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VIDEO Dai musulmani di Brescia condanna dell’Isis e solidarietà ai cristiani

Di Don Adriano Bianchi

Il Papa invoca e prega. Ancora una volta, durante il recente viaggio in Albania, Francesco ha incontrato i rappresentanti delle religioni. “Nessuno – ha detto – pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e sopraffazione! Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti”. Forte e ancor più decisa dell’invocazione, la preghiera per la pace. E noi? Sapremo dare segni e dire parole adatte a questa nuova sfida della storia? Le opinioni su ciò che accade si sprecano nei media. C’è di tutto: dal buonismo irenista alla rediviva spinta alla crociata contro l’Islam. Il fatto è che buoni cristiani e ferventi musulmani oggi vivono fianco a fianco nelle nostre città ed è giusto che non restino semplici spettatori delle macrologiche geopolitiche senza alzare voce. A Brescia è maturato in questi giorni un segno: i responsabili dei centri e delle associazioni islamiche hanno chiesto di incontrare il vescovo Luciano per esprimere la loro solidarietà di credenti in Dio per le persecuzioni subite dai cristiani in Iraq e per dire forte la loro condanna all’Isis.

Come cristiani avevamo già capito che ciò che sta accadendo in Medio Oriente non ha nulla a che fare con la fede islamica, ma che il popolo dei musulmani che vive a Brescia senta la necessità di esprimerlo al rappresentante più alto della Chiesa locale a casa sua è profondamente significativo. Lo è anzitutto perché avviene a livello locale. Non so se la nostra città sia la prima in Italia che vede realizzarsi un incontro di questo tipo, ma troverei estremamente utile che il moltiplicarsi di gesti come questo in ogni città facessero maturare l’idea che la volontà di pace e dialogo tra Islam e Cristianesimo ha ormai radici profonde anche nella sensibilità popolare, nonostante i profeti di sventura. Che il Papa e i capi delle religioni, infatti, denuncino insieme il no alla violenza e all’uso del nome di Dio per fare la guerra è importantissimo, ma potrebbe suonare scontato e dovuto. Che questa invocazione di denuncia e solidarietà, invece, si elevi dal basso, dai quartieri, dalle parrocchie, soprattutto da quegli islamici, ormai nostri concittadini, è l’antidoto più forte per isolare i violenti e i fautori della cultura del terrore. Per noi, poi, è il segno di una maturità sociale, civile e religiosa dell’islam che per tanti era ritenuta insperata. 
Ancor più significativo è il fatto che l’incontro tra monsignor Luciano Monari e le comunità islamiche darà forza a un dialogo interreligioso che si alimenta, come sempre accade, della crescita, della stima e del rispetto tra le persone. Nessuna confusione teologica, nessun “pastrocchio sincretista”, ma un’amicizia che fa compiere passi al dialogo, alla pace e alla convivenza. In questo senso è altresì emblematico il contesto dentro cui è cresciuto questo desiderio d’incontro a Brescia. 
Nei mesi scorsi alcuni centri islamici di città e provincia hanno promosso serate sui temi della famiglia, del maschile e del femminile, come di fatto accaduto in tante parrocchie bresciane. La sfida odierna sui temi dell’umano, che non è né una battaglia cattolica né islamica, ma civile, ha permesso l’esprimersi di una sintonia tra le due religioni per l’alto valore civile e sociale. Una strada aperta che esigerà certo ancora un lungo percorso, oggi però riveste il valore di un segno di speranza. 

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