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Investire sulla scuola vale doppio

Di Alberto Campaleoni

Più soldi per la scuola pubblica. Questo il “grido” del ministro Maria Chiara Carrozza, dai microfoni di Radio 24. Un vero e proprio ultimatum il suo, poiché – ha spiegato – in caso non ci fossero “margini per un reinvestimento nella scuola pubblica” sarebbe decisa a “smettere di fare il ministro”.
Negli ultimi anni chi si è succeduto a viale Trastevere ha spesso lamentato scarse risorse per la scuola, salvo poi assistere a una serie di tagli motivati variamente dalle necessità di risparmi per lo Stato. Nessuno si è mai dimesso. Questa volta la posizione del ministro pare particolarmente chiara e ferma.
Segue, tra l’altro, un’altra dichiarazione di qualche giorno prima, sull’importanza di investire nell’edilizia scolastica. “Lo stato e la qualità degli edifici che ospitano le scuole rappresentano – così il ministro Carrozza, scrivendo al padre di due alunni di una scuola di Agrigento , coinvolti, fortunatamente senza danni, nel crollo di un tetto dell’istituto – un indicatore di quanto una comunità crede e investe nel benessere e nel futuro dei ragazzi. Per questo voglio ribadire che l’edilizia scolastica è una priorità del governo e del ministero, e desidero prendere con voi l’impegno che farò quanto possibile perché, dopo anni di tagli e sacrifici in questo settore, si torni di nuovo ad investire”.
Parole sante, verrebbe da dire.
Perché è vero che alla scuola servono più soldi e certamente bisogna partire dalle strutture il cui stato inadeguato è denunciato ogni anno, ad esempio dal rapporto Legambiente. Nel 2012, ad esempio, si segnalava, tra l’altro, come quasi la metà degli edifici scolastici non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d’interventi di manutenzione urgenti. Inoltre, il 32,42% delle strutture si trova in aree a rischio sismico e un 10,67% in aree ad alto rischio idrogeologico.
Bisogna sicuramente attrezzarsi per la scuola digitale – verrebbe da pensare, ricordando le prese di posizione recenti di chi ha preceduto Carrozza – ma prima vengono muri, banchi, sedie e quant’altro possa rendere davvero la scuola “un luogo sicuro” per i nostri figli.
Certo, non basta investire negli edifici. La scuola ha bisogno soprattutto di persone. Buoni insegnanti, ben preparati e soprattutto motivati. Se si riuscisse a recuperare un po’ dell’entusiasmo perso per strada negli ultimi anni si farebbe un buon affare.
Un’ultima nota: scuola pubblica. E qui bisogna anche mettere da parte definitivamente le polemiche datate su scuole statali e non statali.
Il sistema pubblico italiano le prevede entrambe e devono “correre insieme”. Non si può, ad ogni occasione, tornare su pregiudizi che vorrebbero le scuole “paritarie” come antagoniste di quelle statali, un favore ai ricchi. Non è così, con buona pace di chi organizza referendum – leggi il caso di Bologna – nel segno della contrapposizione. Facciamo davvero un patto per la scuola: chiediamo che sia migliore, che lo Stato gli dedichi una parte adeguata di bilancio, che sia per tutti e di qualità. Che promuova in modo adeguato anche le paritarie cui si rivolgono tante famiglie e che – piaccia o no – hanno sostenuto e sostengono il sistema italiano, soprattutto per quanto riguarda la scuola dell’infanzia, ma non solo. Non sono un costo in più, ma una risorsa.

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