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FOTO Interforze, Vescovo Carlo “Dio perdona il peccato, ma per essere perdonati bisogna convertirsi”

DIOCESI – “Dio perdona il peccato, ma per essere perdonati bisogna convertirsi, dobbiamo essere umili e riconoscere il nostro peccato” ha esordito il Vescovo Carlo Bresciani durante la messa celebrata ieri mattina, Mercoledì 18 marzo, presso la Basilica Cattedrale “Santa Maria della Marina” di San Benedetto in occasione del tradizionale Precetto Pasquale interforze.
Alla cerimonia erano presenti numerosi rappresentanti delle Forze Armate e di Polizia, delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, della Croce Rossa Italiana e di altre realtà istituzionali operanti sul territorio della Diocesi.

La riflessione del Vescovo è poi proseguita soffermandosi sulla figura del corrotto:
“Il corrotto è colui che non ha umiltà di riconoscere il suo peccato e permane nel peccato.
Questo porta molti dolori.
Gesù invita a convertirsi perché il peccato non è solo una dimensione personale ma ha anche dei riflessi nella società, perché il peccato corrompe: i costumi, la fiducia, demotiva, ci porta a non credere nel prossimo.
Bisogna reagire recuperando il senso della giustizia guardando a Dio e imparando da Gesù”.

Il Vescovo ha poi proseguito facendo riferimento alla prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia :“l’Amore di Dio ci accompagna ogni giorno. Il signore ci indica una strada perché ci ama, vuole che la nostra vita nella società sia una vita buona, in cui possiamo avere fiducia gli uni negli altri.
Gesù ci aiuta a cambiare il cuore perché sia più pieno del suo amore.”

Il Vescovo ha concluso augurando a tutti che l’amore di Dio possa raggiungere tutti i cuori perché questi siano pieni d’amore.

Al termine della Liturgia il Comandante del Presidio Militare e della Capitaneria di Porto di San Benedetto del Tronto, Capitano di Fregata Sergio Lo Presti, dopo aver espresso sentimenti di gratitudine a S.E. Reverendissima Monsignor Bresciani per aver officiato la celebrazione, ha rivolto un pensiero particolare ai colleghi che lavorano nei mari tra Lampedusa e il Nord Africa.

Luisa Urbani: