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Nuovo anno scolastico, al di là degli affanni si riparte con fiducia

Di Alberto Campaleoni

Ricomincia la scuola. Ormai siamo abituati all’avvio scaglionato nelle diverse regioni d’Italia e così succede anche quest’anno. Nel giro di pochi giorni, comunque, tutte le aule dovranno essere piene, con bambine, bambini, ragazze e ragazzi dietro i banchi. Per alcuni è la prima volta ed è facile immaginare la trepidazione loro e dei genitori (soprattutto), all’inizio di un’avventura che segna la vita.
Come comincia il nuovo anno scolastico? Con i guai di sempre per quanto riguarda le nomine del personale. Se i banchi fanno in fretta a riempirsi, le cattedre ci impiegano di più. Uno dei problemi ricorrenti del mondo della scuola è infatti quello della scarsità di docenti in ruolo. E probabilmente non bastano le recentissime assunzioni di 11.200 insegnanti per le quali ha dato il via libera il ministero dell’Economia.
Intendiamoci, si tratta di un piccolo “esercito” di docenti che, nelle intenzioni del ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, dovrebbe garantire l’ordinato avvio delle lezioni in tutte le scuole italiane (tutti i ministri si sono misurati con questo vero e proprio scoglio). Ma per i sindacati le assunzioni sono insufficienti e lo stesso ministro ha già risposto alle critiche ammettendo che, se potesse, immetterebbe in ruolo molti più insegnanti ma al momento questo è quanto si può fare, “viste le norme vigenti e le risorse disponibili”.
Sfogliando il “cahier de doléances”, spunta anche la questione dei dirigenti scolastici, con i concorsi annullati dal giudice amministrativo e la pratica diffusa delle reggenze: molte scuole sono senza dirigente e alcuni “presidi” si trovano a dover sostenere la responsabilità di più istituti. Un’altra pagina “grigia” riguarda gli insegnanti di sostegno, davvero pochi rispetto alle esigenze poste dal numero di alunni con problemi.
Si potrebbe andare avanti. Ma forse vale la pena di guardare oltre i problemi organizzativi, pure importantissimi. Un altro snodo decisivo, infatti, riguarda la sostanza dell’avventura scolastica che è di più di una “liturgia” annuale, di un meccanico ripetersi di appuntamenti, compiti, scadenze… rituali, appunto, ben familiari ai più.
Un’avventura che giustifica la “trepidazione” accennata all’inizio perché è fatta prevalentemente di incontri e relazioni tra persone, tra bambini e tra adulti, variamente intrecciati tra loro. In questo “movimento” si mettono in gioco aspettative, desideri, capacità, sentimenti, entusiasmi. Ci si misura a vicenda, accompagnandosi nella strada non facile del diventare grandi, giovani e meno giovani, ciascuno per la sua parte, in quel dinamismo delle generazioni che sostanzia la “tradizione” di un popolo.
Anche e soprattutto questo è in gioco nella scuola, e allora ogni nuovo inizio diventa una festa e una responsabilità, un’occasione di entusiasmo e speranza per il futuro, ma anche di pensosa riflessione sui “doveri”. In particolare quelli degli adulti (genitori, insegnanti, operatori a vario titolo nella scuola, ma anche amministratori e politici) cui tocca offrire ai più piccoli ambienti adatti e risorse adeguate – strutture e persone, tutto si tiene – perché possano guardare al domani con sguardo fiducioso, decisi a diventarne protagonisti.
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