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Il Papa in favela come “uno di loro”: povero fra i poveri

Di Maria Chiara Biagioni

“Oggi a tutti voi dico: non siete soli, la Chiesa è con voi, il Papa è con voi”. Le parole di Papa Francesco risuonano sul campo di calcio completamente inondato di acqua. Vanno dritte al cuore degli abitanti della favela di Varginha che si trova a Nord di Rio de Janeiro. È voluto venire qui il Papa argentino, è voluto venire nella periferia di questa città per stringere in un unico abbraccio tutti i poveri del mondo.

“Non pensavamo che il Papa venisse qui”. È grande la sorpresa degli abitanti della comunità. La zona è soprannominata “La striscia di Gaza” a causa della forte presenza di criminalità e per l’uso di crack. Sono oltre 700 le favelas che si trovano sul territorio della città carioca, per una popolazione di circa 2 milioni di abitanti. Tantissime se si pensa che Rio de Janeiro ne conta 7 milioni. Sono disseminate praticamente in tutta la città. A Copacabana, per esempio, cuore in questi giorni della Giornata mondiale della gioventù, ce ne sono 5. Quella di Virgihna sorge ai margini di un’immensa fogna a cielo aperto. Sia durante il governo Lula che in quello attuale è stato avviato un programma di “pacificazione” realizzato, però, con un massiccio intervento delle forze armate per la “bonifica” del territorio da ogni forma di violenza e criminalità. Ma gli sforzi – dal punto di vista soprattutto sociale e umano – non hanno prodotto gli effetti sperati. Anche perché – come ha detto il Papa oggi a Varginha – “nessuno sforzo di pacificazione sarà duraturo, non ci saranno armonia e felicità per una società che ignora. Che mette ai margini e che abbandona nella periferia una parte di se stessa”.

La voce della gente. Un cartellone appeso su un palo dà il benvenuto al Pontefice: “Bem vindo a nossa comunidade Papa Francisco”. È dalle cinque della mattina che gli abitanti lo hanno aspettato, pregando e cantando. Erano sette le famiglie sorteggiate per essere visitate dal Papa. Alla fine il Papa è entrato nella casa di Manoel JoséMaria Luisa da Penha. “È stato un momento bellissimo – racconta Maria Luisa -. Io pensavo che non avrei trovato le parole per parlare con Papa Francesco. Eravamo sulla veranda io, mio marito, mia figlia e mia nipote, è stato tutto molto spontaneo e semplice, abbiamo chiesto la benedizione a Papa Francesco, gli abbiamo detto: sia il benvenuto qui, questa è la sua casa, questo è il messaggio che gli abbiamo trasmesso, e lui ci ha dato la benedizione”. “È una grande emozione – aggiunge un’altra signora al suo fianco – che Papa Francesco venga qui a benedire le nostre case. Ci aspettiamo ora che l’attenzione mediatica data da questa visita faccia anche migliorare le nostre condizioni di vita”.

L’impegno della Chiesa. La Chiesa brasiliana è fortemente impegnata sul fronte della lotta alla povertà. A Vargihna, ad esempio, opera la parrocchia São Jerônimo. Ci sono bambini qui che hanno imparato a leggere e scrivere grazie alle loro catechiste. “Il Papa – commenta il parroco Marcio Sergio de Queiroz – ha presa sulla gente per la sua semplicità, per le parole che dice. Lui si sente a casa nelle periferie. Compie gesti e dice parole che ci aiutano a concretizzare la Parola di Dio. Mi sembra che per questa comunità la parola che può riassumere meglio questa sua visita tra noi è solidarietà. La spinta affinché gli uomini riconoscano l’altro come fratello e sorella, si preoccupino per l’altro, gli stiano a fianco nei suoi dolori e nelle sue necessità, possano essere di aiuto”. L’arcidiocesi di Rio de Janeiro ha attivato da tempo una pastorale delle favelas. Il suo lavoro – spiega Jose M. da Rocha – punta a valorizzare l’uomo e la sua dignità e a risolvere i problemi legati alla povertà come le tossicodipendenze, l’abbandono dei minori, le donne sole, la mancanza di lavoro, a essere spesso quell’anello di congiunzione tra la favelas e le autorità pubbliche. “Papa Francesco – aggiunge – rappresenta una speranza per tutti i poveri non solo del nostro Paese ma del mondo intero”. La comunità di Vargihna e la Chiesa di Rio non saranno più le stesse dopo questa visita. Lo dice mons. Luiz Antonio Pereira Lopes, coordinatore della pastoral de favelas. “Noi tutti – dice – aspettavamo con impazienza questa visita. Siamo molto contenti perché significa l’impegno della Chiesa a favore dei più poveri e dei più sofferenti, non solo qui a Rio de Janeiro ma nel mondo intero. Abbiamo bisogno di una Chiesa che sia più vicina ai poveri”.

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