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“Pillole di vita” Paolo guadagnato alla Vita vera dall’incontro con Gesù, non può fare più a meno di mettersi al servizio del Vangelo

Lectio delle Sorelle Clarisse del Monastero Santa Speranza sulle letture di domenica 8 Febbraio

Egli conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome / Risana i cuori affranti e fascia le loro ferite. Egli copre il cielo di nubi, prepara la pioggia per la terra / Provvede il cibo al bestiame, ai piccoli del corvo che gridano a lui (dal Sal 147).
Da questi versetti, che la liturgia di domenica prossima ci propone nel salmo responsoriale, emerge lo stupore del salmista di fronte a un Dio che è lassù nell’alto dei cieli, dove sta seduto sulle nubi a tu per tu con le stelle, ma, nel medesimo tempo, si fa presente quaggiù sulla terra, tra i piccoli e i sofferenti, tenero e delicato come una madre che ha cura della sua creatura.

Possiamo leggere in tutto questo la parabola del Figlio di Dio che, pur essendo in principio il Verbo presso Dio, si è fatto carne e, dice l’ultimo versetto dell’Angelus, “venne ad abitare in mezzo a noi”.
E proprio questa domenica, uscito dalla sinagoga di Cafarnao, lo “vediamo” entrare in una casa, quella di Simone e Andrea, dove, come una persona di famiglia, viene messo a parte della preoccupazione per la malattia della suocera di Simone, che doveva essere un po’ al centro dei loro pensieri, visto che gliene parlano subito.
E Gesù si fa vicino, entra fisicamente in contatto con quella donna sofferente, mano nella mano, per rimetterla in piedi ed ella, subito, non trattiene il dono ricevuto, ma lo mette a servizio dei suoi.
Anche all’apostolo Paolo succede una cosa del genere: guadagnato alla Vita vera dall’incontro con Gesù, non può fare più a meno di mettersi al servizio del Vangelo; egli è come “posseduto” totalmente dal Vangelo, che lo rende capace di farsi tutto per tutti, condividendo la situazione di ciascuno, rendendosi servo di tutti, perché il maggior numero sia “guadagnato” al Vangelo, unica ricompensa ambita dall’apostolo.
L’evangelista Marco, poi, continua nel raccontare quella che, comunemente, viene chiamata la “giornata-tipo” di Gesù, allargando l’angolo della ripresa dall’interno di una casa alle dimensioni del villaggio e, più ancora, a tutto il territorio della Galilea. Così a una donna malata si aggiungono chilometri di umanità sofferente e tormentata, quei “tutti” che cercano Gesù e, quasi, gli si “coagulano” intorno dovunque egli si fermi.
E Gesù, da questa pagina del Vangelo, risponde al grido di Giobbe, non si nega a chi lo cerca: «per questo, infatti sono venuto», per svelare il volto del Padre, quei tratti che Gesù “ripassa” in continuazione, ogni notte, quando nella solitudine, cerca il Padre suo e si perde nei suoi occhi e si accorda al suo respiro e si abbandona al suo abbraccio, inspirando quel soffio di Vita che, giorno dopo giorno, comunicherà agli uomini finché non giungerà l’ora di riconsegnarlo nelle mani del Padre.

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