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Non permettere mai che l’odio e il rancore ti avvelenino l’anima!

Di Antonio Gaspari da Zenit

Ieri ore 12, dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico, papa Francesco ha ricordato la vicenda di Giuseppe e Maria quando vivevano a Nazareth e ancora non abitavano insieme, perché il matrimonio non era compiuto.
Maria accolse con docilità il disegno di Dio di far nascere Gesù da una donna che non conosceva uomo.
Giuseppe amava Maria e non dubitava dei disegni di Dio, ciònonostante rimase sconcertato e decise di ripudiarla in segreto.
Secondo il Vescovo di Roma, ‘con grande dolore e sgomento’ Giuseppe affronta una prova simile a quella di Abramo con il figlio Isacco.
Un prova di fede nei piani del Signore. Giuseppe era saggio, ma voleva ripudiare la sua sposa, finchè il Signore non lo rassicura e gli indica una via di amore e di felicità: “Giuseppe – gli dice – non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20). Per il Pontefice questa parte del Vangelo “ci mostra tutta la grandezza d’animo di san Giuseppe”.
Egli stava seguendo un buon progetto di vita, “ma Dio riservava per lui un altro disegno, una missione più grande”.

Giuseppe – ha spiegato il Papa – era un uomo attento ai messaggi che gli giungevano dal profondo del cuore e dall’alto. Non si è ostinato a perseguire quel suo progetto di vita, non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l’animo, ma è stato pronto a mettersi a disposizione della novità che, in modo sconcertante, gli veniva presentata”. “Era un uomo buono – ha soggiunto il Pontefice – Non odiava, e non ha permesso che il rancore gli avvelenasse l’animo”.

“Ma quante volte a noi l’odio, l’antipatia pure, il rancore ci avvelenano l’anima!” ha osservato papa Francesco, “e questo fa male. Non permetterlo mai”. Giuseppe è un esempio di questo, e in questo modo è diventato “più libero e grande”. “Accettandosi secondo il disegno del Signore, – ha aggiunto il Santo Padre – Giuseppe trova pienamente se stesso, al di là di sé. Questa sua libertà di rinunciare a ciò che è suo, al possesso sulla propria esistenza, e questa sua piena disponibilità interiore alla volontà di Dio, ci interpellano e ci mostrano la via”.

Il Papa ha poi invitato i fedeli a celebrare il Natale contemplando Maria e Giuseppe: “Maria, la donna piena di grazia che ha avuto il coraggio di affidarsi totalmente alla Parola di Dio; Giuseppe, l’uomo fedele e giusto che ha preferito credere al Signore invece di ascoltare le voci del dubbio e dell’orgoglio umano. Con loro, camminiamo insieme verso Betlemme”.

Dopo la recita dell’Angelus, l’attenzione del Pontefice è stata catturata da uno striscione in piazza San Pietro che recava la scritta: “I poveri non possono aspettare”. “Questo – ha detto Bergoglio – mi fa pensare che Gesù è nato in una stalla, non è nato in una casa. Dopo è dovuto fuggire, andare in Egitto per salvare la vita. Alla fine, è tornato a casa sua, a Nazareth. E io penso oggi, anche leggendo quella scritta, a tante famiglie senza casa, sia perché mai l’hanno avuta, sia perché l’hanno persa per tanti motivi”. “Famiglia e casa vanno insieme – ha aggiunto Francesco – è molto difficile portare avanti una famiglia senza abitare in una casa. In questi giorni di Natale, invito tutti – persone, entità sociali, autorità – a fare tutto il possibile perché ogni famiglia possa avere una casa”.

Infine, il Papa ha augurato “a quanti dall’Italia si sono radunati oggi per manifestare il loro impegno sociale”, di dare un contributo “costruttivo” respingendo “le tentazioni dello scontro e della violenza, e seguendo sempre la via del dialogo, difendendo i diritti”. Ha poi concluso: “Auguro a tutti una buona domenica e un Natale di speranza, di giustizia e di fraternità. Buon pranzo e arrivederci!”

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