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MLAC: Lavoro si, ma quale lavoro?

Lavoro è la parola che quest’estate è tornata più volte in diverse occasioni e contesti a cui ho partecipato, intrecciando così fili di pensiero e riflessioni. Si è parlato e si parla molto di lavoro, il perché ce lo dicono i dati dell’occupazione, dell’economia e la vita delle nostre famiglie… ma quando si dice “lavoro” però cosa si dice?

Lavoro, una parola dai tanti significati o forse, a cui dare significato. Il lavoro cercato, il lavoro che non c’è, il lavoro un diritto, il lavoro pesante, il lavoro che attende la festa che così non si lavora, il lavoro vocazione, il lavoro dignità….

Nel lungomare della nostra città, che si vivacizza di presenze d’estate, campeggia un monumento: staglia sull’azzurro del mare e del cielo una colorata scritta “Lavorare lavorare lavorare preferisco il rumore del mare”. Parafrasi della poesia di Dino Campana che l’autore dell’opera scultorea spiega così: “il lavoro nobilita l’uomo, ma quando il lavoro diventa lavoro & lavoro & lavoro, l’uomo viene schiacciato. E non sempre dal bisogno, ma spesso dall’avidità, dall’invidia, dal desiderio, da finte necessità che ci fanno trascurare i doni più belli”.

Appunto lavoro, lavoro, lavoro… ma quale?

Luigino Bruni, intervenuto a luglio in un incontro promosso dalla pastorale del lavoro in un capannone aziendale, ha annotato che nell’attuale sistema economico, dominato dalla finanza, il lavoro in quanto tale non si vede; i lavoratori poi non hanno voce nei media, e si rileva un’incompetenza sul lavoro da parte di chi invece ne parla nelle istituzioni.

In pratica si parla di lavoro, si decide di lavoro senza sapere di cosa si stia parlando?

Forse del lavoro visto come sfiancamento, dovere e fatica, di Alessandro Pertosa e Lucilio Santoni, che in una sera di mezza estate hanno presentato il loro libro “Maledetta la Repubblica fondata sul lavoro”. Un filosofo e un poeta contro la cultura del lavoro cieco e del consumo. Il lavoro non è un diritto, l’etimologia della parola riconduce allo sfiancamento appunto, e non può esserci un lavoro buono né legato alla vocazione, il lavoro è per produrre dominato dal capitalismo, occorrerebbe distinguere tra lavoro e occupazione. Allora la parola “lavoro” si porterebbe dietro una sorta di maledizione…

“Laudato sia il lavoro” è stato invece il titolo del campo del Movimento Lavoratori di Azione Cattolica (MLAC), dei segretari diocesani, aderenti Mlac e animatori di comunità del Progetto Policoro, che si sono incontrati ad Ariccia a metà agosto. Il lavoro da difendere, dice papa Francesco nella Laudato Si (nn. 124-129), ma “emerge la necessità di una corretta concezione del lavoro” che chiama in causa le relazioni, infatti “qualsiasi forma di lavoro presuppone un’idea sulla relazione che l’essere umano può o deve stabilire con l’altro da sé….  quando nell’essere umano si perde la capacità di contemplare e di rispettare, si creano le condizioni perché il senso del lavoro venga stravolto.” Nei temi del campo si è ricordato il lavoro come esperienza buona per la persona, per la collettività perché è anche fattore di solidarietà, di relazioni e socialità, esperienza di democrazia; un impegno quello del Mlac, ha detto Simona Loperte Segretaria nazionale Mlac, per recuperare orizzonti etici entro cui costruire prospettive di speranza e di impegno per una corretta concezione del lavoro e dare a ognuno una risposta al grido della terra e dell’uomo.

Lavoro… le parole sono importanti e se si svuotano, si svuota il pensiero e anche la realtà. Ora quando dico o ascolto la parola “lavoro”, si aprono orizzonti e fili di pensiero, quando suona la sveglia al mattina e si va al lavoro, ma anche la domenica ascoltando quel “frutto della terra e del lavoro dell’uomo” nell’Eucaristia. Ecco sono arrivata al punto, che allora può essere il punto di partenza, per comprendere il “lavoro”. La persona, soggetto del lavoro, con il suo lavoro collabora alla creazione e al progetto salvifico di Dio, e vive la sua dimensione relazionale con gli altri, con l’Altro, con il mondo… E intanto è settembre e si riprende il lavoro!

Monica Vallorani: