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Conosciamo i nostri Artisti, A tu per tu con Milena Bernardini

Carlo Gentili ha incontrato l’artista sambenedettese Milena Bernardini per conoscere meglio il rapporto tra l’artista e la sua arte.

Cosa intendi trasmettere con le tue opere?  

Sono da sempre attratta da varie forme artistiche, ognuna interessante con il proprio canale comunicativo. Negli ultimi anni ho deciso di dedicarmi alla pittura, prima da autodidatta e poi iniziando a seguire dei corsi per apprendere le varie tecniche che mi incuriosiscono. La pittura è senza dubbio per me un modo per esprimermi: fin dalla semplice scelta di un colore rispetto ad un altro inizio il mio dialogo con la tela, con me e con gli altri. Parte proprio da questa esigenza il mio percorso artistico, che poi si evolve e matura anche in altre vie, strada facendo. La pittura mi permette di staccarmi dal mondo che mi circonda, di annullare il tempo ed il pensiero soprattutto quando la uso senza filtri e regole tecniche. È meditazione e trasformazione, colma vuoti e mancanze, fisso nella trama pensieri, emozioni, desideri, parti di me che poi riesco a leggere a quadro finito, anche grazie all’interpretazione di coloro che guardano il risultato e che a volte possono cogliere chiavi di lettura non meno interessanti rispetto a quelle personali. Quando dipingo, non manca mai la musica: per me è un elemento fondamentale. Ascolto vari generi anche se prediligo sonorità classiche, etniche ed orientali, che mi trasportano in un viaggio interiore. Non vorrei aggiungere altro, perché per me è molto importante non condizionare più di tanto l’osservatore, preferisco non spiegare tutto, per lasciare libera la fantasia di chi guarda un quadro e far leggere il messaggio in base al suo vissuto.

Quali riferimenti sintetizzano il tuo mondo artistico, tanto da renderlo riconoscibile?

Il mio mondo artistico è come prima cosa caratterizzato dalla ricerca del colore, dalle tonalità vivaci che prediligo, come anche dalla rotondità delle forme e delle linee spesso fluide e mai spigolose. Segni riconoscibili della mia pittura sono anche le sfumature che mi appassionano proprio grazie al colore ad olio che uso più di frequente e che mi permette, con la sua morbidezza, di giocare sulla tela. Inoltre mi caratterizza la varietà delle tematiche e soggetti che propongo, segno della mia curiosità e della voglia di sperimentare. Nella vita di tutti i giorni è importante per me spezzare la routine e lo è anche nell’arte. Non riuscirei mai a dipingere sempre lo stesso soggetto, anche perché a ciascuno di esso è legato un diverso stato d’animo e periodo della mia vita.

Perché  l’Italia, Patria dell’arte, è così disattenta all’arte ed alla cultura? Cosa si potrebbe fare per trasmettere e divulgare al meglio l’arte?

Cercherò di sintetizzare al meglio il mio pensiero in merito, anche se la domanda porta facilmente ad una discussione con mille sfaccettature. E’ veramente un peccato che noi italiani non riusciamo a dare la giusta importanza alle nostre risorse artistiche e culturali. Il nostro  paese ne è pieno, da nord a sud. Dato che le bellezze naturali non mancano di certo, si potrebbe fare del turismo uno dei settori di primaria importanza per il nostro Stato, che sia magari il punto di forza della nostra economia. Temo che tali disattenzioni siano dovute alla mancanza di sensibilità verso ciò che abbiamo, a volte alla mancanza di informazione su ciò che siamo stati. Forse, essendo così spesso circondati da molteplici forme artistiche, tendiamo erroneamente a darle per scontate. Tutte queste cose non possono però essere una giustificazione: dovremmo iniziare ad aprire gli occhi e conservare e valorizzare tutto il nostro bagaglio culturale. Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che abbiamo. Dovremmo valorizzare al meglio il nostro patrimonio, dovremmo cambiare un po’ la nostra mentalità e curare le nostre risorse artistiche. In fondo, questa è la nostra casa, dobbiamo prendercene cura. E perché non cominciare dalle nuove generazioni? Un ruolo molto importante di sensibilizzazione dovrebbe essere svolto di certo dalla scuola, ma anche dalle famiglie. Perché non mostrare ai nostri figli le bellezze artistiche italiane fin da piccoli, magari cominciando dal proprio territorio di residenza? Perché non avvicinare i bambini alla musica classica, all’opera, ad andare nei musei e quant’altro? Qualcosa però sta cambiando, almeno per quello che posso vedere in ambito locale. Sono felice di constatare  che ci sono persone che hanno capito quali sono le nostre risorse e anno dopo anno stanno lavorando per migliorarle e valorizzarle. Questo movimento parte spesso dai nostri antichi borghi, sempre più curati e pubblicizzati grazie alle amministrazioni comunali, le quali mettono a disposizione di associazioni locali e privati incantevoli scorci che vengono valorizzati, soprattutto nella stagione estiva, da eventi artistici quali mostre, concerti, teatro e poesia. Ci stiamo muovendo sulla giusta strada.

I tuoi tuo ricordi  piu’ belli  legati all’arte?

I miei ricordi legati all’arte mi vedono coinvolta sia come spettatrice sia come parte attiva.Nel primo caso, le emozioni legate alle visite effettuate nei musei per ammirare le opere di alcuni grandi artisti sono tracce indelebili. Ma anche le collettive a cui ho partecipato sono caratterizzate da immagini che mi riportano a nuove conoscenze, confronti costruttivi con altri pittori, risate, ma anche impegno, collaborazione e tensioni dovute alle volte in cui mi sono trovata in prima persona a dover organizzare delle esposizioni insieme ad altre artiste. Recente è invece il bellissimo ricordo della mia prima personale di pittura, che si è svolta nel mese di agosto a San Benedetto del Tronto presso la Torre dei Gualtieri. Numerosi sono stati i visitatori: turisti, ma anche amici che mi hanno dimostrato il loro affetto. È stato interessante il dialogo “intimo” e curioso che si è venuto a creare con coloro che si sono soffermati davanti alle mie opere con l’intento di “capire” il messaggio delle stesse. Spero di poter ripetere presto un’esperienza del genere.

Il tuo mondo di fantasia è popolato da …

Penso che la maggior parte degli artisti inizi il proprio percorso per “necessità” personali, per portare il proprio mondo interiore verso l’esterno o per qualunque altro tipo di desiderio legato a delle proprie esigenze. Quando poi l’artista riesce ad integrare il proprio pensiero personale con l’impegno sociale, o più semplicemente a lanciare un messaggio costruttivo per la collettività, questo è un dono. Parlare agli altri attraverso le proprie opere secondo me permette di generare un messaggio ancora più profondo di quello creato con le parole perché tale invito colpisce i canali comunicativi più intimi, quelli del nostro essere, quelli più viscerali e meno cerebrali. Nel mio piccolo ho cercato di lanciare un messaggio con la serie di dipinti che ho prodotto questa estate, che avevano per tematica boschi ed alberi. Oltre al significato strettamente personale che hanno questi quadri, volevo porre l’attenzione dell’osservatore sulle bellezze naturali, cercare di sensibilizzare gli altri al rispetto della natura e nel caso specifico dei boschi, che sono una  parte fondamentale della nostra esistenza, e regolano l’equilibrio di tutto l’ecosistema. A tal proposito vorrei citare una poesia degli indiani nativi d’America, che può portare alcuni spunti di riflessione.
“Solo dopo che l’ultimo albero sarà stato abbattuto,
solo dopo che l’ultimo fiume sarà stato avvelenato,
solo dopo che l’ultimo pesce sarà stato catturato.
Soltanto allora scoprirai che il denaro non si mangia.”

Arte e spiritualità nella tua opera: si tratta di spirito religioso o misticismo laico?

Non mi sento molto propensa ad inserire l’arte in uno di questi “concetti”. Un’artista potrebbe avere varie esigenze espressive nel corso del suo percorso artistico. Il mio al momento non è ispirato da spirito religioso, ma è sicuramente un “discorso spirituale” con me stessa perché nasce proprio da questa esigenza che poi trova nuove vie e motivazioni lungo il cammino, come spiegato in precedenza.

Simone Caffarini: