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I fatti di Gaza all’Aja, un altro muro tra Israele e palestinesi

Di Umberto Sirio

Ha destato non poche perplessità a livello internazionale, l’annuncio della Corte penale internazionale dell’Aja di avere aperto una “inchiesta preliminare” tanto su Israele quanto su alcune fazioni palestinesi per “crimini di guerra” nei territori palestinesi. Attraverso il procuratore capo, Fatou Bensouda, si è appreso che il Tribunale dell’Aja non condurrà un’indagine penale vera e propria, ma esaminerà la consistenza delle denunce palestinesi sulle pesanti perdite civili subite causate dai bombardamenti israeliani durante la guerra di Gaza dell’estate del 2014 (morirono almeno 2.200 palestinesi, in maggioranza civili, di cui 577 bambini e 73 israeliani, in maggioranza soldati; i feriti furono 11mila e centinaia di migliaia di persone furono costrette a sfollare) e sugli insediamenti ebraici nei Territori occupati. L’indagine dovrebbe estendersi anche sulle azioni compiute da Hamas, che controlla la Striscia di Gaza dal 2007 e sul ripetuto lancio di razzi contro i civili israeliani da quartieri a grande densità di popolazione.

Indipendenza e imparzialità.
L’inchiesta – resa possibile dal recente riconoscimento dello Stato palestinese come osservatore all’Onu e, quindi, alla sua ammissione al Tribunale dell’Aja, che formalmente avverrà dal primo aprile – sarà condotta, hanno sostenuto i giudici della Corte penale internazionale, in “piena indipendenza e con imparzialità”. La rassicurazione, però, non ha placato le proteste, innanzitutto di Israele e degli Stati Uniti.

Le reazioni. Evidente l’entusiasmo palestinese, espresso dai giornali, dall’opinione pubblica e da Mustafà Barghouti. “Questo è solo l’inizio”, ha detto, aggiungendo di “prevedere una serie di denunce contro Israele che saranno presentate al Tribunale internazionale da molte organizzazioni per i diritti umani internazionali”. Da contraltare a queste parole, le durissime prese di posizione dello Stato israeliano, attraverso la dichiarazione del premier Benjamin Netanyahu, che ha definito l’iniziativa un “oltraggio”. Poi l’intervento del ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman, che ha affermato: “La stessa Corte che non ha trovato motivo d’intervenire in Siria dove ci sono stati più di 200mila morti, o in Libia o in altri posti, trova appropriato ‘esaminare’ il più morale esercito del mondo in una decisione basata interamente su considerazioni anti-israeliane”. Intanto Israele ha congelato il trasferimento delle tasse previste per l’Autorità nazionale palestinese, oltre 100 milioni di euro, mentre gli Stati Uniti sembra si accingano a congelare circa 400 milioni di dollari come aiuti finanziari all’Autorità palestinese. Il Dipartimento di Stato Usa si è opposto in maniera veemente alla decisione del Tribunale e, attraverso il portavoce Jeff Rathke, ha dichiarato: “Il modo di risolvere le differenze tra le parti è attraverso la negoziazione diretta, non con azioni unilaterali da entrambe le parti”.

Una situazione esplosiva.
L’obiettivo finale dell’azione palestinese di adire la Corte dell’Aja – che è prevedibile accerterà i comportamenti di entrambe le parti – è quello di ritornare alle trattative per un accordo, ma sono in molti a ritenere che le imminenti elezioni israeliane possano bloccare qualsiasi azione diplomatica e rendano di fatto ancora a lungo esplosiva la situazione mediorientale.

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