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Scozia, la famiglia ha perso

“Un’intera generazione di giovani crescerà perdendo di vista il valore unico che un rapporto duraturo tra un uomo e una donna ha per il benessere dei figli e la stabilità della vita famigliare”. Così John Deighan, rappresentante cattolico al Parlamento scozzese, commenta l’entrata in vigore della legislazione che consente alle coppie gay di sposarsi, a chi ha contratto una unione civile di trasformarla in matrimonio, e a persone dello stesso sesso di ottenere il riconoscimento di contratti coniugali sottoscritti all’estero. I primi a beneficiarne sono stati Douglas Pretsell e Peter Gloster che, pochi minuti dopo la mezzanotte di ieri, hanno trasformato la loro unione civile scozzese in matrimonio grazie alla differenza di fuso orario tra l’Australia, dove abitano, e il Regno Unito. Le prime cerimonie vere e proprie inizieranno, però, soltanto il 31 dicembre perché occorrono 15 giorni di preavviso prima che il comune dia il via libera. “Una minoranza della società ha costretto i politici a ridefinire il matrimonio nonostante l’opposizione delle persone”, ha commentato Deighan, riferendosi alle oltre 50mila firme raccolte, in tutta la Scozia, e che sono state opposte, fino all’ultimo momento, dalle due più importanti religioni del Paese, quella cattolica e quella presbiteriana, rappresentata dalla “Church of Scotland”.

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