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Berlusconi rivendica La Lega incassa?

Di Francesco Bonini

Si parla di stabilità, e intanto si profila una nuova campagna elettorale. Certo ci sono in vista altre Regionali. Ma non è questo l’obiettivo, che i cittadini hanno già sonoramente snobbato, anche come atto d’accusa nei confronti di un ente molto discutibile. Non si sa ancora bene se per le elezioni politiche o per quelle presidenziali, ma le mirabolanti promesse fiscali di governo e opposizione lasciano pochi dubbi che si è aperta una campagna elettorale vera. Tanto più che siamo alla vigilia di un nuovo round di tasse (in particolare sulla casa) che continua a picchiare sulla platea dei soliti noti, sempre più confusi, adirati e impoveriti.
Se le dinamiche dell’area del centro-sinistra, intorno al Pd, sono abbastanza ben decifrabili, la vera incognita è legata agli altri spezzoni di un sistema politico ancora scosso dal trauma del 2013. È oramai posta in tutta la sua evidenza la questione della tenuta del contenitore grillino. È posta in Parlamento, cosa non indifferente, in vista delle elezioni presidenziali e dei numeri che sostengono il governo al Senato. Ma è posta anche nel Paese. Dove potrebbero rifluire questi otto milioni di voti, oltre che nell’astensione? Oltre che a sinistra e al Pd una parte di quei voti certamente potrebbe tornare nell’alveo del centro-destra. Prospettiva che enfatizza l’altro interrogativo, sulla ristrutturazione di uno spazio in cui Berlusconi continua a rivendicare una leadership, che si vuole baricentrica tra quel pezzo di centrodestra che partecipa al governo e l’alleanza Lega–Fratelli d’Italia, che non teme di autodefinirsi facendo riferimento alla categoria del populismo, come interprete di proteste, timori e rivendicazioni.
In realtà il movimento del premier in un primo tempo sembrava avere eroso lo stesso spazio post-berlusconiano, sul quale visibilmente punta come bacino elettorale.
Tutto è dunque in movimento e molto dipenderà anche dal sistema elettorale che sarà adottato alla fine di un percorso che resta ancora assai nebuloso. In realtà il sistema oggi teoricamente in vigore alla luce della famosa sentenza della Corte costituzionale, ovvero un proporzionale selettivo, non è molto lontano da quello di non poche democrazie che funzionano molto bene, senza rincorrere necessariamente la via della semplificazione maggioritaria.
Per questo le elezioni presidenziali, che presumibilmente precederanno le politiche, saranno un passaggio molto indicativo e non meno delicato. Tutti i contenitori oggi in Parlamento sono frammentati. D’altra parte non ci si può permettere uno stallo prolungato di fronte non solo all’opinione pubblica nazionale, ma i paesi dell’Unione e del G20, di cui facciamo parte a pieno titolo. E nemmeno una scelta di basso profilo. In realtà è proprio un problema di qualità quello che sta al fondo di tutti gli interrogativi di questo passaggio politico. Attori deboli portano a toni troppo alti in un gioco urlato a somma zero. Un peso che non ci possiamo permettere.

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