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Monache Clarisse: celebriamo la solennità dell’Ascensione

DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto sulle letture di domenica 8 Maggio.

E’ bella la Parola che la liturgia ci propone per questa domenica. Le tre letture e il salmo sembrano quasi condensare, riassumere, narrare “l’avventura” di Gesù nella storia, nella vita dell’uomo, narrare la relazione, l’intreccio di vita tra Dio e l’uomo, una relazione e una vita che non hanno termine ma che continuano, oggi, con noi.

Gli Atti degli Apostoli ci parlano «di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo». Raccontano di un Gesù che, dopo la resurrezione, appare ai suoi discepoli, sta in mezzo a loro, siede a tavola con loro, dialoga, consiglia. Raccontano di un Gesù che, infine, «fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi».

Oggi celebriamo proprio la solennità dell’Ascensione: ma non è la festa dell’abbandono, non è la celebrazione del Gesù che se ne va…non è un racconto malinconico quello che l’evangelista Luca, oggi, ci presenta, quasi un ritornare nostalgico a quanto vissuto in precedenza. L’Ascensione è la festa di Gesù che torna al Padre proprio per restare in mezzo a noi! Proprio perché morto e risorto e quindi asceso al Padre che Gesù può farsi vicino, prossimo, compagno di viaggio di ogni uomo e di ogni donna, di ogni tempo e di ogni spazio.

E’ la festa che inaugura il tempo della Chiesa: «Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Non è un semplice passaggio di consegne o l’assegnazione di un compito da eseguire. E’ la chiamata ad essere testimoni, cioè portatori della Buona Notizia di un Dio che ci ama e continua ad operare in questa storia.

Così come hanno fatto i «due uomini in bianche vesti» nei confronti dei discepoli, così siamo chiamati a dire a tutti: «…perché state a guardare il cielo? Questo Gesù che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Gesù stesso ce lo ricorda: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Come scrive l’autore della Lettera agli Ebrei, «manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è degno di fede colui che ha promesso». I discepoli, dopo che Gesù fu elevato al cielo, «tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio»: ci sia sempre in noi il desiderio vivo di riconoscere il Signore che accompagna, senza mai lasciarci, ogni nostro passo, e il bisogno vero di nutrirci e nutrire l’altro dell’unica Parola di verità, di fedeltà, di libertà!

Redazione: