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Quanto male fanno le chiacchere all’interno di una comunità… La riflessione di Marco Sprecacé

DIOCESI – “Dove c’è Dio non ci sono odio, invidia e gelosia e non ci devono essere quelle chiacchere che uccidono i fratelli“, così affermava Papa Fancesco in una delle sue  omelie quotidiane nella Cappella della Domus Sanctae Marthae . Tuttavia, dopo la breve pausa estiva, il Papa è tornato a ribadire tale concetto, in maniera forte, senza troppi giri di parole, “Quanto male fa la maldicenza dentro e fuori la Chiesa, nelle parrocchie, nelle comunità. Il Cristiano prima di chiaccherare deve mordersi la lingua, così la lingua si gonfia e non può parlare.”

Risulta impossibile non esser toccati da quanto è stato detto. Nessuno può sentirsi estraneo a questo monito, proprio nessuno. Ormai, tra i miei colleghi universitari, che sono “lontani” dalla Chiesa, mi viene posta in modo sempre più frequente questa domanda: Perché nella Chiesa succedono queste cose? Una domanda secca, tagliente che invita alla riflessione. Allora, con molta pazienza e con tutti i miei limiti, provo a dare una risposta, con l’obiettivo di aiutare chi è lontano dalla chiesa, ma soprattutto a far riflettere coloro che ne fanno parte.

Non è sicuramente semplice rispondere, potrei far finta di nulla, lasciar cadere nell’indifferenza questo argomento, infondo, è solo una provocazione…ma non riesco, è più forte di me. E’ consuetudine dire che dove vi è tanto male corrisponde altrettanto bene.Tuttavia nella nostra società, dietro l’angolo, si nasconde sempre  il maligno che ha la capacità di oscurare tutto ciò che c’è  di buono e che porta bei frutti nella nostra Chiesa. Quel maligno, che tutto distrugge,  ha un nome ben preciso,  è la chiacchera.

La dea della lamentela che rischia d’imbruttire le nostre coscienze, annacquando il nostro stato d’animo e che ci impedisce di  far vedere i segni che il Signore ci rivela.      Non ha senso operare all’interno di una parrocchia per una mera gratificazione personale o, peggio ancor, beneficiare di favoritismi. Noi siamo chiamati ad essere Cristiani che si “sporcano le mani”, dobbiamo essere testimoni di fede che operano nella gratuità.  Di conseguenza non possiamo definirci tali, se siamo sempre pronti ad  insinuare l’invidia e l’odio attraverso il pettegolezzo.

Papa Ratzinger paragonava l’uomo alle sculture di  Michelangelo, che era capace di riportare alla luce le sue opere “imprigionate” nel marmo. anche l’uomo riportato alla luce diventa se stesso, attraverso l’ablatio, portar via, eliminare ciò che è inautentico, così anche l’uomo deve prima di tutto accogliere la purificazione attraverso Dio…

Se vogliamo dare un senso alle nostre azioni e ai nostri comportamenti, invece di fomentare futili conflitti che portano solo divisioni, occorre infondere la Fede,dobbiamo avere il coraggio di affidarci a Dio.

Avviciniamoci a Cristo

Così come Michelangelo  eliminava la pietra in eccesso per dare vita ad una grande opera d’arte, così anche l’uomo deve eliminare ciò che è superfluo alla propria vita. Solo così  sarà possibile comprendere i veri insegnamenti che  Gesù ci ha tramandato e ottenere cosi la purificazione di Dio.

Marco Sprecacè: