nel Lazio, dove i danni ammontano ad almeno 10 milioni di euro, Coldiretti ha chiesto alla Regione di attivare la procedura per la dichiarazione dello stato di calamità naturale “anche per ottenere accesso agevolato al credito agrario e l’esonero parziale dei contributi previdenziali e assistenziali per gli imprenditori e i loro dipendenti”, si legge in un comunicato dell’associazione. Moncalvo giudica positivamente “l’avvio delle procedure per la dichiarazione dello stato di calamità annunciato dalle regioni e dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina”, anche se, afferma, “il solo Fondo di solidarietà nazionale” non è sufficiente.

Di fronte a un evento eccezionale sono necessari “provvedimenti ad hoc che consentano di erogare sostegni agli agricoltori danneggiati riducendo al minimo la burocrazia”.

Concorda Rago, “anche fosse riconosciuto, non risolverebbe l’emergenza. Non c’è ristoro di quanto perduto: si profilano tempi duri per gli agricoltori”. Nei giorni scorsi, in vista della quarta rata dei contributi autonomi di coltivatori diretti e imprenditori agricoli in scadenza il 16 gennaio, la Cia della Puglia ne ha chiesto al governo la sospensione.

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