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“Naturalmente c’è soddisfazione per il superamento della soglia delle 600mila firme, il lavoro va avanti e i numeri confermano che c’è un interesse maturo sul tema”. Maria Grazia Colombo, portavoce del Comitato italiano per “Uno di Noi”, la campagna europea per chiedere la tutela giuridica dell’embrione umano, commenta con soddisfazione il risultato odierno attestato a 601.984 firme nei 27 Paesi europei. “Tocchiamo con mano – afferma Colombo – che la questione ‘Uno di Noi’ ha rappresentato non un semplice slogan cui aderire distrattamente, ma ha invece indotto una progressiva presa di coscienza e l’assunzione di una responsabilità crescente in numerose persone. Questo sta avvenendo non solo in ambito cattolico, dove potrebbe essere considerato ‘naturale’, ma anche in ambienti trasversali”. La portavoce del Comitato italiano sottolinea che “Uno di Noi” rappresenta “come una storia in cui il protagonista viene progressivamente messo a fuoco da un numero crescente di persone. È una storia da narrare un poco alla volta, suscitando un interesse appunto di tipo trasversale nelle persone che si avvicinano”. Cita al riguardo le parrocchie, i movimenti e le associazioni, anche gli “esperti” di varia provenienza che “riconoscono questo fatto dell’embrione e aderiscono in maniera convinta”.

Ogni firma è “impegnativa”. Secondo Colombo, a questo punto della campagna si può dire “senza trionfalismi che l’embrione è entrato con simpatia nelle attenzioni e nel linguaggio delle persone, lo constatiamo leggendo articoli e approfondimenti su un numero crescente di giornali e periodici, specie quelli di area cattolica e attenti alle questioni della vita”. “La posizione di simpatia diventa così anche di contenuto – prosegue – e ciò significa che la strada intrapresa è quella buona”. Colombo sottolinea che da qui a ottobre, quando si concluderà la raccolta, “occorrerà esprimere il massimo impegno da parte delle diverse realtà che hanno accettato di farsi carico di questa campagna, a partire dalle organizzazioni laicali che numerose fanno parte del Comitato italiano. Comunque, ciò che si verifica è che ogni firma raccolta diventa il frutto di un dialogo, di un convincimento e costituisce un lavoro che richiede attenzione. Ogni firma è impegnativa”.

Fare il punto su scala europea. Per quanto riguarda le firme fin qui raccolte, si conferma il progressivo risultato in crescita per Paesi come l’Italia (211.456), Polonia (113.828), Ungheria (48.942), Austria (28.899), Spagna (43.663), Francia (40.467), Slovacchia (19.761). Gli altri Paesi hanno risultati di minore consistenza e molti di loro, compresa la Gran Bretagna, stanno al di sotto del 50% della propria soglia minima originariamente richiesta dall’Unione europea per validare la petizione. Per fortuna che al momento attuale è già stato raggiunto e superato uno dei due traguardi minimi fissati, vale a dire il superamento della soglia in almeno sette paesi, cosa avvenuta un paio di settimane fa. Il tempo a disposizione comunque è ancora lungo e il Comitato europeo intende indire un incontro per fare il punto del cammino percorso all’interno di ciascun paese, al quale prenderanno parte i membri di ciascun Comitato nazionale. Tale incontro dovrebbe svolgersi nel mese di luglio, molto probabilmente a Strasburgo.

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