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FOTO Capodanno Unitalsi, a tu per tu con Simona Ciabattoni “Cecé mi ha insegnato ad amare”

Di Simone Incicco e Marco Sprecacé

DIOCESI – L’unitalsi di San Benedetto del Tronto ha donato a capodanno la possibilità agli unitalsiani di festeggiare insieme a tanti amici la mezzanotte dell’ultimo dell’anno.

La giornata di festa è iniziata alle ore 19.00 quando tutti si sono ritrovati presso la struttura del Biancazzurro di San Benedetto del Tronto per la Santa Messa presieduta dall’Assistente Unitalsi SBT Don Vincenzo Catani.
Al termine della celebrazione è seguita una cena conviviale con musica e tanto divertimento fino allo scoccare del brindisi della mezzanotte.
Con l’occasione abbiamo raccolto la testimonianza di Simona Ciabattoni, volontaria Unitalsi.

Simona nel settembre del 2012 decidesti di partire per Lourdes, per quale motivo?
Decisi di partire perche volevo conoscere quell’ambiente, diffidavo fortemente da tutti coloro che raccontavano della bellezza di quel posto, li succedevano cose belle, si riusciva a trovava pace.
Tutto questo era per me inconcepibile, ero lontana dalla fede, erano ormai circa 20 anni che non mettevo piede in una chiesa, dal giorno in cui persi mio fratello di soli 6 anni. Ero in collera con Lui, con “il Capo” come spesso mi capita chiamarlo…poi un amico di famiglia mi chiese per l’ennesima volta se fossi disponibile ad accompagnarlo in questa esperienza. Mi decisi e accettai.
Fu proprio la mia diffidenza, il mio scetticismo a spingermi ad accettare questa proposta. Ero sicura di trovare molti esaltati e megalomani a Lourdes. Il campo della disabilità non era una esperienza sconosciuta, lavoro in un centro d riabilitazione da circa 23 anni, dunque sapevo o almeno credevo di sapere cosa fosse la disabilità.
Trascorsi con tranquillità quei cinque giorni a Lourdes e come ben immaginavo, non ci fu nessun tipo di miracolo. Come succede nelle molte esperienze della vita, capita di conoscere nuove persone, li conobbi CeCe. Scopri per pura casualità che abitava a due passi da casa mia.
Conobbi anche Doriana Mariangela che vivevano alla casa famiglia e i vari volontari che sono con loro da anni, ad esempio Mario detto Galuscia, Corrado, Peppe e molti altri.
Mi sono ritrovata a far parte d questo gruppo senza neanche accorgermene. Il sentirmi accolta, ascoltata, utile agli altri ha, in un certo senso, generato in me un mutamento repentino.
Mentre Cece mi stringeva la mano ed io stringevo la sua, ho sentito la presenza di Dio in mezzo a noi…quel semplice gesto mi ha insegnato a voler bene. In quell’instante ero inspiegabilmente priva di rancore verso Colui che non aveva risparmiato mio fratello. Avvolta da una misericordia inaspettata, da un gesto così semplice quanto profondo, inaspettatamente avevo ritrovato la fede.
Credo che se ci sia stato un miracolo, sia avvenuto proprio in quel momento.
Da quel momento, Cecé diventò il mio punto di riferimento, la mia forza…ora mi manca tantissimo. lui mi ha insegnato ad amare. Prima di andarsene mi disse: ora potete farcela da soli: Quelle parole resteranno sempre vive in me, non le dimenticherò mai.

Perché hai deciso di passare il capodanno con l’UNITALSI?
Mi chiedi per quale motivo decido di passare il capodanno con loro?
Invece c’è una domanda che mi sorge spontanea ed è questa: perché sono stata cieca ed egoista per molti anni? Ho provato a dare una risposta arrivando alla conclusione che, molto probabilmente, non ero ancora pronta, avevo bisogno di tempo, per pensare, per riflettere, per capire…il Signore non ha mai fretta, è sempre pronto ad attendere e ad accoglierci. Ormai non passo un solo il capodanno senza i miei amici dell’Unitalsi, siamo sempre insieme….ormai siamo diventati un gruppo affiatato di amici pronti a giocare e a divertirsi in ogni occasione. Io sono la “clown” del gruppo, quella “matta” che li fa ridere”.
Cosa ti spinge a stare con loro?
Stare con loro mi rende felice, con loro sono serena, anche loro hanno il diritto di divertirsi, di avere degli amici su cui contare, di avere una quotidianità serena, vissuta con gioia e in pienezza, nonostante le loro disabilità fisiche o mentali. Se ognuno dedicasse un po del tempo alle persone in difficoltà il mondo sarebbe davvero migliore… La mia vita è cambata, non so più stare senza aiutare qualcuno, che siano i nostri ragazzi o altri, il mio cuore si è aperto grazie al “Capo” lassù…ho visto il Suo volto nel volto di Cece e degli altri ragazzi. Non mi reputo una santa, anzi tutt’altro, ma sono contenta della nuova persona che sono diventata e spero giorno di riuscire a smuovere il cuore qualcuno che in questo momento è arrabbiato con Dio, proprio come lo ero in passato. Con questi ragazzi passo momenti fantastici che non dimenticherò mai, non perché le occasioni sono speciali ma perché sono con persone speciali che davvero mi stanno facendo crescere. Dio mi ha parlato e lo ha fatto tre anni fa con Cece’.
Ho imparato ad accettare il diverso perché è una ricchezza. Quando Cecé a Roma è stato baciato da Papa Francesco, noi eravamo con lui, dopo un paio di giorni venne nella nostra parrocchia, Cristo Re.
Venne intervistato e a fine intervista gli venne chiesto: Cesare cosa ti manca, cosa vorresti dalla vita? Lui rispose: A me non manca niente, ho tutto. Sono felice di avere una famiglia e degli amici fantastici. Scoppiammo tutti a piangere, mi commuovo anche ora nel ricordare quel momento…
Dio ci parla e spesso siamo ciechi e sordi…però c’è una certezza, Lui non ci abbandona mai. Sa attendere e sarà pronto ad accoglierci in ogni momento della nostra vita”.
Redazione:

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