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Argentina: vescovi per bicentenario indipendenza, “è il tempo della fraternità”

Corruzione, narcotraffico e disattenzione nei riguardi dell’ambiente: sono i tre mali presenti nella società argentina identificati dalla Conferenza episcopale argentina nel messaggio “Il Bicentenario della Indipendenza. Tempo d’incontro fraterno per gli argentini”, che in 22 pagine ripercorre la storia e i diversi momenti della vita socio-politica dell’Argentina fino ai nostri giorni, con l’analisi della situazione attuale e le sfide per il futuro. Il documento, reso pubblico oggi, è stato consegnato al presidente della Repubblica, Maurizio Macri, nella residenza presidenziale di Olivos, a Buenos Aires. Il messaggio intende celebrare i 200 anni dal processo d’indipendenza dell’Argentina, che sarà ricordato anche durante l’XI Congresso eucaristico nazionale che si svolgerà dal 16 al 19 giugno a Tucuman. Il documento, composto da un’introduzione e cinque capitoli, “non è una analisi sociologica nè teologica della realtà” ma “una riflessione pastorale”, precisano i vescovi. Nel primo capitolo c’è un excursus storico sul processo che ha portato alla creazione della nazione; nel secondo sono affrontati sette temi legati alla realtà politica, economica e sociale del Paese; nel terzo c’è una riflessione su “alcuni mali che colpiscono i valori sociali e la vita di ogni argentino e che costituiscono un’attentato contro la casa comune”: “Il male principale è il disaccordo che non ci porta a riconoscerci come fratelli – si legge in una nota di presentazione del documento -, seguito dalla corruzione generalizzata, dal narcotraffico e dalla disattenzione nei confronti dell’ambiente”. Il quarto capitolo è centrato sull’educazione, rilevando l’importanza di “un processo educativo che, oltre ad offrire informazione e formazione, formi gli argentini ai valori, li renda capaci di riconoscere le proprie fragilità e sviluppi in ciascuno le virtù civiche che compongono una rete di impegni stabili”. Tra le proposte: “un’educazione umanista, un’educazione alla cultura del lavoro e un’educazione alle virtù civiche di ogni cittadino, quale sia la sua posizione nella società”. L’ultimo capitolo descrive le figure di Maria Antonia de la Paz y Figueroa (Mama Antula) e del Beato José Gabriel del Rosario Brochero, che saranno proclamati, rispettivamente, beata e santo.

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